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26 gen
Il nuovo anno cinese
di Alessandro Aresu       sezione: Politica globale

Arriva il nuovo anno cinese.  E, per orientarsi, vale la pena di leggere Caijing. Caijing è probabilmente la più autorevole rivista cinese su temi economici e finanziari. Non vorrei cogliere quest’occasione per tessere le lodi dell’inclusività di genere dell’élite cinese, però è inevitabile: mi limito a osservare che così come una donna, Hu Xiaolian, dirige State Administration of Foreign Exchange, è vice-governatore di People’s Bank of China e siede nel board di China Investment Corporation, anche Caijing è diretto da una donna. Si tratta di Hu Shuli, che è stata inclusa nella lista dei Top 100 Public Intellectuals di Foreign Policy (che dà un notevole spazio alla Cina, sia con voci governative sia con voci critiche, come Wang Hui o Minxin Pei, vi ricordo che invece noi piazziamo Eco e Riotta).

Caijing festeggia il nuovo anno da par suo, con uno speciale sulle prospettive per il 2009. Tra gli altri, è interessante l’articolo sulle riforme dell’imperfetto sistema giudiziario. Ma soprattutto, se avete un po’ di tempo, vi consiglio di leggere con attenzione il lungo reportage in tre parti (che comincia con quest’introduzione) sul viaggio di ritorno a casa dei 130 milioni di lavoratori migranti dalle zone rurali alle zone urbane. La crisi finanziaria ha reso molto più lontano il sogno di un’elevazione repentina dalla povertà, e proprio in quest’occasione, è possibile analizzare le storie di quello che – se la situazione dovesse peggiorare – potrebbe diventare uno dei grandi drammi della storia recente della Cina. Banalmente, il ritorno a casa per l’anno nuovo – che, nella cultura cinese, dovrebbe rappresentare un’occasione di festa e di ritrovo in famiglia – potrebbe trasformarsi in un ritorno a casa definitivo per milioni di lavoratori che, realisticamente, non possono riconvertirsi all’improvviso a un’economia contadina. L’altra faccia del dinamismo della società cinese è quindi Han Lei, il padre di famiglia di 25 anni che, dopo essere stato licenziato per via della crisi, passa la maggior parte del suo tempo a giocare a poker e si chiede “Cos’altro potrei fare?”

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