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24 gen
Una start-up ha raggiunto la Casa Bianca
di Raffaele Mauro       sezione: Politica globale

Da un punto di vista economico, l’avventura di Obama è stata una vera e propria “start up” politica. I capitali sono fluiti dove erano presenti le idee, il team e gli strumenti di azione più innovativi. L’elemento finanziario è stato fondamentale: quella del 2008 è stata la campagna elettorale più costosa della storia dell’umanità. La capacità del nuovo presidente americano di catalizzare supporto, attenzione, denaro, volontari – pur non essendo un “insider” – è stata decisiva per la vittoria. Il sistema sociale americano, l’intelligenza collettiva dei milioni di micro-donatori, ha reagito come un buon venture capitalist, allocando le risorse economiche verso la destinazione che, in base alle informazioni disponibili, presentava il potenziale produttivo più elevato.

Come sostiene Giuliano da Empoli nel suo libro “Obama – La politica nell’era di Facebook” (Marsilio, 2008), tra lui e gli altri candidati intercorre la stessa differenza che è presente tra la Apple e la General Motors o tra Wikipedia e l’Enciclopedia Britannica. Il politico americano ha sfruttato appieno le potenzialità di internet, stimolando la discussione e l’auto-organizzazione tra i suoi sostenitori tramite i social network e gli strumenti collaborativi on-line. In particolare, è riuscito a portare il “virtuale” nel “reale”, costruendo comunità di supporto in ogni zona del territorio americano, affiancando ad esse una intesa attività di training sulle tecniche di mobilitazione sociale. La macchina organizzativa di Obama, come un’azienda di successo della new economy, è stata più innovativa e, soprattutto, più rapida nel cogliere le tendenze sociali ed economiche del mondo contemporaneo

Il sistema istituzionale degli Stati Uniti, non privo di difetti ed ora minacciato da una crisi epocale, ha raccolto la sfida. Un contesto aperto al mutamento, forse l’unico in un outsider come Obama abbia la possibilità di prosperare, è stato fondamentale. Infatti, un tasso di innovazione economica e culturale molto elevato riduce gli effetti del passato sul presente, aprendo costantemente “nuove nicchie” in cui individui e gruppi brillanti possono inserirsi, scardinando rendite di posizione consolidate. Questo permette al sistema sociale di imparare, adattarsi ed evolvere.
Viviamo, nel bene e nel male, in un momento storico importante, nel quale il nuovo presidente americano giocherà un ruolo fondamentale. Nei prossimi anni vedremo se la “start-up Obama” riuscirà a compiere la sua missione e se manterrà il livello di innovazione, creatività e capacità di contagio che l’ha caratterizzata fino ad ora.

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