Il 2009 sarà un anno decisivo per le sorti politiche della Germania. Quattro anni fa, il crollo dei consensi dei due maggiori partiti, SPD e CDU, al 36 % e 29 % aveva portato Muntefering e la Merkel a costruire una Grande Coalizione. Sul finire di quest’esperienza la situazione non affatto migliorata, anzi. La crisi economica ha messo in crisi l’economia tedesca, in particolare il settore dell’automobile, e portato il numero di disoccupati a 3,5 milioni pari all’8, 3 % della forza lavoro, circa un punto percentuale in più di sei mesi fa.
A fronte di questa situazione economica in piena recessione, malgrado l’ambizioso piano di misure anticicliche presentato dal governo pari a 50 miliardi di euro e una garanzia al credito per le imprese sino a 100 miliardi, la coalizione di governo non riesce a uscire dall’impasse e pensa sempre più ai prossimi appuntamenti elettorali. Quest’anno infatti non vi saranno soltanto le elezioni europee, come negli altri 27 paesi, ma anche otto importanti elezioni locali, cinque elezioni regionali e le elezioni nazionali in settembre. Una campagna elettorale permanente che di certo non facilita l’azione di governo.
Nel frattempo le forze minori si stanno riorganizzando per rafforzare il proprio consenso elettorale. I verdi, da sempre molto ascoltati in Germania, aspirano a ritornare forza di governo. In questi quattro anni molte delle loro politiche sono state ascoltate dalla Cancelliera Merkel, la quale si è battuta per la promozione del Pacchetto Energia-Ambiente durante la sua presidenza del Consiglio Europeo. È probabile che siano indispensabile in qualsiasi ipotesi di alleanza i due partiti maggiori vogliano costruire se si abbandonasse l’esperimento della Grande Coalizione. Anche i liberali, forti del successo elettorale nelle scorse consultazioni vorrebbero assumere un ruolo simile a quello dei verdi. In Germania si parla perciò molto dell’eventualità di costruire un governo “Giamaica” (Verde ambientalista, Giallo liberale e Nero cristiano-democratico) o “Semaforo” (Verde Giallo e Rosso, con i Socialdemocratici al posto della CDU).
Tutte queste suggestioni derivano dal fatto che la SPD è sempre più insofferente al brillare della stella di Angela Merkel a livello internazionale e stentano tuttora a trovare una leadership. Negli ultimi quattro anni, dopo l’abbandono di Gerard Schroeder, hanno cambiato quattro segretari, dividendosi principalmente su un tema. Quale fosse la strategia più efficace per manifestare le proprie differenze dalla Cancelliera, pur sostenendo il governo, arginando così l’avanzata della Linke, ovvero la Sinistra. Questo nuovo partito nato dall’unione di ex-comunisti e socialdemocratici dissidenti con la linea centrista è diventata ormai la terza forza nel paese (11%). Pur negando ogni eventualità di alleanze con la sinistra radicale, a livello locale la SPD ha coinvolto tale forza in alcune amministrazioni, smentendo la linea della segreteria centrale.
La Sinistra è particolarmente critica nei confronti del governo e sulle sue vocazioni europeiste, simboleggiate dal Trattato di Lisbona. Per questo ha sottoposto alla Corte Costituzionale Federale un ricorso per esaminare la compatibilità costituzionale del testo. A supporto delle proprie tesi, la Linke lamenta una mancanza di garanzie sociali nel testo. Per motivi opposti, anche alcuni politici della destra conservatrice bavarese cristiano-sociale additano il trattato come una lesione della sovranità nazionale tedesca. Su questo punto la Corte potrebbe riflettere se esprimere le proprie perplessità, poiché il testo garantirebbe un trasferimento di poteri della Corte stessa a quella del Lussemburgo. Una questione complicata, in questi giorni sotto esame della corte. Il tema sembra passare inosservato ai più, ma già in passato la Corte Costituzionale tedesca aveva intralciato l’adozione parlamentare del trattato di Maastricht. L’Europa si sveglierà presto colpita al cuore?









