No, non storcete il naso di fronte a questo accostamento apparentemente azzardato tra il grande padre fondatore dell’Europa unita ed il famoso ex-calciatore già icona transalpina e della Juventus negli anni ’80. Certo, ne hanno parlato quasi esclusivamente i quotidiani sportivi e può sembrare strano occuparsene su un sito prevalentemente dedicato alla politica internazionale. Però due giorni fa Michel Platini, oggi presidente della UEFA, è stato ospite del Parlamento Europeo a Bruxelles, dove di fronte agli europarlamentari ed accompagnato dal presidente del PE Poettering ha pronunciato un discorso di altissimo profilo e di grande spessore politico e culturale. Un discorso da grande europeista, reso ancor più importante perchè non proveniente dalla retorica degli ambienti politici o diplomatici, quindi ancora più inatteso.
No, non stiamo scherzando. Ovviamente il tema centrale del discorso di Platini era il calcio, ma lo sfondo del messaggio è stato più ampio, motivo per cui vale la pena occuparsene aldilà degli aspetti sportivi. Le parole del campione francese sono state chiare. Il calcio ha bisogno di nuove regole per sopravvivere alla catastrofe della crisi economica sopravanzante, ma soprattutto per porre rimedio alla sua perdita di moralità dovuta alle spese folli delle grandi squadre, che in questi anni hanno sfiorato il parossismo in più di una circostanza. Prima e più importante fra tutte le regole, l’introduzione di un tetto salariale per i club professionistici da calcolare su una percentuale (da definire) relativa agli introiti sportivi diretti e indiretti delle società. Queste regole, e qui sta il punto, devono valere a livello europeo e devono essere varate con il contributo fondamentale delle istituzioni comunitarie. Qui nasce il ripetuto ed accorato appello all’Europa rivolto da Platini. Un appello non casuale, ma che si basa su alcune iniziative già promosse in sede europea in questi anni, dal report dell’europarlamentare belga Ivo Belet al Libro Bianco sullo sport presentato dalla Commissione Europea nel 2007, senza dimenticare l’articolo che il Trattato costituzionale bocciato dai referendum franco-olandesi del 2005 dedicava proprio al pieno riconoscimento giuridico del valore particolare dello sport all’interno del modello sociale europeo. Questa insistenza sulla necessità di nuove regole è senza dubbio uno dei meriti più importanti del discorso di Platini. Perchè il funzionamento delle regole nel calcio, visto da una prospettiva più ampia, è uno specchio fedele del modo più generale del loro funzionamento all’interno della vita economica e sociale di una collettività, come ha mostrato recentemente Tito Boeri in riferimento al caso italiano. E non è un caso che proprio sulla base di questa intuizione l’allora commissario straordinario della FIGC Guido Rossi nell’estate del 2006 coinvolse l’Autorità garante della concorrenza e del mercato nel tentativo di scrivere insieme le nuove leggi del calcio italiano, dopo lo scandalo di Calciopoli. L’appello di Platini ad una maggiore regolazione finanziaria dell’universo del calcio professionistico può essere letto quindi come auspicio per quella definizione di nuove regole per la finanza globale che tutti attendono dal G20 del prossimo 2 aprile, ed in cui l’Europa sarà chiamata a fare la sua parte. Intanto, dopo la conversione europeista di Sarkozy, la Francia sembra aver trovato un altro valido ed inaspettato paladino della causa europea.










One Response to “Da Monnet a Platini”
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