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05 feb
Nato o non Nato
di Matteo Scurati       sezione: Politica globale

La Nato non è l’Europa, tuttavia i meriti nei confronti del Vecchio continente sono molteplici. Primo, la Nato ha permesso – e tutt’ora permette – una costante integrazione di mezzi, standard, procedure. Privata da questo vincolo, la situazione attuale delle difese di ciascun Stato europeo corrisponderebbe a molti dialetti incomunicabili fra loro. Secondo, a differenza della UEO (Unione dell’Europa Occidentale), fondata nel 1948 e tramontata de facto con il Trattato di Nizza del 2001 senza mai realmente funzionare, la Nato è l’unica vera alleanza in grado di far rispettare l’obbligo alla Difesa Collettiva qualora uno dei suoi membri venga attaccato.

La Francia uscì dalla Nato nel corso del 1966, con l’obiettivo dichiarato di portare avanti una politica autonoma di armamenti nucleari. Come è ovvio che sia, questa motivazione oggi viene meno. Finita la guerra fredda, l’uso di testate nucleare a fini strategici s’è rivelato più un deterrente che una reale minaccia. Lo stesso uso di testate tattiche – ad esempio in un teatro di guerra come quello afghano – ha suscitato perplessità persino negli ambienti vicini all’amministrazione Bush, di solito fantasiosi nell’immaginare l’utilizzo d’armi più o meno convenzionali: un conto, infatti, attaccare con questo tipo d’arma una divisione d’artiglieria ben definita, un altro bombardare a casaccio le alture afghane con la speranza d’uccidere quanti più Taliban possibili. Terminata – lo si spera – l’euforia atomica, la Francia decide, con ogni probabilità, di rientrare a far parte dell’Alleanza Atlantica. L’articolo a firma comune Merkel – Sarkozy pare esserne la prova.

È questo un bene? Sì, nella misura in cui la Francia torna a dialogare, su questo fronte, con il resto del continente. È questa l’Europa? No. La Nato non corrisponde in alcun modo a quanto immaginato dopo Nizza. Certo, si ribadì allora la centralità dell’Alleanza Atlantica ai fini della Difesa Comune, ma non è un caso che fin  dalla Prima Parte, Titolo V, Capo II, art. 42 del Trattato UE  firmato nel 2004 è detto:  “La politica di sicurezza e di difesa comune comprende la graduale definizione di una politica di difesa comune dell’Unione”. Se su questo punto alcuna decisione è stata presa – limitando così il compimento del secondo pilastro dell’Unione, la PESC (Politica Europea per la Sicurezza Comune) – è facile rintracciare lo scheletro nell’armadio  dell’ingombrante Alleanza Atlantica.

Procediamo per punti.

1.    La Nato non può esprimere, per definizione, una politica estera europea che possa definirsi realmente tale. La Nato è il frutto del compromesso – poco, in realtà – con i lontani Stati Uniti, tradizionalmente più capaci di noi ad operare in vista dei propri interessi (prescindendo persino dall’elezione di nuovi presidenti). Se l’Alleanza Atlantica ha ancora un senso e perché l’Europa è considerata ancora come un soggetto privo d’autonomia.
2.    La Nato oggi è in crisi d’identità – da ripensare, terminata la guerra fredda; e ripensata fino ad ora allargandosi ai vecchi nemici del Patto di Varsavia – tanto più dopo l’uso disastroso fatto della passata amministrazione Bush (del resto, ben felice di farne a meno imbarcandosi nella guerra al terrore salvo poi chiederne l’aiuto a uova rotte).
3.    La Nato non corrisponde certo al sogno d’un esercito comune europeo. Due motivazioni corrono in questo senso. La prima riguarda un utilizzo d’uno strumento strategico utile e comune rispetto una politica estera comunitaria. La seconda si rivolge ai vantaggi economici e al risparmio di spesa che un esercito europeo potrebbe comportare. La Nato, d’altronde, per quanto corrisponda ad una integrazione è, al massimo, una somma matematica di forze.

È ovvio, un esercito comune è un’utopia vecchia spesso citata a sproposito. Probabilmente è ancora più utopistico che singoli stati europei tutt’ora coltivino la presenza di eserciti nazionali, forse in grado di difendere i confini nazionali ma certo non capaci di fronteggiare sfide globali. Ma, come per altre questioni, anche in questo caso l’Europa appare più bambina di quanto i suoi anni potrebbero far immaginare.

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