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06 mar
Aspettando le elezioni europee: qui Londra
di Matteo Minchio       sezione: Politica globale

La crisi economica ha seriamente colpito la Gran Bretagna. Un’economia che viaggiava due anni fa a più del 3% di crescita economica quest’anno si contrarrà di circa un punto. Il mito della Cool Britannia di blairiana memoria è tramontato ormai. Il livello di disoccupazione è arrivato al 6,3%, circa 1,9 milioni di persone di cui circa 290.000 rimasti senza lavoro nell’ultimo anno. L’Europa di Schengen è già sul banco degli imputati, come dimostrano gli scioperi contro la Total, la quale aveva incaricato una società italiana della gestione di un suo impianto britannico. La Sterlina ha perso il suo ruolo di moneta rifugio e raggiunto il livello più basso da trenta anni, arrivando a essere valutata 1,12 euro, circa il 40% in meno di un anno fa.

La svalutazione è legata al largo utilizzo delle riserve di moneta che hanno permesso le nazionalizzazioni operate dal Premier Britannico Gordon Brown per salvare le banche, come la Royal Bank of Scotland. Nonostante un decennio glorioso trascorso al Ministero dell’Economia, il Premier britannico si trova ora con una crisi economica dell’intero sistema produttivo ed finanziario britannico. Anche per questo motivo forse, malgrado siano già passati 4 anni dall’inizio della legislatura nessuna data è stata fissata per le prossime elezioni politiche, per il rischio che un nuovo inquilino venga ad abitare a 10 Downing Street.

Malgrado ciò, la Gran Bretagna si avvia verso le elezioni europee e lo fa con una maggioranza della popolazione prevalentemente euro-scettica (62%). Sembra quindi che la Gran Bretagna per ora preferisca naufragare invece che realisticamente aggrapparsi all’Europa come un’ancora di salvezza per salvare l’economia. È questo forse il senso della proposta avanzata sulle pagine dell’Observer dall’intellettuale Will Hutton riguardante l’ipotesi di ingresso della Sterlina nell’Euro, essendo ormai soddisfatti i cinque criteri imposti dieci anni fa da Gordon Brown per l’adesione alla moneta unica. La proposta è stata sbeffeggiata da molti giornali come una questione di lesa maestà e questo dimostra come in Gran Bretagna, a trenta anni dall’avvento di Margaret Thatcher, l’Europa sia ancora una questione ideologica. I partiti nazionali ne prendono atto e si muovono su tre linee ben precise: euro-scettici, euro-realisti, europeisti.

A destra il partito conservatore di David Cameron promette di lasciare il PPE giudicato troppo europeista e fondare col Movimento per la Riforma Europea un nuovo gruppo parlamentare euro-scettico. Al centro, i liberal democratici guidati da Nick Clegg, già euro-funzionario e parlamentare europeo, propongono il loro capogruppo a Strasburgo, Graham Watson, come prossimo presidente del Parlamento, ponendo l’Europa come punto essenziale del loro manifesto politico. È evidente che in questa prossima campagna il dibattito sarà serrato. Entrambi i leader dell’opposizione sono poco più che quarantenni e sono giunti alla leadership del proprio partito da qualche anno (2005 per Cameron, 2007 per Clegg). Il terzo uomo che potrebbe celarsi dietro al Premier Brown è un loro coetaneo, il Ministro degli Esteri David Miliband, quarantatreenne e probabile successore di Brown alla testa del Labour qualora il partito perdesse le prossime elezioni nazionali. In tal caso la sinistra britannica sceglierebbe nettamente la linea europeista, visto il curriculum internazionale d’eccellenza del giovane ministro.

Secondo i sondaggi del Guardian la vittoria andrà certamente ai conservatori i quali, grazie alla loro svolta euro-scettica, conquisterebbero parte degli elettori dell’Indipendent Party (ora con 8 deputati a Strasburgo) e parte dei seggi laburisti (in crisi di consenso). Una loro vittoria netta si ripercuoterebbe sugli equilibri del Parlamento perché darebbe concretezza al progetto di scissione dei Conservatori dai Popolari del PPE. Una svolta politica nel partito di maggioranza a Westminster si impone qualora non si voglia archiviare la stagione della sinistra al potere e catalogare Gordon Brown come un nuovo Callaghan, per il momento, l’unico Premier non eletto della storia britannica.

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One Response to “Aspettando le elezioni europee: qui Londra”

Londra e’ stata e restera’ sempre grande. di alti e bassi in passato ce ne sono stati. adesso che veniamo da due anni di recessione il futuro non puo’ che essere roseo.

LLL (long live london)

maggio 29th, 2010