“L’Europa non è un attore globale. Attori della scena internazionale sono gli Stati, le grandi corporations e le mafie. L’Europa non è nessuna di queste tre cose, quindi non è un attore“. Questa è la frase provocatoria con cui Lucio Caracciolo ha aperto il suo intervento al seminario “Italia-Europa: la nazione in ritardo. Il contributo delle nuove generazioni” organizzato da Lo Spazio della Politica presso la sala del Refettorio della Camera lo scorso giovedì 19 marzo. Come annunciato, vogliamo dare spazio nel sito ai tanti spunti emersi nelle due ore di discussione. Partiamo con questo articolo e lo facciamo con una domanda che è stata al centro degli interventi di Caracciolo e di Sandro Gozi: l’Europa è un attore globale? Nei prossimi giorni torneremo poi sull’altro tema su cui si è concentrata la riflessione dei nostri ospiti, vale a dire la crisi dell’europeismo italiano.
Sul piano descrittivo la critica di Caracciolo, seppur provocatoria, tiene sotto molti punti. L’Europa oggi si presenta nella sua proiezione esterna più come una speranza tutta da dimostrare che come una realtà politica dotata di una precisa capacità strategica. L’Europa non è uno Stato, nemmeno nella sua variante federale, e mai lo sarà. Stati Uniti, Cina, India e Russia sono invece, pur con rilevanti differenze interne, degli Stati. Essere uno Stato significa possedere una capacità di decisione enormemente più rapida ed efficiente rispetto ai bizantinismi istituzionali che presiedono alla formazione delle decisioni in sede comunitaria, e questo nell’arena internazionale conta. Innazitutto significa non esporsi al ridicolo di cui vediamo prova in questi giorni nel nostro continente, vedi alla voce presidenza ceca del Consiglio Europeo. Nella visione di Caracciolo potrebbe bastare. Dalla nostra prospettiva di “scommettitori” sulle potenzialità di un’Europa attore globale non possiamo però accontentarci. Una possibile exit-strategy è emersa dall’intervento di Sandro Gozi. In questi anni si è molto parlato della paralisi decisionale causata dall’allargamento dell’Europa a 27 paesi membri, e non a torto. Conciliare in un punto unico i desiderata di paesi diversi per interessi, grandezza, risorse ed obiettivi strategici è un’impresa possibile solo al ribasso. E’ la via per partorire grandi progetti e vederli poi svuotare nel lento procedere delle mediazioni con cui si arriva alle decisioni dei vari Consigli europei. Chi parlava di un’Europa a più velocità come tentativo di uscita da questa impasse è stato criticato negli anni passati di minare all’unità europea. E’ proprio così? Per Gozi proprio nelle “geometrie variabili” è contenuta una soluzione al problema dell’immobilismo europeo nella scena internazionale. Si tratta di immaginare avanguardie composte da gruppi di Stati europei (ma anche da raggruppamenti macroregionali in parte già esistenti) che promuovano e spingano soluzioni e strategie, magari dettate da una comunanza di interessi geopolitici. In fondo le grandi decisioni europee, dalla moneta unica in giù, sono state il frutto di accordi sull’asse franco-tedesco, il vero perno dell’Europa a sei. Questa può essere anche la chiave sotto cui leggere un possibile protagonismo europeo dell’Italia, soprattutto in chiave mediterranea. Ad esempio, non ci sarà mai un avanzamento nella cooperazione euro-mediterranea se non sarà guidato dai paesi che hanno un interesse immediato verso quell’area. Il vero limite della proposta di Sarkozy di un’Unione per il Mediterraneo (anche se per certi versi il leader francese è stato l’unico che in questi anni ha provato a dare rappresentazione a quest’Europa a diverse geometrie) è stato l’esclusivismo francese nell’adozione di questa idea, che ha estromesso dal gioco Spagna e Italia. Certo, una strada di questo tipo solleva poi il problema della cabina di regia a livello centrale, ed è un aspetto su cui tornare. Ma la regia presuppone già un’azione. E non ci sono registi nella paralisi.










2 Responses to “Europa attore globale?”
[...] avere una politica comune per poter far fronte alle sfide geopolitiche del XXI° secolo con una voce unica e abbastanza autorevole, vi sono altre problematiche di natura più politica che tecnica che [...]
[...] avere una politica comune per poter far fronte alle sfide geopolitiche del XXI° secolo con una voce unica e abbastanza autorevole, vi sono altre problematiche di natura più politica che tecnica che [...]