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02 mag
Lo Spazio della Politica al Parlamento Europeo: il resoconto (1)
di Moris Gasparri       sezione: Politica globale

Come già fatto in occasione della presentazione alla Camera, vogliamo condividere con voi i temi affrontati e gli spunti emersi in occasione del nostro seminario al Parlamento Europeo di martedì scorso. Sono due le questioni di fondo su cui hanno insistito gli interventi dei nostri ospiti Guido Sacconi, Beatrice Gianani e Donata Gottardi: la carenza d’informazione che nel nostro paese esiste attorno al ruolo ed all’attività del Parlamento Europeo e l’incapacità dell’Italia a fare sistema nel contesto europeo. Tutti temi più volte affrontati nel nostro sito, su cui è interessante ritornare alla luce dei pareri autorevoli di chi in questi anni l’Europa (in questo caso proprio il PE) l’ha vissuta dall’interno. In questo articolo ci concentriamo sul primo dei due problemi citati.

Che in Italia esista una carenza di informazione generale sull’attività dell’europarlamento è un dato di fatto semplice da constatare. Guido Sacconi ha riassunto questa situazione in una battuta: “In questi anni grazie al mio lavoro di presidente della commissione Ambiente e Clima sono diventato molto più conosciuto in Germania, dove le scelte dell’UE in materia sono state seguite in blocco sin dall’inizio, che nel nostro paese. Non è un problema di visibilità personale, di cui poco m’importa, ma il segno dello scarso interesse dell’Italia verso questo tema oggi cruciale e su cui l’Europa sta giocando un ruolo primario nella scena globale”. Si dirà, l’Europa interessa ai tecnici ed agli esperti. E invece no, questo disinteresse al contrario di quanto si potrebbe supporre non riguarda solo la sfera mediatica e la gente comune. L’esempio lampante è quello fatto da Donata Gottardi, che ha spiegato come in occasione della direttiva sull’orario di lavoro molti giuslavoristi italiani si siano limitati ad analizzare il Libro Verde della Commissione Europea (ovvero il punto iniziale del complicato processo decisionale europeo), senza prendere in considerazione le importanti modifiche successivamente apportate dal Parlamento Europeo.

Accanto alla carenza d’informazione ci sono poi le rappresentazioni sbagliate. “Il cittadino medio nel nostro paese immagina l’Europa come un tutt’uno, ma non è affatto così. C’è il Consiglio e la Commissione che rispondono a logiche governative, è c’è il Parlamento Europeo, che in questi anni si è ritagliato il ruolo di propulsore di un interesse europeo. Purtroppo dentro la scarsa visibilità generale dell’Europa l’istituzione meno visibile è paradossalmente quella in teoria più vicina ai cittadini perché legittimata dal loro voto. E’ una contraddizione su cui vale la pena riflettere”: così Donata Gottardi.

Uno dei motivi per cui il Parlamento Europeo non “fa notizia” nel nostro paese è legato poi al fatto che la dialettica politica che avviene al suo interno si struttura in maniera radicalmente diversa dallo schema consueto maggioranza vs opposizione tipico delle arene politiche nazionali, come avevamo provato a spiegare in un articolo di qualche mese fa. Come ha ribadito sempre la Gottardi “qui si lavora cercando il compromesso continuo tra diversi schieramenti politici e tra diversi paesi, aldilà delle posizioni estreme di alcuni gruppi politici. Un compromesso positivo, capace di guardare al merito dei problemi. Tra gli stessi europarlamentari italiani c’è un atteggiamento collaborativo, non scorre del sangue, e questo fa sì che i giornalisti non siano interessati ad una situazione che non prevede risse e scontri”. Altro spunto critico su questo tema quello arrivato da Elisabetta Gardini, europarlamentare uscente del PDL che ha partecipato al nostro seminario: “Tutto quello che a livello di informazione e comunicazione è Europa in Italia sta sulle pagine di politica estera, mentre dovrebbe trovare spazio nella discussione sulle politiche nazionali perché questo orizzonte è parte integrante di esse. L’Europa infatti è il presente dell’Italia”.

L’ultimo spunto critico alla discussione è venuto da Beatrice Gianani, da due anni rappresentante del Senato italiano al Parlamento Europeo, che ha puntato l’attenzione proprio sullo scarso coinvolgimento europeo dell’istituzione nazionale omologa. “Il Parlamento italiano ha dormito per decadi nella sua azione di controllo dell’attività europea dell’Italia. Ora grazie alla Legge 11/2005 qualcosa è cambiato, il Parlamento riceve gli atti comunitari e il Governo relaziona le posizioni espresse al Consiglio, ma c’è ancora molto da fare, soprattutto alla luce del ruolo rafforzato che il Trattato di Lisbona assegna ai parlamenti nazionali”. Sempre la Gianani nel suo intervento ha lanciato un’idea interessante che Lo Spazio della Politica proverà a raccogliere: organizzare in autunno un forum in cui riunire gli europarlamentari uscenti ed i nuovi arrivati (e magari anche i parlamentari nazionali delle due commissioni sulle politiche dell’UE) , con l’obiettivo di discutere in maniera il più possibile franca tutti i punti critici che da qualche mese a questa parte stiamo raccogliendo nel nostro lavoro sul tema Italia-Europa. Un forum che vorremmo far precedere da un questionario da rivolgere ai nostri 72 rappresentanti che verranno eletti a giugno. Alcune domande non banali, le cui risposte possano rappresentare un vincolo di responsabilità. Ad esempio, mettiamo il caso che il parlamentare X dichiari di voler impegnarsi sui temi della ricerca e che poi, magari assegnato alla commissione relativa, il suo impegno si dimostri scarso o nullo. Ecco che il questionario potrebbe rivelarsi utile come forma di controllo, per segnalare il comportamento negativo. Al momento sono solo idee sparse, a cui proveremo a dar forza nei prossimi mesi e di cui vi terremo aggiornati. Ai prossimi giorni con la seconda parte del resoconto. Continuate a seguirci.

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