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07 mag
Quella provincia italiana che nessuno racconta

libro
La provincia italiana non è affatto provinciale. Con questa affermazione si potrebbe riassumere l’anima del testo di Antonio Calabrò, Orgoglio Industriale – La scommessa italiana contro la crisi globale (Mondadori), saggio che sottolinea l’importanza del diffuso tessuto industriale presente sul territorio italiano. In esso è presente uno sciame di aziende, in prevalenza medie imprese che operano nel settore manifatturiero, che ha letteralmente trainato il PIL e le esportazioni italiane nel corso di una fase storica caratterizzata dalla stagnazione.

Infatti, negli ultimi anni l’economia del nostro paese ha affrontato una fase di difficoltà acuta, essendo in molti ambiti incapace di cogliere il treno della globalizzazione. Allo stesso tempo, uno zoccolo duro, una “minoranza virtuosa” di contesti innovativi, ha invece puntato al rialzo, impegnandosi nei mercati internazionali, innovando e posizionandosi in zone elevate della catena del valore.

L’autore descrive come nell’Italia del “profondo nord”, nei distretti, nelle province industrializzate, alcune aziende abbiano raggiunto vette elevate di eccellenza produttiva, diventando in alcuni casi leader nei rispettivi settori. Una spinta che si manifesta in modo spiccato nelle “quattro A” dell’eccellenza italiana: alimentare ed enogastronomia, arredamento e casa, abbigliamento e moda, automazione-meccanica-plastica. I territori in cui queste imprese sono collocate hanno sviluppato, nel corso degli anni, una vera e propria cultura manifatturiera, un DNA caratterizzato dallo spirito di impresa e dalla capacità di innovare. Infatti, l’Italia ha successo quando è in grado di offrire, per utilizzare l’espressione di Carlo Cipolla, “cose nuove che piacciono al mondo”. Questa lezione secolare è stata incarnata da alcuni contesti produttivi: si pensi a Illy, Brembo, Loccioni, Luxottica, Ferrari e molte altre aziende che riescono a cavalcare e orientare i propri mercati.

Secondo Calabrò, con il dispiegarsi della crisi finanziaria globale del 2007-09, il sistema industriale italiano dovrà affrontare due sfide importanti. Innanzitutto, riallocare le proprie energie per cogliere le opportunità presenti in Asia: la Cina e le altre nazioni emergenti non possono più essere considerate unicamente come zone di outsourcing produttivo, sono anche, e lo saranno sempre più in futuro, un serbatoio di domanda legata all’emergere delle nuove classi medie. In secondo luogo, sarà necessario abbracciare in pieno il nuovo paradigma delle tecnologie ecologiche, un’onda di sviluppo che potrebbe contribuire a creare nuove imprese, posti di lavoro e a rendere maggiormente sostenibile il meccanismo della crescita economica. La “svolta ecologica” potrà quindi essere declinata in modo originale nel contesto italiano, nelle sue fabbriche-laboratorio diffuse sul territorio, e potrà essere una chiave per riportare il paese in un percorso di sviluppo stabile, fondato su innovazione e creatività.

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