Prosegue il nostro viaggio nelle esperienze d’innovazione urbanistica del Nord Europa. Qualche giorno fa abbiamo parlato di Copenhagen. Smettiamo ora di macinare kilometri ”viaggiando globale” e volgiamoci al piccolo, al vicino, ”agendo locale”. Il punto di riferimento rimane lo stesso: la stazione centrale di Copenhagen. Spostiamoci un poco più ad Ovest; siamo già arrivati. Vesterbro, il quartiere centrale popolare della capitale danese, la cui municipalità intraprese un processo di rigenerazione urbana sin dai primi anni Novanta.
Vesterbro, il quartiere eco-partecipativo danese che fa parlare di sé in Europa, grazie alle sue iniziative ecologiche e per la collaborazione stabilita con gli abitanti durante il rinnovamento da cima a fondo del quartiere. Perché una rigenerazione urbana riuscita passa anche e soprattutto attraverso la partecipazione cittadina. Vesterbro dunque, il quartiere portato come esempio al Primo Forum Nord Europeo che si é conluso a Dunkerque, nel Nord della Francia il 1 aprile 2009 e di cui abbiamo parlato in uno degli articoli precedenti.
L’immagine storica di Verterbro é legata, secondo le testimonianze locali, a ”prostitute e drogati”, gli spacciatori invadendo la via principale. 90% degli edifici del quartiere datano del XIX secolo, essendo stati costruiti prima del 1900. Oggigiorno il red light disctrict urbano rimane, ma ciò che piu colpisce é la riqualificazione intrapresa, quella fisica delle case, la pianificazione del verde, la distinzione e la commistione di spazi pubblici e semi-privati, l’integrazione dei parcheggi per le biciclette nel tessuto urbano, i parchi giochi e i luoghi di svago ‘comunitari’, le tracce rimaste della vecchia anima malfamata e molto working class del quartiere.
Nel quartiere contiguo, i vecchi stabilimenti della Carlsberg fagocitano ancora l’intero distretto urbano, delineandolo a sua immagine e somiglianza – ossia scuro ed industriale, e qualificandolo nettamente come quartiere del pieno XIX secolo. Un reame che chiude i battenti, la fabbrica leggendaria quasi abbandonata che si trasforma in museo turistico.
Vesterbro al contrario, ha saputo cambiare, e molto. Vesterbro come esempio di ecologia urbana.
Gli abitanti, una volta i più penalizzati ed ora maggiori beneficiari della svolta urbana, ne sono orgogliosi. Ma com’é avvenuta l’agognata ristrutturazione?
”Abbiamo comprato gli appartamenti nei quali abitavamo – principalmente del social housing; il governo e la città hanno rinnovato le case ed il quartiere pagando la fattura, e noi oggigiorno rimborsiamo il credito fatto” racconta volentieri una signora appena uscita di casa.
Le si legge un barlume di fierezza, un lampo negli occhi quando parla del suo appartamento, del suo giardino, del lodevole lavoro architettonico intrapreso da un architetto paesaggista assieme agli abitanti dell’edificio. In aggiunta, una ‘casa ecologica’ é stata costruita proprio li’ a fianco. Dannebrogsgade 18, un progetto pilota realizzato anche grazie al supporto finanziario delle misure ecologiche europee dell’inizio anni 90.
Riscaldamento solare passivo (per l’edificio) ed attivo (per l’approvigionamento comunale in acqua calda), misure di riduzione del consumo (le nuove toilettes utilizzano solo 3,5 litri di acqua) e di riciclaggio dell’acqua (l’acqua piovana é utilizzata per le toilettes). Delle ‘protuberanze paretali’ costituite da una serie di grosse conchiglie marine, permettono, agli sportivi più audaci, dei pomeriggi di scalata – visibile sulla parete sinistra della casa ecologica qui a fianco).
Di fatto, in Danimarca, gli Handlingsplans – i piani di azione urbana, devono superare diverse fasi: oltre alla raccolta dati sull’abitato e sulla struttura sociale della zona da rigenerare, alle linee guida pubblicate dalla municipalità per ogni isolato da ristrutturare, otto settimane di discussioni pubbliche sono da prendere in conto. In seguito, il piano provvisorio di riqualificazione é riscritto prendendo atto delle controargomentazioni e delle proposte degli abitanti, che si sono costituiti in comitati di quartiere. Fondamentale é che i locatari abbiano la possibilità di rimanere negli alloggi, una volta la riqualificazione urbana terminata. Un secondo giro di sedute pubbliche – sempre per otto settimane – permette di approvare un piano d’azione partecipato, condiviso, realizzabile. Un modo efficace affinché gli abitanti possano avere un quartiere su misura e rimodellato secondo le loro esigenze e desideri – attraverso questa procedura di consultazione rigorosa, secondo le sperimentazioni ecologiche più avanzate – grazie ai progetti pilota, e secondo gli alti standard che sono quelli del servizio pubblico e della qualità di vita danese, evitando, in più, di scavare la tomba delle finanze pubbliche locali ( investimento rimborsato dagli abitanti che possono diventare proprietari ).
Un esempio di efficiente coordinamento pubblico-locale-cittadino con l’obiettivo di garantire, alla fine della catena, un servizio di qualità per il beneficiario diretto. Il quartiere si ripopola (anche se i prezzi si alzano), i parchi giochi si riempiono perché le famiglie più abbienti affluiscono, la solitudine delle numerose persone anziane diminuisce anche grazie al rafforzamento del legame sociale creatosi con la partecipazione degli abitanti agli ”affari della Cité ”, i giovani studenti rimangono, Vesterbro cambia immagine per diventare quel quartiere ”cozy”, accogliente, a due passi dal centro città.




































Chiara Mazzone
Nata a Novara nel 1984, è funzionaria della Regione Provence-Alpes-Côte d'Azur a Bruxelles e professoressa a Sciences Po Paris, dove insegna management delle collettività locali in Europa. Per LSDP si occupa di urbanistica e delle trasformazioni politiche della Francia.