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30 giu
G2 – in anticipo

35638544Che cosa succede se il gotha degli studiosi americani e cinesi si confronta – a partire dallo “spazio-gotha” per eccellenza (la Kennedy School of Government di Harvard) – sul rapporto tra Cina e Stati Uniti tra la fine 2006 e l’inizio del 2008? Il risultato è il volume collettivo “Power and restraint: a shared vision for the U.S. China relationship”, che ha decisamente anticipato il tema G2 prima del suo ingresso in un dibattito più ampio con la crisi finanziaria.

I contributi del volume sono particolarmente interessanti per due motivi. Il primo pregio a prima vista potrebbe sembrare una limitazione: gli incontri sono avvenuti prima della crisi finanziaria e prima dell’elezione di Barack Obama. Queste due scosse hanno evidentemente cambiato lo scenario, ma proprio per questa ragione vale la pena di analizzare alcune prospettive fondamentali (in senso ambientale, culturale, politico, militare) su cui si stanno inserendo le attuali discontinuità. Il secondo punto riprende invece il filone “What does China think?“, con cui Mark Leonard ha avvicinato un pubblico non necessariamente accademico. Insomma, la curiosità è tanto forte quanto giustificata: Che cosa pensano gli studiosi e i quadri cinesi? Che cosa pensano i professori delle scuole di formazione in cui il Ministro dell’Economia italiano vorrebbe fare lezione, sulle orme di Romano Prodi? “Power and restraint” fornisce alcune risposte a queste domande. Attraverso una modalità di integrazione tra gli studiosi americani e cinesi che nella prima parte del testo prevede diversi articoli a quattro mani (per esempio Joseph Nye e Wang Jisi sul confronto tra il soft power delle due potenze).

Nella seconda parte del testo, l’attenzione su alcune aree problematiche rende l’interazione tra gli autori ancor più polemica e feconda. Spiccano in particolare Xu Shiquang e l’ottimo Ezra Vogel sulla questione di Taiwan, e dal contributo di Shiquang (presidente dell’Institute of Taiwan Studies dell’Accademia di Scienze Sociali cinese) ci si rende conto di come rimanga un problema fondamentale per ogni proiezione di potenza cinese. In un altro contributo di questa sezione, Yang Jiemian affronta le partite in cui potrebbe avvenire una probabile crisi tra le due potenze, e nessuno meglio di Graham Allison (autore di questo testo epocale) può dibattere a riguardo con lo studioso dello Shanghai Institute for International Studies, riprendendo tra l’altro il tema della MADE (Mutual Assured Destruction of the Economy).

In conclusione, la sensazione è che il metodo di questo volume – se dall’accademia si evolverà alla prassi politica – possa costituire una parziale risposta alla questione sollevata da Joseph Nye (che avevamo ripreso qui) dell’influenza dell’attività accademica nella costruzione della politica estera degli Stati Uniti.

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