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22 giu
La politica italiana pensata sul serio: l’egemonia della destra
di Moris Gasparri       sezione: Italian politics

Ci sono due buoni motivi per “spezzare il ritmo” del nostro consueto lavoro di analisi dei temi politici internazionali con una riflessione sulla politica italiana. Il primo è che le sfide della politica globale vanno pensate anche e soprattutto riguardo al ruolo dell’Italia dentro questi contesti, per cui è importante ragionare sulla natura e sui caratteri delle forze politiche nazionali chiamate a confrontarsi con questi orizzonti, e dei loro rispettivi leader. Il secondo, altrettanto importante, è che è uscito il libro politico italiano dell’anno.

Stiamo parlando di A destra tutta. Dove è finita la sinistra? (ed.Marsilio) scritto dal filosofo e politico napoletano Biagio De Giovanni, già autorevole esponente del PCI e dei DS (è stato parlamentare europeo per due legislature negli anni novanta e presidente della commissione Affari Costituzionali durante l’approvazione del trattato di Amsterdam) e ora “apolide di sinistra” per sua stessa definizione. Sono tre i motivi principali che fanno del libro in questione un grande libro, una delle prime tematizzazioni storico-politiche radicali di una “seconda repubblica” fin qui raccontata solo dalla sociologia elettorale o dalle impressioni giornalistiche, oltretutto scritta con una misura di oggettività sconosciuta al mondo della politica italiana. Due li analizzeremo adesso, mentre sul terzo, strettamente legato ai primi due, torneremo nei prossimi giorni con un articolo dedicato.

La storia presa sul serio – Nel racconto giornalistico e nel linguaggio politico quotidiano si è da tempo affermata una periodizzazione che nessuno contesta, quella tra “prima” e “seconda” repubblica. Ad ognuno dei due termini corrisponde una definizione precisa. Mentre la prima repubblica sarebbe stata la stagione della politica, nel bene – grandi partiti di massa, leadership autorevoli, forte partecipazione popolare – e nel male – consociativismo, debito pubblico, corruzione – la seconda repubblica sarebbe invece caratterizzata dal ritrarsi della politica, dal suo svanire nella comunicazione mediatica, dal suo farsi niente. Il prodotto e l’incarnazione per eccellenza di tutto questo? Silvio Berlusconi naturalmente. Questo il senso comune di questo quindicennio, soprattutto quello di sinistra. Basti pensare, solo per fare un esempio recente, all’articolo sulla vacuità della politica scritto da Barbara Spinelli qualche settimana fa, che in maniera raffinata ed elegante espone proprio questa tesi. Ecco, De Giovanni ribalta alla radice questa visione, provando a portare la politica nel luogo in cui tutti ne lamentano l’assenza. Del niente non può darsi storia, perché il niente non lascia tracce, non è riassumibile in concetti e categorie. E invece no, questi quindici anni sono stati per il pensatore napoletano anni pieni di politica, che si tratta di comprendere a fondo tramite un confronto dialettico serrato con ciò che li ha preceduti, a partire da alcune verità effettuali poco indagate. E qui veniamo al secondo motivo.

L’affermazione della destra presa sul serio – La destra in Italia ha vinto perché è stata capace di costruire egemonia. Dietro alle visioni denigratorie dell’anomalia-Berlusconi sostenute dalla retorica di sinistra (“Berlusconi era considerato talmente al di sotto della storia politica, talmente indegno dei suoi parametri, da non poter essere analizzato e valutato con nessuno fra essi”) l’affermazione quindicennale della sua leadership – e di quella del centrodestra – per De Giovanni va spiegata con ragioni eminentemente storico-politiche. Innanzitutto a partire dal suo punto d’origine, l’occupazione del vuoto lasciato dal crollo dei partiti della prima repubblica con un nuovo racconto politico dell’Italia. Un racconto che si articola nella visione del filosofo napoletano in alcuni punti principali: la sostituzione della “questione meridionale” (tema centrale secondo De Giovanni nella coscienza delle classi dirigenti della prima repubblica, in particolare quelle di sinistra) con la “questione settentrionale” promossa dalla Lega e poi rilanciata in ottica nazionale da Forza Italia, che ha portato alla rimozione del primo problema. L’affermazione di una leadership carismatica capace di parlare un linguaggio – anche nei suoi aspetti populistici – innovativo e rivoluzionario rispetto alle formule e gli stilemi della prima repubblica. La risposta al tema della sicurezza e la vicinanza alle nuove paure create dall’esplosione dei fenomeni migratori, non liquidabili per il filosofo napoletano semplicemente col razzismo o la “retorica dell’accoglienza”. La decostruzione infine dei miti fondativi della prima repubblica, vale a dire l’intangibilità della costituzione e la sacralità della resistenza. Un’egemonia capace di proiettarsi per De Giovanni già da ora nello scenario dell’Italia “dopo Berlusconi”. Il PDL non è più il partito-azienda del leader, come raccontato da una lunga pubblicistica, ma un progetto politico rivolto al futuro, che ha già leadership spendibili pronte a scendere in campo per la successione, da Tremonti a Fini (“la maggioranza che ha dentro di sè l’opposizione”, come nota De Giovanni a proposito di quest’ultimo). Che la sfida culturale sugli scenari strategici dell’Italia sia oggi guidata dalla destra, aldilà ed oltre il consenso personale di Berlusconi momentaneamente traballante, è un fatto di difficile smentita, e qui torna il discorso dell’egemonia. Pensiamo al lavoro di Fini sull’immigrazione, che sta prendendo sul serio la questione di quella che viene definita dai politologi “tolleranza strategica”. Oppure a quello affine della fondazione Medidea di Pisanu dedicata al tema del Mediterraneo, una delle grandi sfide per il nostro paese, una sfida di politica interna e non di politica estera che potrebbe riaprire in chiave positiva le prospettive economiche del Sud. Ancora, pensiamo all’ingresso in un campo storicamente esclusivo del centrosinistra, l’europeismo, di figure come quelle dello stesso Tremonti, in questi mesi autore delle riflessioni più profonde sugli scenari politico-economici dell’Unione Europea, o di Mario Mauro, l’europarlamentare del PDL candidato alla presidenza del Parlamento europeo.

Questi i primi due punti. Manca il terzo, la prospettiva del campo avverso. Nella visione di De Giovanni questa analisi realistica dei motivi dell’affermazione della destra si lega infatti ad una critica spietata sulla crisi strutturale della sinistra italiana, per certi versi il motivo principale del suo libro. Ma su questo importante tema torneremo nei prossimi giorni.

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One Response to “La politica italiana pensata sul serio: l’egemonia della destra”

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