La Presidenza Obama è iniziata sulla scia di un’enormità di aspettative. Aspettative che non riguardano soltanto il supporto del Paese alle politiche del nuovo Presidente, su cui la vicenda della riforma sanitaria è un episodio decisivo, che segnerà le prospettive del 2009 e, con ogni probabilità, lo stesso rapporto tra Obama e il Partito Democratico. C’è dell’altro, e non dobbiamo dimenticarlo. C’è che Obama, in quanto Presidente che nel mondo avrebbe vinto con un margine ancora più alto che negli Stati Uniti, è chiamato a cambiare l’immagine degli Stati Uniti, che esce con le ossa rotte dall’era Bush.
Quel percorso di “leadership trasformativa” con cui Obama interpreta la stessa “idea” dell’America, e che abbiamo sottolineato nel paper “Il realismo ai tempi di Obama“, dovrebbe avere degli effetti tangibili sull’immagine degli Stati Uniti, sull’America degli “altri”. La leadership USA è chiamata a essere transnazionale, anche nel paradosso dell’attuale incertezza globale. In questi casi, arriva sempre il momento della verità, e la verità (frammentaria quanto si vuole) a questo mondo è rappresentata anche dai sondaggi. Perciò i dati pubblicati proprio oggi da Pew Global Attitudes Project forniscono un’attesa occasione di riflessione. Di seguito alcune impressioni su un report denso di domande interessanti, non solo sugli Stati Uniti (penso per esempio a quelle sul ruolo della Cina, e sulla possibilità che essa superi gli Stati Uniti come nuova superpotenza).
Primo punto: l’Effetto esiste. L’immagine degli Stati Uniti nel 2009 è rafforzata.
Secondo punto: l’Effetto è rafforzato dal confronto Bush/Obama nella politica internazionale. Ma per le impressionanti differenze tra i due leader non avevamo bisogno di un sondaggio.
Terzo punto: Andiamo per regioni. Venere sente ancora l’attrazione per Marte (soprattutto adesso che è un po’ meno Marte): l’Europa s’infiamma. Obama schiaccia Merkel e Sarkozy, anche in trasferta. In Asia l’Effetto pesa meno, o con maggiori distinzioni. In Russia – 2. Poi c’è il mondo musulmano, su cui pone l’attenzione lo stesso sottotitolo (Most Muslim Publics Not So Easily Moved). Anche le cifre sul discorso del Cairo non corrispondono all’effetto rivoluzionario sul piano retorico.
Quarto punto: le aspettative rimangono altissime. Perciò l’Effetto Obama, nel 2009, si giocherà su più fronti: le grandi partite della politica interna, la necessità di conciliare retorica e interessi in politica estera (nell’attuale orizzonte di incertezza, e nella convivenza del Presidente con i vari Biden e Clinton, che si fanno sentire), senza dimenticare la scure della crisi.




































Alessandro Aresu
Nato a Cagliari nel 1983, è cofondatore e direttore de Lo Spazio della Politica, collaboratore di Limes e della Nuova Sardegna. Per LSDP cura le rassegne stampa e si occupa di analisi di scenario sulla politica italiana, oltre che di Stati Uniti.