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31 lug
Il potere delle idee

idea_1Le “idee”, da millenni oggetto della ricerca filosofica, sono da alcuni anni al centro della riflessione economica. Una serie di fattori mostrano come, nel mondo attuale, il loro potere trasformativo stia aumentando progressivamente: viviamo all’interno di un paradigma produttivo basato sull’informazione e la conoscenza, dove le innovazioni tecnologiche permettono di condividere e modificare costrutti cognitivi su una scala impensabile fino qualche anno fa.

L’importanza della creatività in ambito economico e tecnologico è nota da secoli, anche se nel corso del ‘900 è stata enfatizzata in modo più marcato: si pensi alle teorie del ciclo economico e dell’imprenditorialità di Schumpeter o, con una forma radicale, nei romanzi di Ayn Rand. Negli ultimi trent’anni, questo processo ha subito una discontinuità, portando alla comparsa di riferimenti sempre più espliciti alla centralità delle nuove idee: la teoria della crescita endogena e le teorie del capitale umano nell’ambito della teoria economica, la teoria della “classe creativa” nella sociologia e negli urban studies, il “big thing” e l’enfasi sull’imprenditorialità negli studi di business administration, etc.

La nuova consapevolezza della potenza legata alle idee deriva da due cause fondamentali: l’evoluzione tecnologica e l’esistenza, in alcune zone del pianeta, di una forma particolare di capitalismo che incentiva fortemente le innovazioni. La miscela esplosiva è costituita da una combinazione di innovazioni tecno-scientifiche (computer, reti, etc.) di innovazione finanziaria (venture capital, business angels, etc.), innovazione nelle politiche pubbliche (supporto allo sviluppo del capitale umano, creazione di research universities, finanziamento pubblico della ricerca scientifica) e da una cultura capace di favorire il rischio e l’apertura mentale. Capire questi aspetti è molto importante nel contesto italiano, per capirne i limiti e le potenzialità, come sostiene Mario Calabresi nel suo interessante intervento al Working Capital Camp di Torino di cui abbiamo parlato la scorsa settimana nel nostro sito.

Come sottolineano alcuni osservatori attenti, ad esempio Sarah Lacy, dietro l’iper-ottimismo e la retorica della “new economy” c’era un processo storico di natura molto profonda, che non si è fermato con la bolla delle aziende dot-com. Oggi ne vediamo gli effetti: tutte le organizzazioni di successo sono a “caccia di innovazioni”, che siano prodotti o business model, utilizzando in modo crescente la griglia di opportunità generate da Internet. In particolare, possiamo notare come alcune tecnologie informatiche (velocità dei processori, numero di transistor per CPU, capacità di memoria, bit totali spediti) stiano sperimentando da alcuni decenni una curva di crescita esponenziale.

Come per altri fenomeni espansione descritti dalla curve a “S” di Lotka-Volterra, molti processi di evoluzione tecnologica incontreranno dei limiti di natura fisico-chimica o legati alla complessità intrinseca. Non è necessario giungere alle conclusioni estreme di Ray Kurtzweil per capire che, comunque, si tratta di un fenomeno impressionante. In molti ambiti di lavoro, nei prossimi dieci anni, sarà necessario prepararsi per le conseguenze e gli shock legati alla presenza di una enorme capacità di elaborazione, memorizzazione e trasmissione di informazioni. Alcuni settori, come è accaduto recentemente a quello della musica, verranno rivoluzionati. Interi campi conoscitivi, la medicina o la farmacia, si trasformeranno sempre più in “tecnologie dell’informazione”, modificando le professioni correlate. Come conseguenza di tutto ciò, dobbiamo prendere atto che il sistema tecno-economico globale è sempre più sensibile: ad esempio, le innovazioni nell’uso sociale delle tecnologie hanno oggi una capacità di diffusione rapidissima, possono portare a modificare in breve tempo il nostro modo di vivere e di lavorare. Youtube è nato tre anni fa, Facebook poco prima, Google dieci anni fa. Se si vuole avere un impatto sul mondo, in ambito politico, economico o culturale, è importante non stare a guardare: il futuro è imprevedibile, ma alcuni di questi trend sono piuttosto robusti ed è possibile osservare da vicino la loro evoluzione. Anche in questo caso, il contesto sarà aperto: i processi di sviluppo possono essere indirizzati in modo diverso, il futuro può essere subito passivamente oppure affrontato in modo pro-attivo. Traiamo le dovute conseguenze, guardiamoci intorno e iniziamo a creare idee innovative.

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