Master Affari Politicin
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02 lug
La politica nella camera da letto: paesi a confronto
di Moris Gasparri       sezione: Italian politics

In Italia da un mese a questa parte non si parla d’altro che delle avventure sessuali del presidente del Consiglio. Rivelazioni, retroscena, prese di posizione a favore o contro, campagne di stampa accusatorie: la trama della riflessione pubblica non sembra al momento contemplare vie di fuga. Niente paura però, non siamo soli. Abbiamo già sperimentato qualche tempo fa l’utilità della comparazione tra il dibattito pubblico italiano e quello degli altri paesi europei ed internazionali, nello specifico con il dibattito nato in Gran Bretagna sulla riforma della politica. Torniamo ora a riprendere questa utile chiave di lettura, confrontandoci questa volta sull’annoso tema “la politica nella camera da letto” con il paese-guida in materia, gli Stati Uniti.

L’attribuzione di questa leadership è in fondo banale. Il “sexgate” che colpì l’allora presidente Clinton non è infatti che la manifestazione più famosa di quella che potremmo definire una “regolarità” della politica americana nel suo insieme. Venendo alla nostra comparazione, il caso esploso in questi giorni è quello del governatore repubblicano del South Carolina, Mark Sanford. In breve, il nostro – uomo di solide convinzioni religiose, sposato e padre di quattro figli – ha ammesso di aver avuto una relazione extraconiugale con una giovane ragazza argentina di Buenos Aires. C’è di più. Lo scandalo è esploso perchè qualche settimana fa il governatore ha trascorso una settimana nella capitale argentina con la sua giovane amante, senza avvisare i suoi collaboratori, gli uffici del governatorato e la sua famiglia. Incalzato da un giornalista accortosi della fuga, Sanford ha fatto outing, dichiarando la propria infedeltà familiare. Non solo. Nella sua conferenza stampa il governatore ha parzialmente ammesso di aver organizzato nello scorso novembre una visita istituzionale in Sudamerica, ufficialmente per stringere accordi commerciali, in realtà allo scopo di incontrare la sua amante, utilizzando quindi i soldi dei contribuenti a fini privati. Le polemiche sono presto divampate e stanno proseguendo tra un allungamento della lista delle infedeltà di Sanford, l’abbandono della moglie, le polemiche di quanti nel suo partito vorrebbero le sue dimissioni nonostante la sua volontà di rimanere in carica, gli strali della comunità religiosa, la promessa di restituzione dei soldi pubblici spesi nel tour sudamericano da parte di Sanford.

L’aspetto più interessante della vicenda è però il dibattito aperto dal New York Times, dal titolo eloquente “How do politicians survive sex scandals?“. Come insegnava il buon Gianfranco Miglio, proprio le regolarità dell’agire politico sono l’oggetto di studio della scienza politica. E se come abbiamo detto quella degli scandali sessuali dei politici è una costante della politica americana, non c’è da stupirsi del fatto che il NYT abbia chiamato a raccolta per analizzare il caso Sanford tre studiosi ed intellettuali di primo livello. Sembra surreale, ma è così. Le analisi dei tre ospiti invitati a dire la loro sono interessanti, perchè mostrano complessità del tema ed i suoi diversi esiti. Cerchiamo di riassumerne i motivi principali , provando a confrontarli col caso italiano.

La caducità. Dato il titolo, il tema è sottinteso. Gli scandali sessuali rappresentano infatti per i politici americani l’improvvisa esperienza della caducità, un pericolo mortale in grado di disfare in pochi attimi carriere consolidate e di prestigio. Per Berlusconi, se di caducità immediata non si può parlare, c’è n’è però una di medio periodo. Il discredito d’immagine internazionale piovuto addosso alla sua figura – aldilà dei presunti complotti – significa con ogni probabilità la derubricazione delle sue ambizioni quirinalesche. Per concludere, date uno sguardo ai sei geniali consigli per sopravvivere gli scandali che la scrittrice Pamela Druckerman da ai politici americani (tra cui “get your wife on board”, che putroppo per loro nè Sanford ne Berlusconi potranno seguire).

L’ipocrisia. Un punto sollevato da due dei tre ospiti del panel del NYT è il fattore ipocrisia. Gli elettori (in questo caso quelli americani) dimenticano facilmente gli errori e le promesse mancate dei politici, ma sono irreprensibili nel sanzionare una discordanza troppo forte tra la loro condotta morale privata e le loro rivendicazioni pubbliche. Questo è testimoniato alla perfezione dal caso di Sanford, un acceso sostenitore dei valori religiosi nella sua retorica pubblica. In Italia la questione è stata posta nei termini della contraddizione tra il Berlusconi utilizzatore finale/puttaniere (nomina sunt consequentia rerum) ed il Berlusconi sostenitore assertivo del valore della famiglia, tanto da appoggiare apertamente nel passato recente le posizioni ecclesiastiche in materia. Qui c’è un problema di sicura rilevanza, in parte confermato dal calo di consenso al voto delle europee. E’ ancora troppo presto per giudicare quest’aspetto, ma certamente l’elettorato cattolico non è insensibile su questo punto. Anche se nel giudizio complessivo sulle ragioni del successo politico della figura di Berlusconi il fattore ipocrisia rischia di essere debole. Berlusconi, come abbiamo già detto in passato cercando di analizzare in maniera realistica le ragioni del suo successo, fa infatti del pragmatismo spinto all’eccesso, dell’adattarsi alle circostanze (sto con la Chiesa perchè conviene alla mia forza elettorale) uno dei suoi punti di forza.

La privacy. “We should ask not only when an affair becomes public but when it stops so”: così Ramesh Ponnuru nel suo intervento accenna ad un tema delicato come quello della privacy. Se è vero che una persona che ricopre importanti cariche politiche non può essere giudicata in maniera normale, esistono però dei limiti a questa attenzione pubblica. Anche questo è un punto da considerare in riferimento al caso italiano. Le feste di Berlusconi a Villa Certosa (a parte l’uso dei voli di stato a fini privati, ma questo è un cattivo e deprecabile costume non imputabile solo a B.) sono un affare privato, punto. I 5000 scatti in parte diffusi da El Pais sono una violazione palese e gravissima della privacy, ovvero di uno dei diritti fondamentali riconosciuti dall’Unione Europea, punto. L’indignazione deve valere anche per questo aspetto, punto. Al momento questo non è avvenuto nel nostro paese (forse me lo sono perso, ma ad esempio perchè il giurista italiano più esperto in materia, Stefano Rodotà, non è intervenuto?).

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