La banca Morgan Stanley ha recentemente cercato di comprendere il mondo dei social media e di tutto quanto gravita attorno all’universo giovani chiedendo ad un proprio stagista di quindici anni di illustrare le tendenze degli adolescenti. La storia, la trovate qui. Ora, scrivendo, mi rendo conto di quanto sia difficile in Italia non inquadrare l’argomento nel contesto del PD e della eterna lotta inventata tra giovani e vecchi, tuttavia esiste nel mondo una consistente attenzione verso le generazioni future che si esplica nella più chiara delle formule: i giovani rappresentano il mercato prossimo futuro. Conoscere come spendono significa conoscere come spenderanno.
Oltre questo interesse – che credo rappresenti il movente dell’attenzione della Morgan Stanley – esistono motivazioni ancor più valide, comprensibili solo in un’ottica di lungo periodo. In una geniale vignetta di Bucchi, un padre porta il figlio sulla cima di una montagna. Da lì, indicando al piccolo l’immenso panorama esclama: “tutto questo, un giorno, saranno cazzi tuoi”. Nella risposta si gioca il ruolo che una generazione deve cercare di svolgere nei confronti della seconda: l’abbandono del futuro o la sua creazione.D’altro canto, stando ad una mera logica commerciale, anche questa affermazione va smentita. Fossi un imprenditore, italiano, cercherei non tanto di investire sulle nuove generazioni, ma sulle vecchie. Stiamo ai grafici, e ai dati (tratti da qui) che rappresentano la suddivisione della popolazione italiana e svedese nel 2008, 2018 e 2028. Quale mercato credete sarà più florido nei prossimi anni? Se per la popolazione svedese la distribuzione di età rimane grossomodo costante, l’Italia mostra un costante invecchiamento.
Ecco, allora mettiamoci sotto; e voglio essere chiaro: sono pronto a lanciarmi in nuove avventure economiche dedicate alla terza età da qui ai prossimi anni. Siano pannoloni, apparecchi per l’udito, girelli. Io ci sto. Meglio ancora: lancio una proposta. Il grosso business del futuro sarà la solitudine. Offriamo accompagnamento agli anziani da qui ai prossimi vent’anni, e vedrete che faremo soldi a palate.
E però, non solo il mondo non è l’Italia, ma adeguarsi alla logica del “cazzi tuoi” potrebbe avere conseguenze terribili: a scaricare barili ci si troverà, prima o poi, ad essere scaricati. E poi,a dirla tutta, c’è una sottile differenza tra la proposta d’investire sui giovani così come ha pensato la Morgan Stanley e l’idea di speculare sulla vecchiaia prossima ventura del nostro Paese. Se qualche giovane trovasse i mezzi e le idee per diventare il nuovo Beghelli del secolo venturo, non ci sarebbe davvero nulla di strano: le idee nascono anche in relazione al mercato. Se il mercato è quello degli anziani, allora a questo si deve pensare.
Ma stiamo attenti. L’attenzione che la Morgan&Stanley ha rivolto ai giovani è certamente dovuta all’interesse di investimenti futuri, ma il rivolgersi, con un legittimo interesse economico, allo stagista quindicenne per comprendere cosa gli adolescenti fanno o non fanno, suona più come quegli zii o nonni che, alla prima visita del nipotino in occasione di qualche festa, ne approfittano per chiedere di programmare il decoder di Sky o di impostare il cellulare per inviare mms (che tanto non utilizzeranno mai): “Tu che sei bravo con i cellulari, non è che mi aiuti a mandare i messaggi con le foto?”. Di innovazione, insomma, c’è ne pochissima: l’anziano chiede sempre al giovane e il giocattolo resta nelle sue mani.
E’ abbastanza ovvio che, in occasione di rapide innovazioni, il gap tra i cosiddetti utenti esperti e gli utenti base si riduca praticamente a zero. Questo fenomeno accade in occasione di nuove dinamiche del mercato, quando non solo i vantaggi competitivi sono azzerati (tutti devono imparare a conoscere i nuovi strumenti) ma anche i soggetti classicamente indicati come guru si trovano allo stesso livello di chi ha contribuito ad accrescere le nuove teconologie in veste di utilizzatore della prima ora. L’unica vera differenza, come sempre del resto, la fa il risultato finale: o a nuovi contesti corrisponderanno nuovi esperti, oppure i vecchi si ricicleranno. Chiedere al nipote come si programma il lettore dvd per poi usarlo a sproposito non è davvero la migliore strada verso l’innovazione.




































Matteo Scurati
Nato a Milano nel 1981, è cofondatore de Lo Spazio della Politica e Store manager presso Bookrepublic, il primo portale italiano degli ebook. Per LSDP si occupa dell’impatto economico e sociale dell’innovazione tecnologica.