Pochi giorni fa ho avuto modo di sperimentare un vero e proprio shock positivo: passare due settimane in Cina, nell’ambito di un corso sulla creazione di start up organizzato dalla Peking University (PKU) e dalla London School of Economics and Political Sciences (LSE). E’ stato un periodo denso di esperienze, vissuto assieme a persone interessanti e all’interno di uno dei centri di produzione scientifica e tecnologica più importanti del paese.
Andiamo per ordine:
- Il corso. Nonostante il titolo un po’ esteso, “Management, Entrepreneurship and Global Leadership”, il programma aveva un obiettivo molto chiaro: insegnare a realizzare un business plan e impostare la creazione di un’impresa. Il corso è stato molto intensivo ed ha comportato diverse attività: lezioni frontali, discussione di casi studio, testimonianze di imprenditori e manager, letture teoriche, divisione in lavori di gruppo e produzione di piani di impresa con una presentazione finale. Tra le attività più interessanti ci sono stati gli incontri con personaggi attivi nel mondo imprenditoriale, come Ming Lei, uno dei fondatori di Baidu, il principale motore di ricerca cinese o quella di Yan Zhu, amministratore di Tsing Capital, un fondo di venture capital specializzato in tecnologie ecologiche. In entrambi i casi abbiamo avuto modo di capire come la Cina abbia sviluppato delle potenzialità che trascendono la semplice compressione dei costi e che in questo momento si sta creando un ecosistema di imprese, investitori e ricercatori capaci di operare nei settori più importanti delle economie avanzate.
- La docente. Oltre all’argomento di studio, il corso si è rivelato stimolante grazie alla competenza e alla capacità di coinvolgimento della docente, la professoressa Fei Qin. E’ una ricercatrice specializzata nello studio dell’imprenditorialità su scala internazionale e, tra le altre cose, è stata in Italia per studiare il distretto di Prato; al momento fa parte dello staff accademico della LSE, ha studiato in passato alla Peking University ed ha concluso un Ph.D. in Management al Massachusetts Institute of Technology (MIT).
- Gli alunni. La classe, di circa 45 persone, aveva un livello di diversità molto elevato. Background differenti – investment banker, imprenditori, studenti universitari di varie discipline – si affiancavano a provenienze etniche e nazionali di natura autenticamente globale: erano presenti circa 25 nazionalità differenti, dal Sud Africa a Singapore, dall’India alla Danimarca … passando per l’Italia.
- La zona. Il corso si è svolto nella Peking University, a Beijing. Rispetto a Shanghai, la capitale economica e finanziaria, è una città che tende ad essere “più cinese” e “meno moderna”: molti monumenti, simboli del partito, poche persone in grado di parlare inglese. Nonostante ciò, proprio qui si trova lo Zhongguancun, la “Silicon Valley cinese”: una zona in cui sono concentrate le principali aziende hi-tech (Microsoft, IBM, Lenovo, etc.) e le università più selettive della nazione: la Peking, che ha un dipartimento molto importante di computer science, e Tsinghua, l’università da cui proviene il vertice della classe politica cinese. Il paragone con la Silicon Valley regge fino ad un certo punto, dato che accanto ai centri di ricerca si vedono le tipiche scene da paese emergente: traffico caotico e incontrollabile, migrant workers che costruiscono stazioni della metropolitana o improvvisano chioschi per vendere cibo per strada.
- Il paese. Parlando di Cina è inevitabile parlare di sviluppo. In particolare, è interessante vedere come ci sia un’esplosione di opportunità economiche, come mercati relativamente giovani si stiano progressivamente strutturando e stiano costruendo le pratiche e le istituzioni necessarie per sostenerli. Sono stati scritti dei libri interessanti a riguardo, ad esempio “Billion of entrepreneurs”, sulla nuova imprenditorialità asiatica, o “Guanxi”, sulla modalità di installazione di un centro di ricerca hi-tech legato alla Microsoft. Al di là della letteratura, l’esperienza diretta è quella di un posto impressionante, dove è possibile percepire un’energia particolare. In Cina stanno accadendo molte cose, il paesaggio e le abitudini delle persone cambiano rapidamente, nuove opportunità vengono generate di continuo. Nonostante le molteplici contraddizioni di natura politica, sociale ed ecologica, è un luogo che determinerà, nel bene e nel male, una parte del nostro futuro.









