Master Affari Politicin
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29 ott
Ci sara’ una volta l’Italia – Quale futuro per la nostra economia?

Italy after BerlusconiL’Italia si limiterà a guardare lo sviluppo dei paesi emergenti o riuscirà a ricostruirsi come “BRICsItaly”? A ben vedere, l’apertura di nuovi mercati rappresenta sia una minaccia che un’opportunità. Il pericolo è evidente. Non possiamo raccontare in eterno la favoletta per cui il genius loci del design e della moda salverà il mondo.

È troppo comodo dire che le nuove classi medie dei paesi emergenti saranno automaticamente innamorate del Made in Italy: dopo la crisi il paese corre il rischio di svegliarsi dal sogno italiano, trovandosi sconnesso in un mondo in cui conta il network power. Un contesto in cui le storie, per quanto di successo, non fanno sistema da sole, tantopiù se disperse ed irregimentate nei confini di localismi angusti. L’immagine dell’Italia è sospesa tra fantasma e museo, eppure deve diventare il punto fermo di una nuova strategia politica complessiva e allo stesso tempo flessibile. Ecco la vera opportunità: il Made in Italy non può essere un’espressione retorica, deve essere invece parte integrante dell’interesse nazionale. Così come le politiche per il turismo, su cui il nostro paese registra un ritardo negativo preoccupante. L’Italia vince, quindi esiste, se opera in modo efficace in questo contesto. E’ quindi necessario portare avanti tre filoni per trasformare il Made in Italy da pubblicità a strategia, fuori da una logica di sopravvivenza:

1) Investimenti esteri e certezza del diritto

Attrarre investimenti esteri è di importanza fondamentale per operare con efficacia nel contesto economico globale. La compressione dei flussi finanziari dell’Italia dal resto del mondo viene da lontano, prima della crisi economica mondiale. Burocrazia, criminalità e lentezza della giustizia civile eliminano la certezza del diritto e scoraggiano gli investimenti stranieri. Serve una riforma profonda, a partire da esempi virtuosi come quello del Tribunale di Torino, accompagnata da misure che possano apportare discontinuità significative, come la creazione di zone economiche speciali. Infatti, le imprese italiane vivono una situazione in cui ad un livello molto elevato di tassazione si abbina una tolleranza paradossale per l’evasione: ciò di cui c’è bisogno è esattamente l’opposto.

2) Creare un sistema di promozione dell’imprenditorialità creativa

La comunità economica italiana si autodefinisce creativa. Ma la creatività non è data: all’interno delle economie avanzate essa si fonda su una struttura di incentivi che deve essere costruita strategicamente. Qualcosa si muove, dai venture capital alle associazioni di business angel, ma non è abbastanza. Questi semi potranno fiorire se saranno supportati dal sistema circostante, attraverso una detassazione degli utili reinvestiti in fondi per la creazione di start up, la semplificazione e l’incentivazione fiscale dei rapporti tra università e imprese, il mutamento dei role model e l’adozione di un paradigma culturale orientato verso l’innovazione.

3) Creare una strategia nazionale di sviluppoItalia_vuota (1)

Come orientare la nostra struttura produttiva in relazione agli sviluppi del mercato e della domanda mondiale: questo è il tema centrale, per il futuro come per il presente. Per farlo serve un nuovo orizzonte di analisi, capace di comprendere i paesi in cui la nostra presenza commerciale è più forte, le aree in cui investire (ad esempio, il bacino mediterraneo) e le istituzioni necessarie per accompagnare questo processo. Sarà quindi necessario conciliare tale strategia di sviluppo nazionale con la frammentazione localistica dell’Italia, trasformandola da ostacolo in risorsa.

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