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08 ott
Il 7 ottobre degli storici di domani
di Moris Gasparri       sezione: Italian politics

corte costituzionaleGli storici che vorranno ricostruire gli eventi dell’Italia agli albori del ventunesimo secolo molto probabilmente incapperanno nelle loro ricerche nella fatidica data di mercoledì 7 ottobre 2009. La memoria storica, si sa, è selettiva. Se questa memoria potesse essere indirizzata a partire dal nostro presente, la speranza è che della giornata di ieri (che, comunque la si guardi, non è stata una giornata qualunque) possa essere recuperato il momento di cui diremo sotto, relegando ai margini tutto il resto.

La politica italiana da quindici anni a questa parte vive in una bolla, per certi versi paragonabile alla Great Bubble finanziaria. Berlusconi ieri ha di nuovo esibito la sua faccia feroce, in un istinto di scontro che non ha risparmiato nessuno, nemmeno il presidente Napolitano. Nel breve periodo la sua è probabilmente una strategia vincente per garantire la durata del suo potere. Diventa però difficile capire come tutto questo potrà conciliarsi con quella responsabilità di governare affidatagli dal voto maggioritario degli italiani, argomento che ieri quasi tutti i principali esponenti del suo partito hanno rivendicato in sua difesa. Non che in linea di principio questa rivendicazione non sia giusta. Pensare però che l’eterno procedere per scontri, contrapposizioni e polarizzazioni sempre più acute attorno alle sue vicende personali (di cui Berlusconi non è semplicemente vittima, ma anche e soprattutto artefice, anche se non esclusivo) possa giovare al nostro paese è, ripeto, davvero molto difficile.

Quelle appena richiamate sono però quisquilie che non devono interessare lo storico di domani. A lui, e qui è di nuovo una speranza del presente che tenta di farsi vincolo per il futuro, il 7 settembre 2009 dovrà apparire come un momento inaugurale, l’apertura di una nuova era per il nostro paese: la politica che si riappropria dell’Italia, che si prende carico dei suoi problemi, che li sintetizza nei suoi linguaggi, nella sua comunicazione e nelle sue scelte. Che immagina il futuro dei suoi giovani, in maniera maledettamente concreta e non vagamente retorica, con proposte, non con le pappe per il cuore sociologizzanti. Che sa mettere in pratica la comparazione con le altre realtà europee e globali, scegliendo le best practices già sperimentate e provando a farle proprie, ad introdurle nei propri ordinamenti giuridici ed economici. E che quando deve contrapporsi (perchè no, non esisterà mai una politica interamente “neutralizzata”) lo fa sulle diverse soluzioni ad un problema di merito. Tutto questo c’è, in potenza ovviamente, nei quindici minuti della lezione tenuta ieri da Irene Tinagli a Roma per presentare il rapporto sulla mobilità sociale voluto dalla fondazione Italia Futura, che vale la pena di essere ascoltata e approfondita (qui la versione completa del rapporto). Questo è il momento della giornata di ieri che vorremmo fosse salvato dalla memoria degli storici di domani (e davvero, chissenefrega dei retroscena giornalistici su Montezemolo, Fini, Italia Futura nuovo soggetto politico etc. che stanno riempiendo le cronache di questi giorni. Anch’essi finiranno, con ogni probabilità, tra le quisquilie prima elencate). A scapito di tutto il resto. Anche se, ahinoi, è di questo resto che continueremo a parlare per un bel pezzo nel nostro paese.

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