Qualche settimana fa, il Ministro degli Esteri Franco Frattini, interrogato sull’ipotesi della scelta di Mario Draghi come Governatore della Banca Centrale Europea si dichiarava onorato di una tale eventualità. Poco dopo, il responsabile della Farnesina smentiva sé stesso e appoggiava la candidatura di Giulio Tremonti alla presidenza dell’Eurogruppo, una notizia ripresa anche qui dall’agenzia di stampa cinese.
Sebbene manchi ancora quasi un anno alle nomine delle due più importanti cariche della zona euro, l’Italia deve scegliere sin da ora quale sia il suo obiettivo, se non vuol ripetere l’inciampo avvenuto con la candidatura di Mario Mauro alla Presidenza del Parlamento europeo. Se si puntasse sulla BCE, al prossimo governatore toccherà accompagnare il sistema economico al di fuori dalla crisi finanziaria e incentivare le misure anticicliche necessarie per risolvere i problemi occupazionali che si stanno rivelando sempre più drammatici nel continente. Sarà sua cura l’allargamento della zona euro ai paesi che sono parte dell’ERM e quelli che presto vi entreranno come i Balcani o l’Islanda. Infine dovrà preoccuparsi degli equilibri monetari in vista di una probabile svalutazione del dollaro nel prossimo futuro.
Mario Draghi è un uomo di equilibrio e pragmatismo, giustamente considerato fedele servitore dello stato nel solco di economisti di fama internazionale come Mario Monti. La sua nomina nello scorso aprile in seguito al Vertice del G20 di Londra a Presidente del Financial Stability Board lo ha posto in pole position per ambire alla carica di Governatore. Il Wall Street Journal e il New York Times hanno confermato con i loro endorsement una candidatura che appare ormai quasi un segreto di Pulcinella. Quando nel 2006 fu chiamato a sostituire il vituperato Antonio Fazio, sembrava quasi un marziano chiamato da chissà dove per salvare da uno sciagurato destino Palazzo Koch. Draghi appare come il prodotto dell’eccellenza italiana: formatosi negli anni 70 al MIT, quando la gran parte degli economisti italiani non aveva mai varcato i confini italici, negli anni 80 alterna gli studi accademici al lavoro alla Banca Mondiale. Divenuto Direttore Generale del Tesoro negli anni 90, Draghi è l’artefice insieme a Ciampi della rincorsa all’Euro e, malgrado gli sconvolgimenti politici di allora, del risanamento delle casse statali.
Dando inizio alla liberalizzazione del settore bancario e nuova vitalità ad una borsa sino ad allora asfittica, fu lui a promuovere la vendita delle compartecipazioni statali (IRI- IMI) e la privatizzazione delle aziende pubbliche come l’unica alternativa alla bancarotta delle casse pubbliche, tenuto conto di un rapporto tra debito pubblico e PIL oramai fuori controllo. In ragione di queste sue scelte il Governatore di Bankitalia è stato accusato dal suo nemico giurato Francesco Cossiga di essere un “affarista”. Il Picconatore rimprovera al Governatore di aver ricoperto per cinque anni la carica di Vice-Presidente della banca d’affari Goldman-Sachs, insinuando che lo stesso Draghi abbia ordito un complotto per svendere il sistema industriale dello stato alla finanza internazionale sfruttando la svalutazione della lira. Paradossalmente, proprio l’antipatia di Cossiga per Draghi lo trasforma in un supporter della sua candidatura alla BCE, considerando tale nomina come un’ottima opportunità di disfarsi del “marziano”.
Sgombriamo il campo da fraintendimenti. Competere per una posizione di rilievo a livello europeo è più che legittimo, ma non si può proporre la candidatura di Mario Draghi soltanto considerandola come una lotta per il potere interna al mondo bancario soggetta alle regole del più bieco nazionalismo. L’Italia deve saper dimostrare di fare sistema “per” qualcuno e non a suo discapito, perché la posta in gioco è molto alta. A parziale rimedio dei gravi problemi di immagine di cui soffre l’Italia all’estero, si sta parlando di affidare a uno dei personaggi più talentuosi del nostro paese una posizione importante dell’Unione Europea per i prossimi 8 anni. La campana a morte suonata a Pittsburgh per il G8 ha reso l’Italia un nano politico a livello globale, ma a livello europeo possiamo ancora fare sul serio, e puntare sul candidato giusto per il posto giusto è il modo per dimostrarlo.










6 Responses to “Salvate il soldato Draghi”
Monti è una delle nostre poche grandi personalità. Ma nemmeno lui è stato sostenuto dal paese come meritava: prova ne sia la sua sostituzione alla Commissione europea con Tajani…
Monti ha lavorato 10 anni come commissario all’UE. Ha avuto il tempo sufficiente per lavorare bene (e lo ha fatto). Non si può pensare di confermare a vita nessuno. Il dramma è che il candidato che lo doveva sostituire era Buttiglione (bocciato dal PE) e poi fu Frattini (che si dimise a metà mandato) e infine Tajani (mediocre).
Il posto di governatore è per 8 anni non rinnovabile ed è scelto dal Consiglio europeo (non dall’Italia). mi auguro che l’Italia possa giocarsela.
Ah no, mica l’ho detto io che Monti avrebbe avuto un posto (ancora più) di rilievo all’interno della nuova Commissione se il suo paese l’avesse supportato!
Di fatto se ne è tornato ad insegnare nella sua Università: vuol dire che non abbiamo voluto spingere un nostro uomo all’interno delle istituzioni internazionali e questo è un fatto.
Qui non stiamo discutendo delle capacità di Monti. E’certo che avrebbe potuto esseren riconfermato, così come il governo è libero di scegliere se farlo o cambiare uomo. Forse è un bene che non abbia continuato perché nessuno può assumere un incarico a vita. Il problema è averlo sostituito con personaggi di livello mediocre e opachi, abdicando alla posizione di rilievo conquistata. Ci sono ottimi DG italiani alla Commissione che potevano essere scelti, così come accademici, politici esperti e mep anche di destra (es. Mario Mauro). Si è scelto la mediocrità, ci si è rassegnati all’irrilevanza.
Vogliamo cambiare direzione? Puntiamo su Draghi, sarà all’altezza dell’incarico.
D’accordo, ma di Draghi abbiamo bisogno qui in Italia, come il pane, proprio perchè è bravo…
[...] 13, 2009 · Leave a Comment Dopo il sostegno del Wall Street Journal e quello di Lo Spazio della Politica l’ipotesi di candidare Mario Draghi alla guida della BCE incassa oggi anche il sostegno [...]