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27 ott
Ci sara’ una volta l’Italia – Lo “stato” del nostro Stato

Italy after BNon si può parlare dell’Italia dopo Berlusconi senza riconoscere ciò che l’Italia è effettivamente stata, dal 1993 a oggi: il paese di Berlusconi. Il “paese che amo” del discorso della discesa in campo ha ricambiato il suo amore per molto tempo.

Molti non se ne sono accorti o hanno fatto finta di niente. Berlusconi va però spiegato ai principianti, tenendo presente due fattori: a) una generazione che, nel bene e nel male, è cresciuta a pane e Berlusconi, e per cui “politica” significa ammirare Berlusconi o odiarlo; b) la capacità comunicativa e tattica di Berlusconi, la sua strategia di sopravvivenza, per cui riesce a combattere con un colpo di reni. Perciò serve una rappresentazione, anche tragica, della vicenda berlusconiana e della sua eredità. Bisogna guardare anche alle figure di contorno. Pensiamo, per esempio, a 4 “b” di “B”. Si tratta di cortigiani che rivendicano il ruolo intellettuale del berlusconismo (Bondi è l’esempio), di figure di straordinario fiuto politico (Bossi), di rappresentanti di un nuovo sentimento nazionale che si avvicina alla politica mettendo le pezze all’emergenza continua del territorio (Bertolaso), di un riformismo sospeso tra incazzatura e modernizzazione (Brunetta).

L’altro elemento dell’equazione è l’Italia. L’Italia di Berlusconi presenta due caratteristiche fondamentali. Anzitutto, il suo impoverimento economico e sociale, che non va riservato a romanticismi ma va affrontato, ne fa una nuova specie di stato fallito. Uno stato che si accompagna ai grandi e che tuttavia si rimpicciolisce continuamente, non sapendo cosa vuole, comportandosi come un intruso. Il suo capitale politico, sociale e umano segna un fallimento senza precedenti. Inoltre, l’Italia non è un regime, ma vive una sorta di “transizione democratica”, un sentimento di “democrazia esausta” che manifesta le debolezze dello stesso ordinamento democratico, che può essere un preludio dell’involuzione di altri stati europei. Ne è testimone la presenza onnipervasiva del tema della sicurezza, che costruisce una nuova domanda di “stabilità” che è pre-democratica. Parte degli italiani credono che per un ventennio sia andato in scena il film “Berlusconi contro la democrazia”. Ma l’Italia dopo Berlusconi, a partire da quest’esperienza, deve piuttosto interrogarsi sulle contraddizioni e opportunità della democrazia stessa. Per questo, invece di dieci domande a Berlusconi, è più utile elaborare una mappa dei problemi in dieci tappe – come abbiamo cominciato a fare ieri e come faremo fino a mercoledì 4 novembre – in grado di riportare al centro del dibattito la domanda sull’Italia. Ma parlare di Italia in termini politici significa parlare, come evoca il titolo di questo post, di Stato.

Lo Stato si definisce classicamente come quell’attore sovrano in grado di escercitare il controllo sulla forza (esercito, polizia), sul proprio territorio (entro i confini nazionali) e sulla moneta (lo Stato è l’unico ente preposto a batterla). Per ciascuno di questi tre punti appare difficile pensare all’Italia come uno Stato, figuriamoci se presi tutti contemporaneamente. E la variabile storica non fa certo chiarezza.
Almeno cinque regioni dello scenario nazionale scontano un doppio governo caratterizzato dall’esistenza di attori politici – la criminalità organizzata – in grado di gestire e immaginare la vita quotidiana. Sulla base della provocazione di Kelsen, poi ripresa da Miglio, a questi attori va riconosciuta legittimità fino a che si dimostrino capaci di esercitare un reale controllo in quelle zone. Quanto al controllo della forza e al controllo dell’economia, se da un lato lo Stato appare ancora come l’elemento di riferimento – c’è bisogno dello Stato per governare l’economia – dall’altro i processi economici e persino quelli militari sembrano sempre di più travalicare i confini nazionali con facilità e fluidità. Ma anche qui l’Italia è nel pantano. Conta lo shock di essersi pensata nel gioco dei Grandi, senza giocare davvero, e di ritrovarsi ora stato galleggiante di fronte al nuovo mondo emerso. In altri termini, è bene porre la questione dell’esistenza dell’Italia indagando la reale contrapposizione Nord/Sud, ma anche oltre, attraverso tre filoni fondamentali:

1) Exist strategy: l’Italia esiste veramente?

2) L’Italia a pezzi: Se l’Italia esiste, qual è il senso della sua frammentazione dei poteri, la sua poliarchia esasperata? L’Italia è uno Stato o la sua divisione interna è ben più ampia e profonda di questa semplice dicotomia?

3) Il declino infinito: l’Italia è un nuovo esempio di “Stato fallito”?

(continua)

Speciale Ci Sarà una volta l’Italia: fino al 4 novembre nel nostro sito un percorso in dieci tappe con le idee che animeranno la discussione del nostro seminario alla Camera di giovedì 5 novembre. Una “pillola” al giorno, per provare ad immaginare in maniera trasversale i temi e le sfide dell’Italia dopo Berlusconi. Stay tuned.

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