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9/11/1989 – 9/11/2009 : Il compleanno dei nuovi europei

di Stefano Torelli · 5 Comments · in Politica globale · 9 novembre 2009

muro di berlinoVenti anni fa crollava un muro e nasceva una generazione. Proprio così, perché al di là dell’evento storico in sé, delle colonne di automobili che dalla Germania Est e da altre parti del blocco sovietico si recavano nei giorni precedenti al fatidico 9 novembre, verso l’Ungheria che aveva aperto le frontiere con l’Austria e, dunque, verso l’Ovest e la libertà; al di là delle picconate che hanno abbattuto quel muro la notte del 9 novembre, dopo quasi trent’anni di esistenza; al di là delle immagini dei berlinesi che si abbracciavano dopo aver scavalcato o creato brecce in quel muro; al di là di tutti questi ricordi e della storia, c’è una generazione di ragazzi e di “europei”.

Non si parla tanto di europei nel senso comunitario dell’Unione Europea, quel progetto rivitalizzato proprio dalle macerie di quel muro e che per una stagione intera (tutti gli anni ’90) ha avuto l’illusione di creare un nuovo soggetto politico che potesse incidere sulla vita politica internazionale quanto (se non più) degli Stati Uniti, allargandosi sempre più verso Est e dando l’impressione che potessero nascere gli Stati Uniti d’Europa. Niente di tutto questo. A distanza di venti anni si può affermare che, se le cose rimanessero così, l’idea di un’unità politica europea, del ritorno alle relazioni internazionali intese come eurocentriche, dopo la fine della Guerra Fredda in cui il Vecchio continente è stato l’oggetto delle contese delle due superpotenze entrambe esterne all’Europa, sarebbero ormai puro idealismo, con poche o nessuna chance di realizzazione.

E’ per questo che con la nascita di una nuova generazione di europei si vuole intendere altro. Quell’altro è formato dalle persone, dalla società, dalle idee che sono state condivise con tutta quella parte di Europa che si trovava al di là del muro. Quei giovani che si abbracciavano e festeggiavano 20 anni fa sono diventati la classe dirigente di nuove entità statali vogliose di rinascita e libertà. Simbolo di speranza per il futuro e di sviluppo, con lo sguardo a quell’orizzonte che un muro troppo ingombrante non aveva dato loro la possibilità di essere visto, ma solo il vagheggiamento di essere sognato ed immaginato. I bambini e ragazzini che guardavano le immagini di quel muro sgretolarsi, sotto i colpi di martello di ogni singolo comune cittadino e tra le note dei Pink Floyd che accorrevano presso la Porta di Brandeburgo per celebrare l’evento, sono adesso gli stessi che, da Lisbona a Riga e da Stoccolma a Budapest, fanno parte della “generazione Erasmus”. E dunque sono loro i protagonisti di questa rivoluzione fatta a colpi di piccone e martello. Una rivoluzione quasi del tutto incruenta che ha portato milioni di persone ad interagire tra di loro, a sentirsi più liberi in un mondo tutto uguale, o almeno privo degli odiosi vincoli imposti da due generazioni sospettose e liberticide che hanno posto in essere quel muro.

La mente oggi va a quelle immagini, alle lacrime di gioia dei berlinesi che fanno festa, ma anche alle feste di oggi nei quartieri di Parigi e Londra, cui prendono parte ragazzi di Lubiana, Tallin, Oslo, Madrid e Roma. Questa è la più grande eredità lasciata dalla caduta del muro. Un’eredità fatta di persone e di società, dal momento che per il resto molte cose sembrano stiano tornando uguali: la Russia compete fortemente con gli Stati Uniti a suon di gasdotti e guerricciole di confine; l’Europa continua ad essere divisa e non sa schierarsi unitariamente su alcun oggetto di discussione; l’Asia e l’Africa continuano ad essere terreni di scontro in cui si inserisce anche la superpotenza cinese (e anche qui, non è una grande novità rispetto alla fine degli anni ’80…) e in Italia si continua a combattere una guerra ideologica tra destra e sinistra (che nel frattempo hanno assunto forme diverse da quelle di ieri, ma hanno mantenuto la retorica e il livello di scontro di venti o trenta anni fa).

E allora è alla generazione Erasmus che dobbiamo guardare per sperare che la caduta del muro sia servita a cambiare davvero le cose. E, se così è, gli effetti del 9 novembre 1989 si vedranno tra una decina di anni, quando i ragazzi cresciuti senza l’ombra di quella parete saranno pronti per prendere decisioni importanti per i rispettivi Paesi, condividendo tutti quanti quello spirito di libertà e quella voglia di incontrare gli altri che hanno contraddistinto la nostra generazione. Da tutti quegli incontri, resi possibili dall’evento di quella notte di novembre, si saranno allora avuti dei risultati positivi in termini di creatività e voglia di crescere insieme.

* articolo pubblicato anche su Il Caffè geopolitico

Tagged with: Erasmus • Est • Europa • europei • generazione • libertà • muro di Berlino 
Stefano Torelli
Autore

Stefano Torelli

Nato a L'Aquila nel 1981, è ricercatore presso l’ISPI. Per LSDP si occupa di geopolitica, in particolare di Turchia e paesi del mondo arabo.

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  • Pingback: DgTvOnline.com » Il compleanno dei nuovi europei

  • Luca Baldini

    Condivido a pieno, ironia della sorte pochi minuti fa ho scritto un pezzo che si collega al tuo cercando di sottolineare come i GD devono avere come principale obiettivo quello di comunicare con quella fascia di cittadini che vanno dai 16 ai 30 anni che sono stati i grandi assenti in quel risultato di 3 Mln d’affluenza alle primarie del 25 ottobre scorso, e di come il PD debba capire che solo con menti libere dai pregiudizi vecchi di 20-30 anni si potrà avere un ruolo in una Europa Unita. Quando Garibaldi fece l’Italia disse: “Fatta l’Italia ora bisogna fare gli Italiani” Quest’Europa stenta a Farsi perché gli Europei ci sono già ma non hanno assolutamente nessun potere decisionale ne spazi dentro la formazione di una loro Europa.

  • http://ilpoliti.ilcannocchiale.it/cannocchiale.aspx Alessandro Politi

    Viva la Esrasmus generation, ma armatevi anche di quel che di utile hanno prodotto le precedenti. Sentite adesso i ricordi dei guerrieri freddi per non farvi fregare dai loro nipotini a caccia di feroci mussulmani…

  • http://www.lospaziodellapolitica.com Moris Gasparri

    Stamattina mi hanno fatto riflettere le parole di Helmut Kohl citate da Sandro Gozi in un suo articolo su Europa:

    “Aveva ragione Helmut Kohl, quando in numerosi incontri a cui ebbi il privilegio di partecipare assieme a Romano Prodi ripeteva ai suoi interlocutori: «Fate presto e fate il massimo con la mia generazione, perché quelli che verranno dopo semplicemente non sono interessati”

    Una buona dose di realismo contro ogni retorica enfatica sulla generazione Erasmus (a cui in passato per la verità ho aderito) è secondo me più che opportuna.

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