Master Affari Politicin
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04 nov
Ci sara’ una volta l’Italia – Chi pensa alla nostra energia?

Paolo Scaroni EniL’Italia, anche se vivacchia, consuma. Consuma risorse che non possiede e compra altrove. In mezzo a questo processo non c’è mai stata una reale consapevolezza, a partire dal disinteresse della classe politica, della centralità delle questioni energetiche.

Facciamo un gioco. Pensiamo di vivere “etsi Berlusconi non daretur” e che Repubblica decida di rivolgere oggi dieci fatidiche domande ai personaggi più in vista della nostra classe politica:

1) Qual è la nostra strategia di approvvigionamento delle risorse che non abbiamo?

2) Perché il tema energia è così sottovalutato nella discussione pubblica?

3) Perchè negli ultimi venti anni non ci siamo dotati di un piano energetico nazionale, al contrario degli altri grandi paesi europei?

4) Chi avrà in mano l’Italia dell’energia?

5) Quale sarà il ruolo delle energie rinnovabili e che peso avrà la green economy, a livello occupazionale e di cambiamento delle scelte e delle azioni individuali?

6) Cosa stiamo facendo per il risparmio energetico?

7) Come riorganizzare il ciclo dei rifiuti?

8) A che punto siamo con gli obiettivi del pacchetto europeo 20-20-20?

9) Il ritorno al nucleare è la nostra salvezza?

10) Come si concilia una visione energetica legata all’idea di interesse nazionale con la poliarchia ed i localismi che caratterizzano il paesaggio politico-amministrativo italiano?

Quanti secondo voi sarebbero in grado di rispondere? La domanda suona retorica, anche se altrove sembrano esserci dei leader politici con le idee più chiare su questi temi. Avete forse sentito in questi giorni qualcuno nel nostro paese sollevare l’attenzione su notizie come queste? La supplenza della politica in campo energetico in questi anni è stata fatta dai grandi attori economici nazionali, dall’ENI all’Enel, e dalle loro strategie. Oppure dall’attivismo delle piccole e medie imprese che hanno sfruttato e stanno sfruttando, pur tra ritardi e vuoti normativi, le nuove frontiere del mercato energetico. La domanda sorge a questo punto spontanea: il modello energetico italiano, con una politica assente e inefficace, è capace di sopravvivere anche in futuro? Ai leader dell’Italia after B l’ardua sentenza.

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5 Responses to “Ci sara’ una volta l’Italia – Chi pensa alla nostra energia?”

una semplice osservazione: visto come sono stati gestiti della politica altri importanti aspetti strategici (male), forse in campo energetico l’assenza di interesse nel dibattito partitico è stato un bene.
poi, si può sempre migliorare: ma questo non significa necessariamente (anzi) più intromissione politica.

mv
novembre 4th, 2009

Osservazione interessante. Proverei a rispondere in due modi:

a) Eni e Enel sono dei soggetti “politici”, perchè nelle questioni energetiche politica e economia sono più intrecciate che altrove, e su molte cose fanno non solo supplenza, ma forse operano con più efficacia della politica

b) ci sono degli aspetti normativi (penso al settore rinnovabili o alla scelta del nucleare) su cui la responsabilità è del governo (quindi i partiti). qui una discussione pubblica serve, sennò ci troviamo enti locali e cittadinanza che non vogliono il nucleare e non vogliono in generale nulla e ministri che continuano a fare proclami sul futuro mix energetico. così non se ne esce.

Moris Gasparri
novembre 4th, 2009

a) politici non partitici (ma mi fermo qui, altrimenti andremmo un po’ fuori tema).

b) …pensare a come è stata scartata l’opzione nucleare negli anni ’80 mi fa essere molto scettico sulla qualità e l’effettiva portata del dibattito pubblico nel nostro paese.
detto questo, sono dell’idea che vada la pena tentare: ma siamo poi così sicuri che dentro (e intorno) ai nostri partiti ci siano persone che vogliano (e possano) impegnarsi, in un dibattito del genere?

mv
novembre 4th, 2009

a) La tua traccia sui “politici non partitici” è interessante e andrebbe sviluppata. Poco tempo fa linkavo la videointervista di Scaroni al Financial Times: effettivamente sembra di essere in un altro mondo.
b) Se non ci sono persone che vogliono (e possono) impegnarsi, c’è sempre la soluzione di far sentire la propria voce per spingerli ad andarsene. Ora, da realista dico che non è semplice, ma l’alfabetizzazione energetica sta entrando nel cittadino, anche se naturalmente c’è il rischio di approssimazione che sottolinei tu. Ci servono buoni “educatori” energetici e provocatori, per un dibattito pubblico su queste cose, e, ripeto, forse qualcosa sta emergendo.
c) Tra l’altro qualcosina si è mosso, sottotraccia (http://www.industria2015.ipi.it/index.php?id=4). Qui l’intervista a Bersani sul tema: http://www.energiaspiegata.it/2009/05/industria-2015-per-innovare-imprese-e-pubblica-amministrazione/#more-2150. Penso anche alla questione Nimby lanciata da Letta e altri.

Alessandro Aresu
Alessandro Aresu
novembre 4th, 2009

Uno studio della Deutsche Bank http://www.docuticker.com/?p=29217 dice che paesi quali Germania, Francia, Cina, Brasile sono a rischio molto basso per gli investimenti sulle energie pulite mentre in Italia il rischio è alto per “mancanza di una politica chiara”. Questo avvalora le tesi dell’articolo e mi fa convincere sempre di più che l’Italia deve sviluppare un’industria dell’energia rinnovabile altrimenti alla fine del conto energia ci ritroveremo in grossi guai.
Direi che l’Italia ha una sua politica energetica basata sul monopolio/oligopolio delle società dello stato Eni ed Enel e su poche altre che comunque hanno forti legami col potere, salvo rarissime eccezioni.
Questo porta a camuffare le scelte fatte come indispensabili pur di favorire sempre le stesse persone.
Aumentano le centrali a gas, aumentano quelle a carbone e si punta sul nucleare. Queste scelte servono per diversificare gli apporvvigionamenti e favorire una riduzione della dipendenza energetica nazionale e ritengo che potrebbero essere anche giuste concettualmente ma non finanziariamente. Il problema è che vengono favoriti sempre gli stessi e si rischia di perdere il passaggio verso un’energia democratica che privilegia il cittadino. Questo è dovuto anche ai ritardi ed alle continue lamentele sugli oneri troppo gravosi per l’Italia relativamente alle energie pulite. Il ministro Prestigiacomo, assolutamente fuori luogo, ha sposato la causa di Berlusconi del non fare e lamentarsi in attesa che qualcuno ci riduca gli oneri.
Serve una scossa e presa di posizione della popolazione in cui, fra l’altro, si sta radicando l’effetto nimby.

Matteo Silvestrelli
novembre 5th, 2009