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17 nov
Do you remember Iran?
di Stefano Torelli       sezione: Politica globale

ahmadinejadE ci voleva Saviano in prima serata su RaiTre perché tutti noi ci ricordassimo che esiste ancora un posto, di cui peraltro qualche mese fa erano piene le prime pagine di tutti i quotidiani mondiali, in cui si continua a stuprare i dissidenti politici in carcere e a reprimere le manifestazioni di piazza, come accaduto ancora una volta la settimana scorsa. Quel posto è l’Iran e, a distanza di cinque mesi dalle ultime contestatissime elezioni e dalle manifestazioni di indignazione da tutte le parti del nostro Paese, sembra che tutto sia tornato alla normalità.

Nel frattempo un governo nuovo è stato formato, con a capo sempre Mahmoud Ahmadi-Nejad, un Ministero, quello della Difesa, è stato assegnato ad Ahmad Vahidi, ricercato in mezzo mondo dall’Interpol quale responsabile dell’attentato che nel 1994 fece 85 morti in un Centro Ebraico di Buenos Aires e, dulcis in fundo, Teheran continua a farsi gioco della comunità internazionale, assumendo atteggiamenti più che ambigui (volutamente) di fronte alle proposte di negoziazione sulla questione del suo programma di arricchimento dell’uranio.

Ci voleva Saviano, perché siamo un Paese strano, fatto di strani politici, strani cittadini e strani giornali. Se fino a quattro mesi fa, sull’onda emotiva e, diciamolo, a volte anche un po’ politicizzata (ad alcuni ambienti sembrava facesse quasi piacere potersi scagliare contro il regime iraniano, per mettere in guardia i connazionali contro i pericoli provenienti dalle possibili derive anti-democratiche di regimi associati all’Islam), delle repressioni a Teheran e nelle altre città dell’Iran, tutti quanti gridavano allo scandalo ed incitavano alla rivoluzione contro gli Ayatollah persiani, nelle ultime settimane nessuno o quasi si è più occupato di quanto accade in quel Paese.

Eppure di cose ne sono accadute: come dicevamo, abbiamo assistito alle provocazioni di un Presidente (probabilmente figlio di brogli elettorali) che ha nominato Ministro un ricercato internazionale, che ha ordinato i processi e le condanne a morte (le condanne a morte!) di giovani attivisti e studenti, rei di aver tentato di manifestare il loro dissenso al regime. Siamo stati testimoni della fiera domanda di uno studente genietto della matematica, Mahmoud Vahidnia, alla Guida Suprema del Paese, il Capo di Stato Ayatollah Ali Khamenei, in un incontro all’Università di Teheran: “Ayatollah, ma perché non è possibile contestarla? Lei crede di non fare errori?”. Altro che Saviano su RaiTre: la televisione di Stato, che mandava in diretta l’incontro della Guida Suprema con gli studenti, ha immediatamente sospeso le trasmissioni. E lo studente? Chissà, speriamo di non sentir parlare di lui come della prossima vittima “nemica dello Stato”.

Nel frattempo nella Provincia Sud-orientale del Sistan-Baluchistan un attentato, neanche un mese fa, ha provocato la morte di decine di persone, tra cui il vero obiettivo: alcuni elementi di spicco dei Pasdaran, il corpo militare formatosi dopo la Rivoluzione del 1979 e spina dorsale dell’establishment che mantiene al potere Ahmadi-Nejad. Anche qui, se ne è parlato, ma solo per sottolineare le difficoltà (comunque vere) del regime a mantenere la stabilità, senza voler approfondire. Senza voler spiegare che, dietro ai terroristi che hanno perpetrato l’attentato, vi sono anni e anni di ingiustizie sociali, in una delle pochissime aree del Paese a maggioranza sunnita (il regime è sciita) e di etnia Baluchi e non persiana. Storie di emarginazione e disuguaglianze istituzionalizzate, dunque, dietro il terrorismo nel Sud-Est dell’Iran. Ma alla stampa italiana che ha riportato la notizia è bastato sottolineare come il regime fosse in difficoltà. Salvo, poi, nel giro di una settimana, ritornare a parlare del regime iraniano come di un rispettabilissimo attore che negoziava con i grandi del mondo circa il proprio programma di arricchimento dell’uranio. La Russia si offre di arricchire l’uranio di Teheran, garantendo così livelli di arricchimento necessari per l’uso civile, ma non sufficienti per un uso militare, controllando così il nucleare iraniano. La Francia e gli Stati Uniti appoggiano la proposta di Mosca e sperano che possa andare bene all’Iran. L’Iran rifiuta, poi accetta, poi smentisce, poi accetta ma solo a metà, poi di nuovo rifiuta categoricamente e, infine, fa appello alla Comunità Internazionale perché si trovi una soluzione condivisa (!).

E l’Italia? L’Italia, come sempre, per il momento sta a guardare. Fa il tifo per l’una o l’altra parte, speranzosa un giorno di poter partecipare alle concertazioni che contano, ma con la consapevolezza che difficilmente ci si potrà arrivare. Sogna un posto nel cosiddetto “5+1” (i 5 Paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU: Francia, Gran Bretagna, Cina, Russia e USA, più la Germania), il gruppo che insieme all’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) negozia con Teheran sul nucleare. Sogna un italiano, Massimo D’Alema, come nuovo “uomo PESC”, pur sapendo che i Paesi che contano all’interno dell’UE definiscono a casa propria le proprie politiche estere e non a Bruxelles. E l’Italia, infine, tra un sogno e l’altro, guarda Saviano su RaiTre, ricordandosi che esiste ancora l’Iran e che ancora non si è risolto molto in quel Paese. Continuano le incarcerazioni contro i ragazzi che protestano, i più sfortunati vanno alla forca, il governo è sempre quello e il programma nucleare va avanti. E ci voleva Saviano a ricordarcelo. Grazie.

E L’IRAN VA…
E ci voleva Saviano in prima serata su RaiTre perché tutti noi ci ricordassimo che esiste ancora un posto, di cui peraltro qualche mese fa erano piene le prime pagine di tutti i quotidiani mondiali, in cui si continua a stuprare i dissidenti politici in carcere e a reprimere le manifestazioni di piazza, come accaduto ancora una volta la settimana scorsa. Quel posto è l’Iran e, a distanza di cinque mesi dalle ultime contestatissime elezioni e dalle manifestazioni di indignazione da tutte le parti del nostro Paese, sembra che tutto sia tornato alla normalità. Nel frattempo un governo nuovo è stato formato, con a capo sempre Mahmoud Ahmadi-Nejad, un Ministero, quello della Difesa, è stato assegnato ad Ahmad Vahidi, ricercato in mezzo mondo dall’Interpol, quale responsabile dell’attentato che nel 1994 fece 85 morti in un Centro Ebraico di Buenos Aires e, dulcis in fundo, Teheran continua a farsi gioco della Comunità Internazionale, assumendo atteggiamenti più che ambigui (volutamente) di fronte alle proposte di negoziazione sulla questione del suo programma di arricchimento dell’uranio.
Ci voleva Saviano, perché siamo un Paese strano, fatto di strani politici, strani cittadini e strani giornali. Se fino a quattro mesi fa, sull’onda emotiva e, diciamolo, a volte anche un po’ politicizzata (ad alcuni ambienti sembrava facesse quasi piacere potersi scagliare contro il regime iraniano, per mettere in guardia i connazionali contro i pericoli provenienti dalle possibili derive anti-democratiche di regimi associati all’Islam), delle repressioni a Teheran e nelle altre città dell’Iran, tutti quanti gridavano allo scandalo ed incitavano alla rivoluzione contro gli Ayatollah persiani, nelle ultime settimane nessuno o quasi si è più occupato di quanti accade in quel Paese. Eppure di cose ne sono accadute: come dicevamo, abbiamo assistito alle provocazioni di un Presidente (probabilmente figlio di brogli elettorali) che ha nominato Ministro un ricercato internazionale, che ha ordinato i processi e le condanne a morte (le condanne a morte!) di giovani attivisti e studenti, rei di aver tentato di manifestare il loro dissenso al regime. Siamo stato testimoni della fiera domanda di uno studente genietto della matematica, Mahmoud Vahidnia, alla Guida Suprema del Paese, il Capo di Stato Ayatollah Ali Khamenei, in un incontro all’Università di Teheran: “Ayatollah, ma perché non è possibile contestarla? Lei crede di non fare errori?”. Altro che Saviano su RaiTre: la televisione di Stato, che mandava in diretta l’incontro della Guida Suprema con gli studenti, ha immediatamente sospeso le trasmissioni. E lo studente? Chissà, speriamo di non sentir parlare di lui come della prossima vittima “nemica dello Stato”.
Nel frattempo nella Provincia Sud-orientale del Sistan-Baluchistan un attentato, neanche un mese fa, ha provocato la morte di decine di persone, tra cui il vero obiettivo: alcuni elementi di spicco dei Pasdaran, il corpo militare formatosi dopo la Rivoluzione del 1979 e spina dorsale dell’establishment che mantiene al potere Ahmadi-Nejad. Anche qui, se ne è parlato, ma solo per sottolineare le difficoltà (comunque vere) del regime a mantenere la stabilità, senza voler approfondire. Senza voler spiegare che, dietro ai terroristi che hanno perpetrato l’attentato, vi sono anni e anni di ingiustizie sociali, in una delle pochissime aree del Paese a maggioranza sunnita (il regime è sciita) e di etnia Baluchi e non persiana. Storie di emarginazione e disuguaglianze istituzionalizzate, dunque, dietro il terrorismo nel Sud-Est dell’Iran. Ma alla stampa italiana che ha riportato la notizia è bastato sottolineare come il regime fosse in difficoltà. Salvo, poi, nel giro di una settimana, ritornare a parlare del regime iraniano come di un rispettabilissimo attore che negoziava con i grandi del mondo circa il proprio programma di arricchimento dell’uranio. La Russia si offre di arricchire l’uranio di Teheran, garantendo così livelli di arricchimento necessari per l’uso civile, ma non sufficienti per un uso militare, controllando così il nucleare iraniano. La Francia e gli Stati Uniti appoggiano la proposta di Mosca e sperano che possa andare bene all’Iran. L’Iran rifiuta, poi accetta, poi smentisce, poi accetta ma solo a metà, poi di nuovo rifiuta categoricamente e, infine, fa appello alla Comunità Internazionale perché si trovi una soluzione condivisa (!).
E l’Italia? L’Italia, come sempre, per il momento sta a guardare. Fa il tifo per l’una o l’altra parte, speranzosa un giorno di poter partecipare alle concertazioni che contano, ma con la consapevolezza che difficilmente ci si potrà arrivare. Sogna un posto nel cosiddetto “5+1” (i 5 Paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU: Francia, Gran Bretagna, Cina, Russia e USA, più la Germania), il gruppo che insieme all’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) negozia con Teheran sul nucleare. Sogna un italiano, Massimo D’Alema, come nuovo “uomo PESC”, pur sapendo che i Paesi che contano all’interno dell’UE definiscono a casa propria le proprie politiche estere e non a Bruxelles. E l’Italia, infine, tra un sogno e l’altro, guarda Saviano su RaiTre, ricordandosi che esiste ancora l’Iran e che ancora non si è risolto molto in quel Paese. Continuano le incarcerazioni contro i ragazzi che protestano, i più sfortunati vanno alla forca, il governo è sempre quello e il programma nucleare va avanti. E ci voleva Saviano a ricordarcelo. Grazie.
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One Response to “Do you remember Iran?”

L’italia ha fatto un po’ più che guardare , ha detto anche.
e poi Fiamma Nirensten ha presentato una mozione alla camera

certo meglio di quelle che ha fatto il reazionario Obama che ha tagliato i fondi alle organzzazioni per i diritti umani in iran.

http://www.fiammanirenstein.com/articoli.asp?Categoria=11&Id=2253

Saviano ha detto delle banalità un po’ strane, ma almeno ne ha parlato.

E’ bene che l’attenzione rimanga alta.

novembre 17th, 2009