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Se la Russia rimane “un rebus avvolto in un mistero che sta dentro ad un enigma” – nota, meravigliosa definizione del vecchio Winston Churchill – è anche perché il mondo occidentale si è raramente dedicato alla comprensione di quello che succede nella grande nazione russa e il modo in cui la sua leadership agisce in risposta al contesto in cui è costretta ad operare.
Questo libro, testimonianza storica e giornalistica del corrispondente da Mosca del Corriere della Sera, Fabrizio Dragosei, ci aiuta a fare luce sugli anni più difficili dell’attuale Federazione, quelli della implosione dell’Unione sovietica e della selvaggia transizione – incompleta – verso la democrazia.
Dragosei racconta e documenta il grande sacco dell’industria statale, tramite l’emissione dei voucher senza valore, che ha permesso a pochi dirigenti, in gran parte appartenenti alla vecchia elite, non solo di perpetrare, ma addirittura di ingigantire il loro potere politico e finanziario; grandi e rapide ascese e altrettanto grandi e rapide cadute come, ad esempio, nel caso degli oligarchi invisi al presidente Putin.
Dragosei ci racconta delle difficoltà di uno stato alle prese con una legalità incerta, una burocrazia e un immobilismo ereditate dal passato sovietico e l’incapacità di rinnovare le eccellenze industriali del passato; insomma di un paese con enormi potenzialità ed una tradizione straordinaria che sembra essere ancora affaticato, soffrire della sua recente storia.
Un valore aggiunto del libro, oltre la dettagliata narrazione degli avvenimenti dell’ultimo ventennio, è l’interessante interpretazione che Dragosei dà a questa storia: la figura di Boris Eltsin, spesso sminuita nei media occidentali – Eltsin è ricordato più come grande bevitore che come risoluto capo di stato – viene rivalutata, e paragonata al ruolo del traghettatore di una nave che versa in acque tempestose. Eltsin – si ricorda – fu il protagonista dell’interruzione del golpe militare in atto nel 1991, che aveva ormai messo Gorbacev nella condizione di prigioniero nella sua stessa dacia. Inoltre scorrendo le pagine del libro è facile rendersi conto del saggio tentativo – a mio avviso ben riuscito – di evitare un approccio “occidentale” nell’analizzare la storia russa.
Per comprendere il percorso che la Federazione Russa compirà nei prossimi anni, se si accontenterà di rimanere un paese esportatore di materie prime, se e come si avvicinerà all’Europa, se si avvia verso un percorso riformista o conservatore, è indispensabile capire quello che è successo nell’ultimo ventennio e quello che sta accadendo ai nostri giorni. Questo libro è dunque utile a tal scopo, poiché và ad arricchire la poverissima letteratura sul tema Russia post Urss; e ce n’era davvero bisogno.

DragoseiSe la Russia rimane “un rebus avvolto in un mistero che sta dentro ad un enigma” – nota, meravigliosa definizione del vecchio Winston Churchill – è anche perché il mondo occidentale si è raramente dedicato alla comprensione di quello che succede nella grande nazione russa e al modo in cui la sua leadership agisce in risposta al contesto in cui è costretta ad operare.

Stelle del Cremlino. L’Occidente deve temere la nuova Russia? – un libro di testimonianza storica e giornalistica del corrispondente da Mosca del Corriere della Sera, Fabrizio Dragosei – ci aiuta ora a fare luce sugli anni più difficili dell’attuale Federazione, quelli della implosione dell’Unione sovietica e della selvaggia transizione – incompleta – verso la democrazia.

Dragosei racconta e documenta il grande sacco dell’industria statale, tramite l’emissione dei voucher senza valore, che ha permesso a pochi dirigenti, in gran parte appartenenti alla vecchia elite, non solo di perpetrare, ma addirittura di ingigantire il loro potere politico e finanziario; grandi e rapide ascese e altrettanto grandi e rapide cadute come, ad esempio, nel caso degli oligarchi invisi al presidente Putin.

Dragosei ci racconta delle difficoltà di uno stato alle prese con una legalità incerta, una burocrazia e un immobilismo ereditate dal passato sovietico e l’incapacità di rinnovare le eccellenze industriali del passato; insomma di un paese con enormi potenzialità ed una tradizione straordinaria che sembra essere ancora affaticato, soffrire della sua recente storia.

Un valore aggiunto del libro, oltre la dettagliata narrazione degli avvenimenti dell’ultimo ventennio, è l’interessante interpretazione che Dragosei dà a questa storia: la figura di Boris Eltsin, spesso sminuita nei media occidentali – Eltsin è ricordato più come grande bevitore che come risoluto capo di stato – viene rivalutata, e paragonata al ruolo del traghettatore di una nave che versa in acque tempestose. Eltsin – si ricorda – fu il protagonista dell’interruzione del golpe militare in atto nel 1991, che aveva ormai messo Gorbacev nella condizione di prigioniero nella sua stessa dacia. Inoltre scorrendo le pagine del libro è facile rendersi conto del saggio tentativo – a mio avviso ben riuscito – di evitare un approccio “occidentale” nell’analizzare la storia russa.

Per comprendere il percorso che la Federazione Russa compirà nei prossimi anni, se si accontenterà di rimanere un paese esportatore di materie prime, se e come si avvicinerà all’Europa, se si avvia verso un percorso riformista o conservatore, è indispensabile capire quello che è successo nell’ultimo ventennio e quello che sta accadendo ai nostri giorni. Questo libro è dunque utile a tal scopo, poiché và ad arricchire la poverissima letteratura sul tema Russia post Urss; e ce n’era davvero bisogno.

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