Come potete vedere nella nostra home page, giovedì scorso il nostro seminario alla Camera è stato ripreso da Radio Radicale. Qualche settimana prima avevamo inoltrato alla redazione la richiesta, che è stata accettata. Piccolo ma significativo particolare, senza spese per le casse (dagli inizi a oggi vuote) de Lo Spazio della Politica. Potete immaginare quindi la soddisfazione del nostro gruppo nel vedere online giovedì notte il video con i nostri interventi posizionato in home page proprio sotto alla conferenza stampa del governo. Perdonateci la sincerità, ma so’ soddisfazioni.
Veniamo a noi. Radio Radicale da qualche settimana ha lanciato una campagna per denunciare il rischio di chiusura dovuto al venir meno del rinnovo della convenzione tra l’emittente e il ministero dello Sviluppo Economico, decisione contenuta nel testo della finanziaria varato dal Consiglio dei ministri e attualmente all’esame del Senato, in cui non compare più la voce del finanziamento pubblico (circa dieci milioni di euro lordi in tre anni) per Radio Radicale. Finanziamento, vale ricordarlo, assicurato a partire dal 1994 per il servizio di ripresa dei lavori parlamentari. Non ci interessa in questa sede entrare nel merito generale del tema finanziamenti pubblici all’editoria (personalmente sento di schierarmi dalla parte di chi cerca di costruire progetti di informazione a costi ridottissimi sfruttando le potenzialità della rete). Non è nemmeno nel nostro stile aderire ai continui appelli che affollano il dibattito pubblico nazionale, che spesso fanno parte di quella categoria della “politica paranoica” analizzata ieri da Alessandro Aresu nelle risposte alle domande rivolteci da Fabio Chiusi sul suo blog. Stavolta però va fatta una sacrosanta eccezione. Magari può sembrarvi una marchetta dovuta, vi hanno fatto il video e ora dovete sdebitarvi. Pensatela come volete, ma c’è dell’altro. C’è che un progetto come il nostro che ha come motto “la politica presa sul serio” non può non schierarsi dalla parte di Radio Radicale. Per due motivi.
Il primo perchè nel nostro paese la vera battaglia da portare avanti è quella per la qualità dell’informazione, nel nostro caso quella politica. Questa esigenza in Italia non avrà mai l’attenzione che invece viene riservata ai tanti “martiri” della libertà, che a differenza dei martiri veri però rimangono sempre in vita (televisiva). Ed è un male. Da questo punto di vista – quello della qualità – Radio Radicale rappresenta infatti il piccolo miracolo di un progetto che nasce “partigiano” già nel nome e diventa, senza snaturare la sua anima militante, un servizio aperto a tutte le forze politiche senza distinzioni (A tutte! In uno spazio della politica italiana perennemente pervaso dalla partigianeria più ottusa e rissaiola!). Il piccolo miracolo di un progetto capace di prendere sul serio il lavoro delle istituzioni nella sua quotidianità, a partire dalla registrazione delle attività parlamentari, e non solo. Il piccolo miracolo di un progetto che da voce, anche in questo caso quotidiana e trasversale, ai molteplici luoghi del dibattito politico non televisivo, spesse volte ben più significativi. Perchè non c’è solo la “convegnite” annoverata da Alberto Statera tra i mali della nostra classe dirigente, ma ci sono anche convegni interessanti, che meriterebbero altro spazio, altra attenzione da parte dell’opinione pubblica. Si potrebbe continuare, ma il senso della radicale differenza con l’uso privatistico e prebendalistico che dei finanziamenti pubblici all’editoria viene fatto dai microgiornali dei micropartiti personalistici è già più che evidente.
Poi c’è un’altra ragione per appoggiare questa battaglia, anch’essa molto importante. L’archivio. L’archivio di Radio Radicale è uno strumento di lavoro formidabile, che spesso usiamo anche per le nostre ricerche, come avvenuto per l’articolo sui paradisi fiscali e il caso San Marino che trovate nell’ultimo numero di Limes in cui abbiamo utilizzato questa relazione di Tremonti. Ma è anche uno strumento culturale di fondamentale importanza, presente e futura. Oggi la memoria storica delle nuove generazioni o non esiste o esiste in misura deformata, se qualcuno può rispondere “Paolo Maldini” alla domanda “Chi è il tuo personaggio storico preferito?“. Ora, posto che il calcio è un argomento importante per LSDP, magari oltre al giusto rispetto per i miti del pallone nazionale sarebbe importante che qualche giovane connazionale imparasse anche a conoscere che so, un Altiero Spinelli, ad esempio ascoltando dalla sua viva voce le sue riflessioni sull’integrazione europea, oppure un Ernesto Rossi, magari ascoltando (anche se si sente piano) il suo ricordo del maestro Gaetano Salvemini. Che magari non succederà mai – effettivamente Radio Radicale dovrebbe ripensarsi in maniera più aggressiva in chiave 2.0 – ma intanto che esista questa possibilità è già un fatto importante. Anche per questo, e per tutte le cose dette sopra, lunga vita a Radio Radicale.









