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18 nov
Quando l’Italia dialoga con la Turchia
di Stefano Torelli       sezione: Politica globale
Forum di dialogo italo-turco ad Istanbul. Dialoghiamo
Il Presidente Napolitano lo ha ribadito nella sua visita di ieri ad Ankara: “la Turchia rappresenta un valore aggiunto per l’Europa”. L’Italia continua a porsi in testa al gruppo di Stati europei che appoggiano con forza l’ingresso di Ankara nell’Unione Europea. Certo, bisogna capire cosa si intende per Unione Europea, come giustamente fanno notare più analisti: intendiamoci, se l’obiettivo comune europeo è quello di avere una classe politica e di opinione pubblica che abbia radici culturali omogenee (in un contesto dove, peraltro, da più parti si continua ad insistere sul riconoscimento delle “radici giudaico-cristiane” dell’Europa), allora la Turchia può aspettare per altri decenni e continuare a bussare alla porta di Bruxelles, ma rimanendone fuori. Inoltre vi è da superare la barriera costituita da Germania e Francia contro la Turchia, barriera che pare alquanto insormontabile.
Vi è comunque da sfatare l’analisi che vede nel veto franco-tedesco motivi culturali o religiosi: diciamolo ancora una volta per tutte: le motivazioni anche in questo caso sono prettamente politiche. Il perché è presto detto: Parigi e Berlino (soprattutto la seconda) temono il numero dei Turchi: 70 milioni. Cosa vuol dire? Che, con le attuali ripartizioni dei seggi al Parlamento europeo, sulla base del numero di abitanti del Paese che invia i propri deputati, Ankara avrebbe una rappresentanza (e quindi anche un certo peso politico) enorme, essendo la seconda nazione dietro la Germania, ma con trend di crescita demografica ben più alti. Qui è il nodo. Ma a parte tali motivazioni, volendo essere più attenti all’interesse geopolitico e strategico dell’Unione Europea, la Turchia potrebbe portare anche molti benefici (soprattutto in termini di sicurezza, sia energetica, che militare). L’Italia, nella sua politica estera basata più sugli interessi di palazzo che altro, questa cosa sembra averla intuita da sempre e, anche per il rapporto particolare tra Roma ed Ankara, da 6 anni vi è un momento di dialogo molto interessante tra i due Paesi: il Forum di dialogo italo-turco.
Si tratta di un luogo di confronto tra le società civili dei due Paesi. Promosso e organizzato da Unicredit, il Ministero degli Affari esteri della Turchia, East (rivista di geopolitica) e Limes, si svolge ad anni alterni a Roma ed Istanbul. Quest’anno tocca ad Istanbul e sarà oggi e domani, 18 e 19 novembre. Questa edizione vedrà il compimento della prima fase di un lavoro lanciato l’anno scorso a Roma, volto a rafforzare il ruolo del Forum come momento di elaborazione di proposte ed iniziative per rafforzare il dialogo culturale tra i due Paesi. Un gruppo di esperti italiani e turchi ha lavorato durante l’anno per approfondire ed analizzare il tema del dialogo culturale, condividendo analisi e proposte congiunte che saranno presentate al Forum. I lavori vedranno anche la partecipazione dei due Ministri degli Esteri Frattini e Davutoglu, che indirizzeranno un discorso ai partecipanti.
Quest’anno anche Lo Spazio della Politica, in parte, è ad Istanbul, dal momento che io personalmente sono stato invitato in quanto Coordinatore del Programma Medio Oriente dell’ICTS (Italian Center for Turkish Studies), unico think tank italiano ad occuparsi esclusivamente della Turchia e della sua politica estera, tentando di creare luoghi di interscambio culturale ed incontro (anche a livello economico-commerciale) tra le realtà di questi due importanti Paesi del Mediterraneo. Dal momento che siamo molto sensibili alle tematiche riguardanti l’interesse nazionale italiano e le sue declinazioni, troviamo indispensabile fare informazione su eventi come questo che, per quanto apparentemente solo “istituzionali”, rappresentano invece un momento di importante confronto e dialogo tra le due sponde del Mare Nostrum. Vi terremo aggiornati sugli avvenimenti in corso.
Stay tune
TURKEY ITALYIl Presidente Napolitano lo ha ribadito nella sua visita di ierì ad Ankara: “la Turchia rappresenta un valore aggiunto per l’Europa”. L’Italia continua a porsi in testa al gruppo di Stati europei che appoggiano con forza l’ingresso di Ankara nell’Unione Europea.
Certo, bisogna capire cosa si intende per Unione Europea, come giustamente fanno notare più analisti: intendiamoci, se l’obiettivo comune europeo è quello di avere una classe politica e unìopinione pubblica che abbia radici culturali omogenee (in un contesto dove, peraltro, da più parti si continua ad insistere sul riconoscimento delle “radici giudaico-cristiane” dell’Europa), allora la Turchia può aspettare per altri decenni e continuare a bussare alla porta di Bruxelles, ma rimanendone fuori. Inoltre vi è da superare la barriera costituita da Germania e Francia contro la Turchia, barriera che pare alquanto insormontabile.
Vi è comunque da sfatare l’analisi che vede nel veto franco-tedesco motivi culturali o religiosi: diciamolo ancora una volta per tutte: le motivazioni anche in questo caso sono prettamente politiche. Il perché è presto detto: Parigi e Berlino (soprattutto la seconda) temono il numero dei Turchi: 70 milioni. Cosa vuol dire? Che, con le attuali ripartizioni dei seggi al Parlamento europeo, sulla base del numero di abitanti del Paese che invia i propri deputati, Ankara avrebbe una rappresentanza (e quindi anche un certo peso politico) enorme, essendo la seconda nazione dietro la Germania, ma con trend di crescita demografica ben più alti. Qui è il nodo. Ma a parte tali motivazioni, volendo essere più attenti all’interesse geopolitico e strategico dell’Unione Europea, la Turchia potrebbe portare anche molti benefici (soprattutto in termini di sicurezza, sia energetica, che militare). L’Italia, nella sua politica estera basata più sugli interessi di palazzo che altro, questa cosa sembra averla intuita da sempre e, anche per il rapporto particolare tra Roma ed Ankara, da 6 anni vi è un momento di dialogo molto interessante tra i due Paesi: il Forum di dialogo italo-turco.
Si tratta di un luogo di confronto tra le società civili dei due Paesi. Promosso e organizzato da Unicredit, il Ministero degli Affari esteri della Turchia, East (rivista di geopolitica) e Limes, si svolge ad anni alterni a Roma ed Istanbul. Quest’anno tocca ad Istanbul e sarà oggi e domani, 18 e 19 novembre. Questa edizione vedrà il compimento della prima fase di un lavoro lanciato l’anno scorso a Roma, volto a rafforzare il ruolo del Forum come momento di elaborazione di proposte ed iniziative per rafforzare il dialogo culturale tra i due Paesi. Un gruppo di esperti italiani e turchi ha lavorato durante l’anno per approfondire ed analizzare il tema del dialogo culturale, condividendo analisi e proposte congiunte che saranno presentate al Forum. I lavori vedranno anche la partecipazione dei due Ministri degli Esteri Frattini e Davutoglu, che indirizzeranno un discorso ai partecipanti.
Quest’anno anche Lo Spazio della Politica, in parte, è ad Istanbul, dal momento che io personalmente sono stato invitato in quanto Coordinatore del Programma Medio Oriente dell’ICTS (Italian Center for Turkish Studies), unico think tank italiano ad occuparsi esclusivamente della Turchia e della sua politica estera, tentando di creare luoghi di interscambio culturale ed incontro (anche a livello economico-commerciale) tra le realtà di questi due importanti Paesi del Mediterraneo. Dal momento che siamo molto sensibili alle tematiche riguardanti l’interesse nazionale italiano e le sue declinazioni, troviamo indispensabile fare informazione su eventi come questo che, per quanto apparentemente solo “istituzionali”, rappresentano invece un momento di importante confronto e dialogo tra le due sponde del Mare Nostrum. Vi terremo aggiornati sugli avvenimenti in corso.
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