Dopo aver parlato della tariffa incentivante finalizzata alla promozione del settore fotovoltaico in Italia, vorrei cercare di indicare quali risultati sono stati ottenuti e quale potrebbe essere la strategia da seguire per raggiungere nel più breve tempo possibile la grid parity, stimolando l’occupazione e cercando anche una visione di più ampio respiro che comprenda tutti i settori cardine su cui si basa la green economy poiché la sostenibilità è a tutti gli effetti un motore per lo sviluppo economico.
Lo Stato deve definire una politica ambientale coerente e promuovere una campagna di sensibilizzazione finalizzata all’aumento di consapevolezza da parte dell’opinione pubblica circa la necessità di un cambiamento del nostro modo di pensare l’energia e del nostro modo di interpretare i cambiamenti. La protesta fine a se stessa o mirata all’esclusione dalla nostra vista di qualsiasi novità deve avere fine. Deve aumentare la partecipazione nelle scelte in modo da farle divenire condivise e responsabili.
Una ricerca della Deutsche Bank ha esaminato le politiche sul clima di 109 paesi per determinare il livello di rischio per gli investitori del settore. L’Italia ha il coefficiente di rischio maggiore. Il motivo risiede nel fatto che non è assolutamente chiaro che tipo di legislazione lo Stato italiano intenda adottare sul clima.
Un altro ostacolo coincide con la mancanza di un’adeguata educazione ambientale. Nelle statistiche è in forte aumento la sensibilità per le tematiche ambientali ma quando si deve passare dalle parole ai fatti, o meglio al portafoglio, ci si tira indietro.
Bisognerà individuare al più presto una procedura autorizzativa univoca per la costruzione degli impianti ad energia rinnovabile. Lo Stato su questo tema ha delegato le Regioni che, a volte, hanno delegato le province. Questo processo ha determinato lo sviluppo di iter diversi e lacunosi nelle varie realtà locali, che hanno fatto allungare infinitamente le tempistiche autorizzative. A peggiorare la situazione sta contribuendo il problema di una rete elettrica obsoleta o sovraccarica.
In Germania negli ultimi 9 mesi sono stati installati 1.471 MW di potenza fotovoltaica, probabilmente nel 2009 saranno installati 2,4 GW per arrivare ad un totale installato a fine anno di 7,7 GW. In Italia attualmente sono in produzione 700 MW, a fine anno forse si raggiungerà la quota di 1 GW. Questi dati mostrano che la Germania da Gennaio a Settembre 2009 ha installato il doppio della potenza fotovoltaica che l’Italia ha installato da sempre. Come è possibile che l’energia solare stia avendo un successo strepitoso in un paese dove si ha un’insolazione che in alcuni casi è la metà di quella italiana?
Innanzitutto si deve sottolineare la profonda sensibilità dei tedeschi nei confronti delle tematiche ambientali. Tale apertura si è rafforzata con lo sviluppo di una economia sostenibile che ha generato decine di migliaia di green jobs. Il settore fotovoltaico è stato stimolato dall’attivazione di un ottimo sistema incentivante. La Feed in Tariff (FiT) presente in Germania è in vigore dal 2000 ed è progredita nel tempo apportando delle graduali riduzioni alle tariffe incentivanti basandosi sui seguenti principi generali:
“Le tariffe devono essere vantaggiose per il mercato ma non devono produrre profitti immeritati, i costi devono essere supportati dai consumatori di energia elettrica come misura anche di contenimento degli stessi e senza intaccare il bilancio dello Stato, si devono ridurre al minimo le procedure autorizzative” (Hans Josef Fell, deputato al Bundestag e “inventore” del sistema FiT).
Il settore fotovoltaico in Germania ha creato 250.000 nuovi posti di lavoro “diretti”. Per fare un esempio, il più grande produttore mondiale di celle fotovoltaiche si chiama Q-Cells ed è tedesco. Nei tetti delle case è normale avere un generatore fotovoltaico ed un collettore termico piuttosto che non averne. In aree appositamente individuate vengono realizzati grandi parchi fotovoltaici. Il Governo italiano probabilmente seguirà il percorso della Germania nella definizione della nuova FiT ma purtroppo a livello occupazionale pagherà il ritardo accumulato. Per raggiungere traguardi importanti sia a livello ambientale che occupazionale c’è bisogno di una scossa a livello politico ed anche a livello popolare. Dobbiamo iniziare a convivere con le nuove tecnologie energetiche e cercare in maniera condivisa di inserirle nel territorio a partire dal tetto della nostra abitazione.


































Matteo Silvestrelli
Matteo Silvestrelli è nato a Jesi il 29/09/1982. Si è laureato in scienze ambientali nel febbraio 2008 presso l'università di Urbino con un lavoro di tesi volto ad individuare le emissioni di anidride carbonica generate dal trasporto degli alimenti. Attualmente frequenta il Master Ridef - Energia per Kyoto - presso il Politecnico di Milano.