Concludiamo oggi il nostro dibattito attorno all’editoriale di Gianni Riotta sul futuro della rete. Dopo gli interventi di Alessandro Aresu, Matteo Scurati, Floriana Bulfon e Stefano Torelli, e dopo l’articolo di sabato sul Sole 24 Ore dedicato alle energie positive della rete italiana, oggi è la volta di Paolo Sinigaglia.
Caro Gianni Riotta,
apprezzo da sempre il suo lavoro perchè la ritengo un giornalista
capace ed equilibrato. Non capisco però la critica ad internet nel
merito, proprio perchè, come dice lei stesso, è uno che la rete la
conosce. Purtroppo nel suo editoriale si insiste con alcuni preconcetti triti e
triturati.
1. La rete è diventata una “piazza scalmanata”? Ma quando mai non lo è
stata? Santo cielo, la rete E’ la realtà, non è altro rispetto alla
realtà. I bit sono come gli atomi ma questo è un concetto che non
entra proprio in testa. La realtà è sempre stata piena di volantini,
di fogli, di fanzine e di giornali di scalmanati e di non scalmanati.
Quello che distingue una fonte da un’altra è l’autorevolezza e quella
si conquista sul campo. Il Corriere della Sera è il più autorevole
giornale italiano? E allora quello che scrive sarà considerato più
autorevole di quello che c’è su “La gazzetta del Pollaio”. Si tratta,
qui come là, di essere in grado di discernere il grano dal loglio.
2. Quello che c’è di nuovo sulla rete è l’importanza del fattore di
scala. Ovvero, una certa massa critica di lettori/contributori
determina la qualità, nel senso che si innesta un meccanismo di
autoregolazione tra gli esperti e i cittadini che impedisce ai vandali
di prevalere. Il meccanismo non è comprensibile da chi non ha mai
partecipato attivamente a Wikipedia e a simili iniziative che
valorizzano i contenuti generati dagli utenti (Current, AgoraVox,
etc.): sarebbe bene quindi che non li si giudicasse in maniera
superficiale. “Riportare sulla rete i valori della ragione, della saggezza e della
buona volontà” è semplicemente impossibile: la realtà non è
ragionevole e saggia, per lo meno non nella sua interezza (non saprei
esprimere una percentuale). E se devo proprio dirlo non mi pare che il
sistema di informazione italiano, quello del “maninstreaming”, quello
“regolato” stia dando buona prova di ragionevolezza e saggezza.
Eviterei quindi di demonizzare internet, solo perchè è lo specchio
della realtà.









