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Salviamo l’Europa dai saggi La tragedia del Togo ed il senso geopolitico del calcio

Caro Riotta ti scrivo

di Alessandro Aresu · 4 Comments · in Economia ed innovazione · 11 gennaio 2010

Ieri Gianni Riotta dalle pagine del Sole 24 Ore ha lanciato il sasso nello stagno sul presunto “declino del web”, con un editoriale dedicato ai pericoli per l’informazione causati dal livellamento prodotto da strumenti come Google o Wikipedia. Visto che l’articolo chiama in causa le ragioni del nostro progetto, abbiamo deciso di avviare un dibattito interno a LSDP per tentare di controbattere alle argomentazioni di Riotta. Cominciamo oggi con la risposta di Alessandro Aresu, nei prossimi giorni ne seguiranno delle altre. Stay tuned!

Caro Dott. Riotta,

mi chiamo Alessandro Aresu. Ho letto con interesse il Suo articolo sul Sole 24 Ore di oggi. In quanto cofondatore di un sito legato all’informazione, Lo Spazio della Politica, mi sento chiamato in causa. Provo perciò ad accennare una risposta, per cui chiedo ospitalità sul quotidiano da Lei diretto, sperando di avviare un dibattito.

Il problema che Lei pone é serio. Sul web troviamo una “poltiglia di informazione amorfa” che “rischia di distruggere le idee, il dibattito e la critica”. La rivoluzione dell’informazione, perciò, rischia di dare ragione al compianto Carlo Cipolla e alle sue leggi della stupidità umana. In particolare, la prima legge recita: “Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione“. Tuttavia, credo che il web rappresenti un parziale rovesciamento della legge, per cui in realtà la stupidità, per la prima volta nella storia umana, viene sopravvalutata. Per esempio, grazie a YouTube ho passato diverse ore a riascoltare le canzoni dei cartoni animati, da “Capitan Harlock” a “Conan Il ragazzo del futuro”, e penso che ciò abbia contribuito alla mia intelligenza. Diffondere il verbo di Hayao Miyazaki è bello.

Lei scrive che “il Nobel Amartya Sen la sa più lunga sulla crisi asiatica del suo anonimo aguzzino via blog”. Senz’altro. Però è possibile che Andrew Sheng la sappia ancora più lunga, e grazie a Caijing Magazine (con commenti, tra l’altro, molto pacati), un lettore può incuriosirsi e acquistare “From Asian to Global Financial Crisis”. Inoltre, Amartya Sen appartiene a un’altra generazione rispetto, per esempio, a David Singh Grewal, l’autore di “Network Power” della Harvard Society of Fellows che partecipa alle discussioni sui suoi lavori, anche alle più critiche. La rimando, per esempio, alla discussione “Some want the British Raj back“. Alcuni commenti odorano di complottismo, ma è una delle cose più significative che abbia letto sull’India.

Il Suo esempio su Paolo Mieli è molto interessante. Se si guarda al giornalismo internazionale, le reazioni possono essere diverse e, a mio avviso, più lungimiranti rispetto alla risposta ironica di Mieli. Consideriamo per esempio Walter Russell Mead, uno storico ben noto in Italia (vincitore del premio Acqui Storia nel 2003). Soffre di una malattia che si chiama grafomania, e grazie ad essa delizia i suoi lettori su un blog, che spicca per passione e qualità.

Finora ho citato alcune storie di successo, ma il punto è: cosa si può fare? La mia risposta è una tripla assunzione di responsabilità.

1) La responsabilità degli imprenditori. Il caso De Benedetti a questo proposito mi pare eloquente: il Web 2.0 ha gioie e dolori, come ha cercato di mostrare Jonathan Zittrain, ma prendersela con Google non è la strada giusta. Fix your house first. Se Repubblica.it riceve più clic da chi fa la capriola e cade dal letto, questo è un problema che coinvolge la volontà editoriale e imprenditoriale di investire sul breve, sul medio, e sul lungo termine. La capriola e la copertina di una donna nuda sono la stessa cosa, con la differenza che la donna nuda umilia la figura femminile. Gli imprenditori e gli editori debbono pensare a strategie per il web che garantiscano i valori in cui credono. Il punto è che devono investirvi adeguatamente. Agli strateghi del web spetterà spiegare loro come possono guadagnarci, a parte le capriole.

2) La responsabilità dei direttori. Il caso di Lucio Caracciolo mi pare eloquente. Collaborando, come Spazio della Politica e come singolo, a Limesonline, mi è capitato spesso di proporre idee e strategie per le funzionalità in rete della rivista, a partire dai “contenuti”. Caracciolo su questi temi preferisce ascoltare che parlare, perché appartiene a un’altra generazione e a un altro stile di giornalismo, mentre il coordinatore di Limesonline, Alfonso Desiderio, è in grado di recepire meglio queste direttive. Ma l’editoria non muore: che sia un pezzo cartaceo o online, se si parla di geopolitica Caracciolo sa sempre se approvarlo o cassarlo. E’ una questione di riconoscimento dei propri limiti e di strategia.

3) La responsabilità di giornalisti, blogger, cittadini/scrittori. Anzitutto, non dobbiamo esagerare il peso del complottismo e dell’inquinamento mediatico della vita pubblica. Cosa c’è all’orizzonte? Non vedo una deriva tale da cancellare le storie di successo che ho citato in precedenza. Per avanzare in questo nuovo mondo, dobbiamo assolutamente evitare il disfattismo. Il nostro problema, in termini di responsabilità, è piuttosto la “polarizzazione” descritta da Cass Sunstein in Republic.com e Republic.com 2.0. Nel giornalismo, così come nella vita pubblica, bisogna evitare l’appiattimento delle opinioni che diventa estremismo. Come Lei sa, abbiamo avuto esperienza ed evidenza di questo “stile paranoico della politica italiana” anche senza mettere la rete al centro della politica. La mia previsione è che la maggiore penetrazione della rete, con la tripla assunzione di responsabilità qui descritta, migliorerà le cose.

Un caro saluto,

Alessandro Aresu

Tagged with: Gianni Riotta • Google • informazione • LSDP • responsabilità • rete • Wikipedia 
Alessandro Aresu
Autore

Alessandro Aresu

Nato a Cagliari nel 1983, è cofondatore e direttore de Lo Spazio della Politica, collaboratore di Limes e della Nuova Sardegna. Per LSDP cura le rassegne stampa e si occupa di analisi di scenario sulla politica italiana, oltre che di Stati Uniti.

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  • http://www.net1news.org Giuseppe Rizzo

    Non penso che Riotta meritasse una risposta, è uno dei principali responsabili del declino del giornalismo in Italia, è chiaro che ha paura del web, quel web che già tante volte lo ha denudato difronte a notizie non date o manipolate. Comunque hai fatto bene a provare a spiegargli due cose, ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Colgo l’occasione per segnalarti una nuova idea editoriale sul web http://www.net1news.org, un nuovo modello di organizzazione dell’informazione. Che ne pensi? Ciao a tutti e complimenti per l’impegno

  • Alessandro Aresu

    Ciao Giuseppe, ti ringrazio per il commento. Probabilmente su Riotta ti riferisci alla vicenda “l’uomo dell’anno”, e ad altri episodi. Io debbo confessare che sul Corriere lo apprezzavo abbastanza (ricordo un suo bel fondo in prima pagina su Ibn Khaldun, comunque un evento nel giornalismo italiano), e sul Sole mi piace la sua politica di tradurre alcuni pezzi dei grandi giornalisti e commentatori stranieri, a parte gli ottimi inviati di cui del resto il quotidiano disponeva anche prima di lui. Su Rai1 invece l’ho seguito pochissimo, quindi non so. Però con la tesi dell’articolo in questione, come vedi, non sono per niente d’accordo, e cerco di portare proprio esempi internazionali, cosciente del fatto che anche in Italia stanno crescendo realtà importanti. Non bisogna disperdere quest’entusiasmo (altrimenti non diventeremo mai come lui: http://www.youtube.com/watch?v=zlfKdbWwruY). Comunque non conta tanto Riotta, ne converrai con me, conta questo dibattito, che è importante per il futuro dell’informazione. Ho visto il sito e complimenti anche a voi per l’impegno, e per lo slogan, che è molto efficace. Mi piace anche la vostra volontà propositiva, per cui vi proponete negli “spazi” dove si fa giornalismo. Come Spazio della Politica, a parte il “dibbattito” che speriamo di avviare in questi giorni, stiamo pensando anche a un evento pubblico nei prossimi mesi a Milano, proprio su questi temi, di cui vi faremo sicuramente sapere!

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  • http://logg.it sinigagl

    Apprezzo Riotta che è un giornalista capace ed equilibrato. Non capisco però il pistolotto perchè, come dice lui stesso, è uno che la rete la conosce.
    Ma vedo che si insiste con quei 4 preconcetti triti e triturati.
    1. La rete è diventata una “piazza scalmanata”? Ma quando mai non lo è stata? Santo cielo, la rete E’ la realtà, non è ALTRO rispetto alla realtà. I bit sono come gli atomi ma questo è un concetto che non entra proprio in testa. La realtà è sempre stata piena di volantini, di fogli, di fanzine e di giornali di scalmanati e di non scalmanati. Quello che distingue una fonte da un’altra è l’autorevolezza e quella si conquista sul campo. Il Corriere è il più autorevole giornale italiano? E allora quello che scrive sarà considerato più autorevole di quello che c’è su “La gazzetta del Pollaio”.
    2. Quello che c’è di nuovo sulla rete è l’importanza della scala. Ovvero, una certa massa critica di lettori/contributori DETERMINA la qualità, nel senso che si innesta un meccanismo di autoregolazione tra chi vuole fare il vandalo e chi invece è un esperto. Il meccanismo non è comprensibile da chi non ha mai scritto su wikipedia (e simili) e quindi faccia il piacere di non giudicarla.
    Concludendo: “Riportare sulla rete i valori della ragione, della saggezza e della buona volontà” è semplicemente ridicolo: la realtà NON è ragionevole e saggia, per lo meno non nella sua interezza (non saprei esprimere una percentuale). E se devo proprio dirlo non mi pare che il sistema di informazione italiano, quello del “maninstreaming”, quello “regolato” stia dando buona prova di ragionevolezza e saggezza. Quindi per cortesia evitiamo pistolotti.

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