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23 gen
Le fatiche di Scaroni
di Fabio Mineo       sezione: Ambiente ed energia

Se l’ENI continua ad ignorare le parole dell’antitrust europeo rischia una maxi multa che potrebbe aggirarsi tra i 500 milioni e il miliardo di euro; per inciso, un decimo dell’ultima – se pur leggera – manovra finanziaria targata Tremonti. E’ da tempo infatti che la Commissione denuncia una sua “presunta” posizione dominante con riferimento agli assetti proprietari delle reti di conduttore nazionali e continentali che trasportano il gas naturale dalla Federazione Russa all’Italia e in numerosi altri paesi membri.

Come già ricordato, la questione dello scorporo proprietario di Snam Rete Gas e delle garanzie di accesso nei grandi gasdotti europei, direttamente o indirettamente controllati da Eni – Tag, Transitgas e Tenp – non lascia grossi dubbi circa l’effettiva esistenza di una fattispecie che rientra nella cornice della posizione dominante. Resta da capire quali sono, nelle intenzioni dei garanti della concorrenza, le azioni che ENI dovrebbe intraprendere per porre fine a tale situazione.

A quali condizioni l’ammiraglia italiana del gas dovrebbe cedere i suoi asset europei? All’interno di quale riordino del mercato europeo del gas? Inoltre, la dirigenza di Eni non ha tutti i torti quando mette in evidenza il fatto che tutti i grandi incumbent storici detengono o controllano le rispettive reti nazionali. Insomma, giusto aprire il mercato europeo del gas naturale, ma solo se lo sforzo per aprirlo viene sostenuto da tutti.

Intanto alcuni rumors parlano di revisione al ribasso delle stime per il quarto trimestre 2009 e il titolo in borsa è in difficoltà. Sebbene il management si sia affrettato a smentire e a definire l’episodio frutto di un’incomprensione – un analista avrebbe autonomamente rivisto le proprie stime, generando voci inesatte – solo lo scorso ottobre le stime di produzione per il 2009 erano state effettivamente tagliate.

Inoltre nuove sfide “africane” turbano i sogni di Scaroni, alle prese con un ennesimo caso internazionale. L’Eni aveva investito risorse piuttosto consistenti (si parla di un accordo da circa 1,35 mld di Euro) in Uganda per l’acquisizione di blocchi del bacino del lago Albert, controllati dalla scozzese Heritage. Tuttavia, il socio britannico di tale società,  la Tullow Oil, al fine di esercitare il controllo diretto su questi giacimenti, è ricorsa al proprio diritto di prelazione sul 50% degli asset di Heritage che Eni aveva tentato di aggiudicarsi in via preliminare. La società di San Donato e il suo amministratore delegato restano alla finestra, sperando in una risoluzione in senso positivo dell’affare, che si concretizzi in una decisione finale favorevole da parte del governo dell’Uganda in merito alla diatriba sui due giacimenti.

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