Per il Sole 24 Ore Giulio Tremonti è l’uomo dell’anno 2009: e fioccano i commenti, positivi e negativi su un tale attribuzione. Era molto tempo che desideravo dedicare un articolo al discusso ministro dell’economia e alla sua politica economica, nel tentativo di mettere in luce le sue notevoli doti di uomo politico e le capacità – forse un po’ meno notevoli – di economista. Una rapida discussione della finanziaria e dei buoni propositi per il nuovo anno, mi sembra un buon punto di partenza per poi effettuare delle considerazioni generali sul modus operandi del titolare dell’economia.
Le finanziarie che il super-ministro delle finanze si è apprestato a varare in quest’ultima legislatura Berlusconi sono quantomeno snelle: la finanziaria per il 2010 vale circa 9 miliardi di euro, solo l’1% del bilancio dello stato. Come nella finanziaria precedente, lo scopo principale è quello di fare meno danni possibili, navigare a vista nel mare tempestoso della crisi, non gravare nuovamente sui contribuenti già in affanno, non inguaiare ulteriormente le condizioni – già fin troppo gravi – dei conti dello stato
Questi scopi, sono tutti nobilissimi e condivisibili. Si pecca forse di un po’ di coraggio, certamente manca un po’ di propulsione, che spinga la parte produttiva del paese a fare di più e meglio, ma forse la finanziaria non è lo strumento attraverso cui questa spinta deve sorgere. Inoltre – se pur indirettamente – si incrementa la pressione fiscale perché tagliando i fondi agli enti locali, questi si rivarranno sui cittadini attraverso maggiori imposte.
Però, al di là di queste considerazioni, più passa il tempo e più mi convinco che la strategia “tremontiana” non sia tanto male. Se i buoni propositi per il nuovo anno, ovvero la riforma fiscale, saranno rispettati, il bilancio del ministro dell’economia potrà dirsi, nel complesso non negativo. E per un ministro dell’economia è un fatto notevole!
Dicevo della riforma fiscale di cui Tremonti parla in questi giorni. Si tratta di snellire le procedure burocratiche e individuare i nuovi obiettivi della fiscalità: tutela di famiglie, lavoro dipendente, imprese innovative e che inquinano poco. Tremonti ricorda giustamente come il modello fiscale attuale sia stato disegnato negli anni ’60 ed introdotto nei ’70; è facile dedurne l’inadeguatezza dopo quarant’anni.
Bene, se nuove procedure e nuove finalità della fiscalità saranno come il ministro le vorrebbe – o almeno racconta di volere – questa potrebbe davvero rivelarsi una riforma epocale per il nostro paese, che vada per la prima volta ad incidere in modo significativo sul patto sociale tra stato, cittadini e parte produttiva. Questa riforma, parallelamente ad una riforma della giustizia – civile – è uno dei grandi obiettivi che un governo saggio dovrebbe prefissarsi per l’ammodernamento del paese. Resta da verificare dunque se quanto detto verrà fatto o si tratterà solamente di un annuncio caduto nel vuoto.
Effettuate queste semplici considerazioni di natura tecnica, vorrei concludere il mio ragionamento sulle capacità politiche del ministro Tremonti. Non è improbabile che Tommaso Padoa Schioppa sia economista ben più raffinato dell’attuale titolare di XX Settembre. Tuttavia la differenza tra i due sotto il profilo politico è abissale: Tremonti è un politico vero, di razza, che sa come raccontare la sua storia e sa come conciliare interessi divergenti. E così, ai “bamboccioni” si sostituisce la “Robin-Tax”, all’incremento – per verità lievissimo – dell’aliquota media sull’IRPEF si sostituiscono la Social Card e un più subdolo taglio di fondi ai comuni. Tremonti è un abile comunicatore delle attività del ministero dell’economia, quelle “popolari” s’intende, ed in questo ruolo, risulta ben più abile che nel ruolo di economista. Ma il ministro dell’economia è un ruolo prettamente politico, i tecnici ci sono già nel ministero, tra autorevoli dipendenti e consulenti, dunque tutto bene, un punto a favore del governo Berlusconi.
Speriamo, tuttavia, che la strategia del ministro si riveli efficiente come lui sostiene e che le riforme vengano davvero realizzate. Altrimenti non ci sarà capacità comunicativa che tenga, il ministero dell’economia tornerà ad essere uno dei più odiati dagli italiani.










One Response to “L’uomo dell’anno”
l’uomo dell’anno che tremonti, con il 3millennio l’uomo dell’anno saro io!!!perche l’unica soluzione di tutti i probblemi che a lo stato solo io posso risolverli.
scrivete su facebook il 3millennio area discussione e vedrete a chi sto scrivendo per farglielo sapere, ma c’e menefreghismo??