Master Affari Politicin
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06 gen
San Craxi patrono di Milano
di Alessandro Aresu       sezione: Italian politics

Da milanese d’adozione per qualche anno, mi è venuta voglia di dire la mia su “San Craxi, patrono di Milano”. Cercherò di analizzare la realtà, senza offendere nessuno.Che Via Craxi esista o meno per le generazioni nate dal ’75 in poi è del tutto irrilevante. Per noi bisogna tacere e parlare d’altro. Ma la coscienza politica di una generazione si pesa anche sulla capacità di dialogare con le altre. La questione “Via Craxi“  è relativamente importante perché è un pezzo dello “Stato di Milano” attuale, e della sua incertezza.

Milano continua a raccontarsi le sue storielle delle figurine delle varie “Grandi Milano” del passato, e ha qualche difficoltà a cogliere ciò che sta emergendo nel presente. Detto pane al pane, per me il significato “politico politicante” di Via Craxi è una Moratti che cerca di evitare la sua meritata sostituzione con un ciellino. Sullo sfondo c’è un mondo, legato alle varie declinazioni della cooperazione e dell’innovazione sociale, che è a mio avviso in tensione con questa fase del leghismo. Non bisogna mai sottovalutare la Lega, ma a) non può espandersi all’infinito; b) i ciellini sono cristiani, non celti, e prima o poi questo – nel saper leggere le energie emergenti di Milano e nel potere di rappresentanza che giocoforza si crea chi fa molti figli – conterà.  Certo, in teoria Tremonti può essere un anello di congiunzione tra i ragazzi di Don Giussani e i ragazzi di Bossi, ma non bisogna sopravvalutarlo, anche perché è poco milanese.  Detto questo, diverse élites politiche del craxismo sono sopravvissute nei poteri ambrosiani, e magari hanno il desiderio legittimo di vedere Via Craxi mentre passeggiano in centro. Ma il punto è: ai loro figli gliene importa qualcosa? Mah.

Passiamo alla verità processuale, che è uno specchio del giornalismo italiano d’oggi. Quel “mattinale delle procure” che è Il Fatto Quotidiano, oltre ad essere un’ottima operazione culturale, commerciale e – in parte – generazionale, ha sottolineato questo aspetto e ne fa un suo cavallo di battaglia. Altri giornali italiani, per dire le cose come stanno, ormai stabiliscono la loro linea rispetto a quello che farà o che dirà Il Fatto e decidono di essere un po’ meno duri o di dire che quelli là sono dipietristi e che non questa logica il centrosinistra non vincerà mai.  Poi, d’altra parte, è stupido fare i disfattisti perché nel giornalismo italiano vi sono isole felici. Per esempio, Mario Calabresi ha fatto una replica dura, ma secondo me pacata, a Stefania Craxi su questo tema.

Oltre a tutto ciò, c’è anche una verità politica e strategica, che non sublima affatto la verità processuale, ma si limita a portare il discorso su un altro piano, il che è comunque lecito, nelle vicende storiche di un paese e dell’analisi del’interesse nazionale. Qui due punti mi sembrano meritevoli di considerazione.

1. L’embrione di Dagospia. Nel craxismo c’erano grandi epigrammisti come Rino Formica, autore dell’immortale “la politica è sangue e merda”. Questa capacità di ripensare il linguaggio politico, antropologicamente diversa rispetto a DC e PCI, è importante. E Formica, che ogni tanto ritroviamo in qualche intervista, inventò pure “i nani e le ballerine”. Ora, Striscia La Notizia e Dagospia sono elementi – geniali – di “autobiografia della nazione”, e secondo me sono stati possibili grazie al craxismo, anche se con la rete Dagospia ha acquistato una dimensione cosmica. Con l’embrione di Dagospia definisco anche il vizio di focalizzare il dibattito politico sul folklore. Il folklore che si folklorizza, con tanto di analisi postmoderne, e la politica che sparisce. Un esempio è la sindrome dei “voltagabbana” che per qualche tempo ha afflitto l’Italia. Il Paese non cresceva abbastanza, il divario Nord/Sud, l’Europa,i BRIC, le classi dirigenti, l’istruzione, le infrastrutture, l’ignoranza diffusa dell’italiano, il calo demografico, e noi giustamente per molti anni abbiamo parlato dei voltagabbana. A parte che, ripeto, di queste cose alla mia generazione non gliene importa un fico secco, ora, siccome Franco Bassanini ha scritto un pezzo del programma economico negli anni 70, con Craxi o no, deve andare a Ventotene? Giuliano Amato “sapeva”, non sapeva, sapeva un po’, sapeva però nicchiava, sapeva però faceva finta di studiare? Ascoltiamo questa lezione di Amato e parliamo d’altro, per favore. Che i partiti reinventino la loro capacità di fare i partiti, altrimenti Bertinight happens. Altrimenti questo è il Paese di Dagospia, e non fate gli schizzinosi.

2. La bussola mediterranea. Dire che Craxi ha guardato al Mediterraneo sembra una battuta. Per i suoi critici, vi ha guardato ladrescamente. Ma la consapevolezza strategica non cambia. E questa consapevolezza esiste ancora, complottisticamente o no, in varie forme facilmente analizzabili Guardate i vicepresidenti della Fondazione Medidea. Pensate all’idea di Milano capitale del Mediterraneo, in cui l’attore fondamentale è Bruno Ermolli, Presidente di Promos.

Tutto questo per me si riassume nel genio imprenditoriale e nella personalità magnetica di Tarak Ben Ammar. 3 dicembre 2009. “E adesso Anno Zero può cominciare”, musichetta, “C’era una volta” di Travaglio, toc toc alla porta di Mills, poi Santoro presenta Ben Ammar che freme per intervenire, lo definisce “uomo di cinema e di televisione”, incepisca un po’ dicendo “anche uomo della finanza”. Ben Ammar precisa tranquillamente “e anche amico di Bettino Craxi”, “e anche amico di Silvio Berlusconi”. Poi dice:

Normalmente parla prima lo straniero. Io quando vi ospito vi faccio parlare prima. Siccome lei ha detto che sono un produttore cinematografico, le devo dire che è troppo facile quello che avete fatto. Travaglio si mette davanti a una macchina da presa, con un pubblico scelto. Guardi, io ho avuto due successi quest’anno, che ho coprodotto, “Twilight” e “Baaria”. Intanto, il suo film non funzionerà al box office. State manipolando il pubblico. La storia di Craxi ve la racconto io, se volete. E’ morto nella mia terra. Da noi quando un morto non c’è e non può difendersi, non si parla di lui.

Sul box office televisivo Ben Ammar si è sbagliato (beninteso, il box office elettorale è diverso: nel Pianeta Elezioni, ha ragione). Ma mi sembra innegabile, senza andare a fare complotti: questa strategia mediterranea ha avuto una notevole importanza con Craxi, ed esiste ancora. Là c’è un pezzo del futuro dell’Italia, e dobbiamo chiederci in che modo guardare al Mediterraneo per fare il bene del Paese. Svegliamoci! Porterei anche questo in ottica generazionale: che cosa succederà da qui al 2020 nel Mediterraneo e che cosa sarà in grado di fare l’Italia? Abbiamo delle idee per il dopo Gheddafi? Dove i sono i nuovi Ermolli e i nuovi Ben Ammar? Possibile che l’Italia anticraxiana ne sia tragicamente priva? Come pensiamo di costruire la nostra Cina? Senza ipocrisia, bisogna porsi questi problemi se si vuole pensare l’Italia al futuro.

Infine, la domanda che sta a monte é: che cos’è uno statista? La mia limitata esperienza della politica e della storia italiana non mi consente di dare una risposta articolata, tuttavia un accenno si può fare. L’Italia è stata una nazione di statisti atipici. In questa categoria ne individuo anzitutto quattro: Gramsci, De Gasperi, Togliatti, Napolitano. San Craxi, patrono ambiguo di Milano, per me non c’è.

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6 Responses to “San Craxi patrono di Milano”

Non male: tre comunisti e un democristiano.

giuliano
gennaio 6th, 2010

Grazie per il contributo. Il finale era un’ammissione dei limiti di quest’analisi e volutamente provocatorio, ma il tuo rilievo è esatto. A parte il fatto che Gramsci è molto più di un comunista, per esempio l’uomo che, dal carcere, ha scritto la “grammatica” della politica italiana, posto alcuni problemi (come il rapporto tra cultura cosiddetta “alta” e cultura popolare, la forma-partito, la storicità della questione nazionale come ricorda oggi Miguel Gotor sul Sole24Ore), nonché uno degli autori e pensatori italiani più citati nel mondo. Per questo, per me è uno statista anche se non ha governato, a parte che essendo sardo non sono certo imparziale. Come vedi, comunque, le mie opinioni sul fronte strategico su Craxi suonano piuttosto provocatorie per chi piazza “tre comunisti e un democristiano”. Questo il senso della provocazione finale.

Alessandro Aresu
Alessandro Aresu
gennaio 6th, 2010

Scusate l’ignoranza, ma perché Napolitano? Perché è stato deputato per quarant’anni?

M. Piccotti
gennaio 8th, 2010

Mauro, ti ringrazio, la tua domanda mi consente di chiarire meglio il mio pensiero in quella che, come dicevo qui sopra, era una provocazione finale degna dell’amatorialità di LSDP e non certo dell’acribia dello storico o delle vette del giornalismo italiano. Perché Napolitano? Cinque motivi: 1) La sua ammirevole attività culturale dalla fine degli anni ’60; 2) Il suo ruolo nella politica estera del PCI, anche sul fronte atlantico; 3) La sua attività di promozione dell’europeismo dentro il PCI; 4) La sua convinta adesione al “riformismo europeo” come punto d’arrivo necessario: io tra l’altro sono parziale e fazioso perché sono sardo, e “Berlinguer era una brava persona”, ma Napolitano, per quanto nella storia si possa avere ragione, aveva ragione; 5) Il suo ruolo finale di “Obama italiano” (http://www.lospaziodellapolitica.com/2010/01/giorgio-napolitano-e-lobama-italiano/#more-4413), anche per demeriti altrui.

Alessandro Aresu
Alessandro Aresu
gennaio 8th, 2010

Provocazione comunque plausibile visto e considerato che Craxi, santo o “mafioso” che fosse, è stata l’ultima figura di stato a possedere e perseguire una visione strategica netta, coerente, sopratutto efficace. Ed era vent’anni fa. Oggi la scena è dominata da un Berlusconi ripiegato sulle sue beghe giudiziarie ancorché ostaggio del provincialismo xenofobo della Lega (e comunque dileggiato nei circoli diplomatici che contano), senza parlare della controparte demopopolarepostcomunistasocialvattelapesca le cui posizioni in politica estera sono più ondivaghe del mare di Tasmania.

Francesco M
gennaio 8th, 2010

[...] gennaio, Peter Gomez raccoglieva l’indignazione per i nuovi eroi d’Italia (Mangano e Craxi) avviando una call for heroes sul sito del Fatto Quotidiano, in grado di adeguare il grande tema [...]