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27 gen
Young Global Leaders: LSDP incontra Alessia Mosca

Il tema della leadership è da sempre al centro della nostra attenzione, tanto più in rapporto agli orizzonti globali che abbiamo messo al centro del nostro progetto. Per approfondire questi temi abbiamo quindi voluto intervistare Alessia Mosca, giovane parlamentare del PD che dal gennaio dello scorso anno è stata selezionata per entrare a far parte dello Young Global Leaders, prestigioso network che racchiude varie personalità under 40 da tutto il mondo distintesi “per aver speso il proprio tempo e la propria professionalità per un futuro migliore della società”. Un approfondimento esclusivo, per sprovincializzare il dibattito politico italiano. Buona lettura.

LSDP) Cos’è lo Young Global Leaders?

A.M. ) Lo Young Global Leaders è un gruppo molto eterogeneo formato da persone che hanno meno di 40 anni provenienti da tutte le parti del mondo, da paesi sviluppati e meno sviluppati. Non è un semplice network di lobbying. L’idea che sta alla base è quella di creare un network per cercare di fare in modo che tutte queste persone che il World Economic Forum presume possano essere un domani alla guida di decisioni importanti, possano prenderle seguendo una serie di principi e di valori che abbiano a cuore la sostenibilità delle scelte, quindi attorno ad una modalità responsabile di essere leader. E’ questo il motivo per cui, ad esempio, c’è molto interesse per la dimensione della sostenibilità ambientale, o per altri grandi fenomeni globali come le migrazioni. Anche la composizione professionale dello YGL è molto eterogenea. Un terzo dei partecipanti provengono dal settore privato, un terzo dal settore pubblico (in prevalenza funzionari di organizzazioni internazionali) e un terzo dal settore no-profit e media. I politici, come nel mio caso, rappresentano il numero più basso.

LSDP) Puoi raccontarci come e dove si svolgono gli incontri?

A.M.) Sono stata nominata nel gennaio scorso e fino ad oggi ho partecipato a due appuntamenti, il primo negli Stati Uniti ed il secondo in Giordania, anche perché non è cosi agevole presenziare sempre, dato che gli incontri sono dislocati in giro per il mondo. La primissima attività è stata, come dicevo, quella di partecipare ad un master di undici giorni in global leadership&public policy ad Harvard, in cui abbiamo imparato tutte le tecniche di negoziazione legate alla modalità di guida di alcuni processi, analizzando contemporaneamente i grandi temi globali sui quali appunto i leader devono impegnarsi per fare delle scelte che siano condivise. Un master superintensivo ed in perfetto stile-Harvard, organizzato in gruppi di lavoro attivi dalle sette del mattino fino a tarda sera, senza neanche la pausa pranzo!

LSDP) Come era organizzato in concreto un gruppo di lavoro?

A.M.) Eravamo suddivisi in gruppi di cinque, ed il gruppo era “condotto” da una specie di libro-guida, “True north: discover your authentic leadership“. In poche parole ciascuno, guidato dalle indicazioni del libro, doveva esplicitare il proprio percorso di vita a delle persone fino a quel momento sconosciute. Il legame che si è creato tra di noi è stato quindi fortissimo, perché ci siamo raccontati delle cose che normalmente a degli sconosciuti non si raccontano. Abbiamo scandagliato il nostro percorso di vita, i nostri successi ed i nostri fallimenti, che cosa abbiamo imparato dai fallimenti, i passaggi chiave del nostro percorso professionale. Una cosa davvero molto profonda, guidata dall’idea che il vero leader è tale solo se ha una grande capacità di autoanalisi e di autocritica, ed anche una grande capacità di affidarsi agli altri e di condividere con gli altri le proprie esperienze senza timore di scoprirsi, perché in realtà la collaborazione è una delle chiavi della leadership del futuro.

LSDP) Da chi era composto il tuo gruppo?

A.M.) Eravamo in cinque. Un ragazzo del Kenia che prima lavorava in una delle più grandi aziende del suo paese e poi, non soddisfatto del suo impiego, ha mollato tutto ed ha deciso di mettersi a fare l’imprenditore, fondando una sua impresa che in poco tempo si è affermata moltissimo. Un parlamentare del Canada, che è stato anche ministro e che, aldilà della sua attività istituzionale, ha raccontato di come lui, parlamentare gay in un distretto del Canada molto conservatore, sia riuscito comunque a superare tanti tabù e resistenze e ad essere eletto per ben tre volte. Poi c’era una ragazza americana di origine keniota, già dirigente di MTV, che ha deciso di mollare tutto e di aprire una scuola di yoga continuando nel frattempo a studiare e frequentare un MBA ad Harvard, ed è infine diventata la portavoce negli Stati Uniti della lotta per la prevenzione contro le malattie cardiovascolari. Infine una ragazza cinese dal percorso avventuroso: dopo aver completato un dottorato in biologia negli Stati Uniti ha mollato la biologia per tornare in Cina, dove è diventata per un caso assurdo la anchor-woman della principale tv cinese conquistando una notorietà incredibile. Dopodichè  siccome non aveva la libertà di fare i programmi che voleva, ha deciso di mollare di nuovo la Cina ed è ritornata negli Stati Uniti, dove ha lavorato per una società di consulenza. Insoddisfatta di questo incarico è quindi nuovamente tornata in Cina, dove ora dirige una società di videogiochi online quotata in borsa.

LSDP) Qual è la lezione principale che hai ricavato finora da questa esperienza?

A.M.) Dovendo dare un giudizio complessivo, la cosa che più mi ha colpito è la testimonianza diretta di come le persone provenienti dagli Stati Uniti o dai paesi asiatici e africani abbiano una “fame” di mettersi in gioco e una propensione al rischio che le persone che vengono dall’Europa hanno in misura molto minore. L’Europa non ne esce bene da questo quadro. Nei curricula delle persone americane, asiatiche o africane che ho incontrato potevi leggere una grande capacità di modificare la propria vita, di compiere delle scelte in grado di rivoluzionarla completamente: dopo tre o quattro anni quasi tutti hanno deciso di fare cose completamente diverse e di buttarsi in una nuova avventura. Ad esempio, ci sono top manager che dopo l’esperienza nello Young Global Leaders hanno deciso di mollare tutto per dedicarsi completamente ad organizzazioni no-profit. Sono storie, come quelle che ho descritto prima, che mi hanno colpito per il grande dinamismo, per questa capacità di superare gli schemi e avere il coraggio di dire “Ok, tutto quello che potevo dare in questo settore l’ho dato, ora è il caso che mi butti in una nuova avventura”. In questo noi europei abbiamo tantissimo da imparare. Magari, e mi riferisco sempre agli europei incontrati allo YGL, siamo più strutturati, perché abbiamo una storia alle spalle, un percorso più costruito, però ci manca questa propensione al rischio.

LSDP) La maggioranza degli altri italiani selezionati per far parte dello YGL è composta da donne. E’ un caso o una scelta voluta?

A.M.) Klaus Schwab, il fondatore del World Economic Forum, è molto attento verso quei paesi dove il problema della presenza femminile nei ruoli di comando è molto forte. Ci sono dei case-study sull’Italia fatti proprio dal World Economic Forum in cui si sottolinea come uno dei grossi problemi dell’Italia sia proprio la difficoltà di realizzazione professionale che hanno le donne rispetto agli altri paesi. Quella del WEF di valorizzare le donne è quindi una scelta politica, visto che in Italia c’è questa situazione di arretratezza.

LSDP) Per concludere, come ti rapporti al fatto che fai parte di un network così importante e prestigioso e nel nostro paese l’attenzione per queste realtà così distanti dal teatrino politico a cui siamo abituati è molto scarsa?

A.M.) Per me prendere parte allo YGL è una grandissima opportunità. Penso che se uno si arricchisce può dare qualcosa di meglio, aldilà del fatto di trarre o meno da questa cosa un interesse mediatico. Quando ero lì tante volte mi chiedevo cosa ci facessi in mezzo a persone con storie così straordinarie rispetto alla mia. Beh, il messaggio che cerco di trasmettere a chi in Italia mi chiede di questa esperienza è che si può ambire a fare delle cose che uno nemmeno immaginava, che ci sono dei modelli diversi da quelli quotidiani a cui siamo abituati nel nostro paese. Dico questo anche guardando alla mia storia personale, visto che io vengo da un paesino della Brianza, da una famiglia normale la cui unica lungimiranza è stata quella di farmi studiare. Ovviamente sono consapevole di essere stata molto fortunata. La cosa negativa e da cambiare nel nostro paese invece è che la strada dell’affermazione è molto casuale, c’è chi studia tanto e non ha le occasioni per emergere. (Intervista a cura di Alessandro Aresu e Moris Gasparri)

* In questi giorni Alessia Mosca si trova a Davos, unica parlamentare italiana invitata ai lavori del World Economic Forum, il celebre meeting che con cadenza annuale chiama a raccolta i principali protagonisti internazionali della politica e dell’economia. Su Affaritaliani e sul suo blog potete trovare un reportage giornaliero sugli eventi e le discussioni in programma nella cittadina svizzera.

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