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15 feb
Tutta l’energia dell’Italia: Francesco Schettini
schettini

Come annunciato nei giorni scorsi, parte oggi il nuovo speciale LSDP “Tutta l’energia dell’Italia“. La prima testimonianza che abbiamo raccolto è quella di Francesco Schettini, giovane imprenditore pugliese del fotovoltaico. Nato a Bari nel 1980, laureato in Economia all’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”, dopo aver conseguito il Master Ridef – Energia per Kyoto presso il Politecnico di Milano Francesco sta attualmente realizzando il primo gruppo d’acquisto sul fotovoltaico in Puglia. Con lui abbiamo parlato del suo progetto imprenditoriale, di energia distribuita, dello stato della ricerca sulle rinnovabili in Italia e dello stretto rapporto tra politica ed economia in questo settore. Il prossimo appuntamento sarà invece con Lorenzo Nicolosi, giovane esperto dei rapporti energetici tra Italia ed Algeria, con cui affronteremo il tema dell’Italia possibile hub europeo del mercato del gas. Buona lettura e stay tuned!

LSDP) Puoi presentarci il tuo progetto imprenditoriale?

F.S.) Photonica è una start-up nata grazie al finanziamento regionale denominato “Principi Attivi: giovani idee per una Puglia migliore”: non è un’idea geniale, ma la semplice risposta tecnica derivante da un’approfondita conoscenza del settore energetico ed economico. L’ostacolo maggiore del singolo, oltre alla precaria informazione, è il costo della tecnologia, difficoltà che il grande acquirente aggira attraverso l’acquisto di grosse quantità di pannelli fotovoltaici ad un prezzo migliore usufruendo del principio dell’economia di scala. L’utente base, ad esempio una famiglia, acquistando una quantità esigua di pannelli fotovoltaici non spunterà un buon prezzo sul mercato a meno che non si unisca con altri piccoli acquirenti in un gruppo d’acquisto, portando il prezzo allo stesso livello di un grosso acquirente. Questa è la finalità della nostra iniziativa: fornire informazione tecnica sulla tecnologia e sulla progettazione a singoli acquirenti unendoli in un unico soggetto denominato gruppo d’acquisto, in modo da dotarli degli stessi strumenti a disposizione di chi in questo settore ha deciso di investire per ricavarne un profitto. Il profitto in questione per la famiglia sarà sostituito dal risparmio e dall’indipendenza dal mercato dell’energia elettrica soggetto a pericolose oscillazioni derivanti dal prezzo del petrolio. Photonica nasce, quindi, per veicolare le fonti di energia rinnovabili verso la loro naturale evoluzione.

LSDP) Al cuore del tuo progetto c’è l’idea della cosiddetta “energia distribuita”: puoi spiegarci di cosa si tratta?

F.S.) L’energia prodotta in particolare dal vento e dal sole deve essere alla portata di tutti soprattutto dei piccoli utenti. In parallelo al concetto delle fonti rinnovabili si deve sviluppare il concetto di generazione distribuita (GD), cioè una distribuzione capillare degli impianti di produzione di energia elettrica in modo da favorire l’autoproduzione del singolo rispetto al pagamento di un servizio di energia ad un terzo. In passato nessuno avrebbe potuto pensare di costruirsi una centrale termo-elettrica nel giardino di casa propria, ecco perché serviva una produzione centralizzata di energia ed una linea di distribuzione. Il sole ed il vento però non hanno le stesse caratteristiche del petrolio, raggiungono gratuitamente milioni di posti nel mondo e necessitano solo di apparecchi per rendere questa energia gratuita energia elettrica. In Italia la scarsa informazione ha creato fino ad ora un sistema ampliamente distorto, in pratica con i soldi pubblici si finanziano produzioni centralizzate di energia da fonti rinnovabili. I finanziamenti per installare impianti FER sono aperti a tutti solo che la scarsa conoscenza da parte del comune cittadino sta favorendo i più lesti nel captare i finanziamenti, quindi avviene che gli imprenditori costruiscono grossi impianti di solare fotovoltaico con i soldi pubblici e poi vendono l’energia elettrica agli stessi che hanno finanziato la loro impresa.

LSDP) Quali sono le difficoltà maggiori che hai incontrato nell’avvio del tuo progetto imprenditoriale (complessità burocratica etc.)? Cosa andrebbe migliorato in Italia?

F.S.) La difficoltà maggiore è stata sopratutto slegarsi da concetti economici ormai desueti ma che tutti ancora seguono come dogmi di un economia che non conoscono, slegarsi quindi dalla logica del massimo profitto individuale a favore di qualità ed efficienza di gruppo. Per farlo è servita una forte determinazione rispetto a quello che abbiamo compreso nel corso dei nostri studi, in una realtà come quella della Puglia dove il cambiamento esiste, ma è poco visibile. Le difficoltà esistono in ogni percorso e spesso vengono utilizzate come scuse per giustificare un proprio personale fallimento. Esiste sempre una via percorribile anche in un Italia che non supporta la crescita meritocratica in molti settori perchè composta da regole che esistono per una popolazione diffusa ma superflue per gruppi ristretti, dove la burocrazia rallenta la crescita economica, ma non bisogna dimenticare che ogni atto ed ogni legge sono nati in seguito alla ricerca di frodi o scorciatoie da parte di qualcuno. Quindi se esiste realmente qualcosa che va migliorato in Italia è di certo la cultura dell’italiano che si crede furbo, ma che è fondamentalmente poco lungimirante e molto ignorante. Più che delle difficoltà è meglio parlare delle opportunità incontrate. Un bando di concorso regionale che valorizza le idee di giovani, oltre Photonica sono più di 400 i progetti finanziati, che permette a chi non ha i mezzi ma ha le idee, di cimentarsi nelle difficoltà e di superarle, lascia un segnale positivo di base: si può fare. Le opportunità derivanti dal protocollo di Kyoto e dalle politiche europee in un modo o nell’altro stanno orientando il mercato verso l’ambiente aprendo nuovi scenari di cambiamento strutturale dell’economia mondiale. Senza sottovalutare il potenziale della rete che permette a voi come a noi di raggiungere chiunque ne fosse interessato. Insomma per chi ha una certa cultura e stava aspettando il momento buono per agire possiamo tranquillamente affermare che non è questo il momento storico peggiore, non è questo il momento per lamentarsi e stare a braccia conserte. Questo è il momento per partecipare al cambiamento, basta guardare nella giusta direzione.

LSDP) Quanto conta la dimensione politica che ruota attorno al tema energie rinnovabili ?

F.S.) Conta molto se non moltissimo, infatti il nostro progetto è figlio di un bando regionale che nel premiare doveva tener conto di questa tematica come innovativa perché c’è un obiettivo nazionale da raggiungere, perché ne è stato fissato uno europeo derivante a sua volta dall’accordo internazionale di Kyoto. Possiamo proporre fotovoltaico grazie agli incentivi del conto energia, ulteriore strumento politico, e godiamo parzialmente di un orientamento mediatico verso l’ambiente, sempre perché la politica l’ha reso oggetto d’ interesse. La dimensiona politica conta anche quando ci chiediamo il perché del ritardo del nostro paese. I paesi del Nord-Europa, quelli che sono in grado di guidare la politica europea e che l’hanno spinta a loro favore, verso l’industria e la produzione nelle rinnovabil, in realtà sanno che il primo problema da sanare è quello degli sprechi, dove magari un paese come il nostro potrebbe guadagnarci di più. Quindi ci si conserva la carta dell’incentivazione massiccia dell’efficienza energetica per il post-vendita dei generatori, anche questa è una precisa scelta politica.

LSDP) A proposito di ritardo italiano, a livello europeo cos’hanno tedeschi e spagnoli (leader nel settore rinnovabili) che noi non abbiamo?

F.S.) Qualcuno dice “avevano”, io continuo a dire “hanno” l’industria: sono arrivati prima di noi sulla produzione dei generatori di energia da fonti rinnovabili e sfruttano ancora questo loro anticipo. Forse il comparto industriale italiano non ci ha creduto o è stato poco lungimirante o forse è stato guidato male, fatto sta che hanno fallito sia chi credeva nel libero mercato perché non ha compreso come l’economia si stesse orientando sulle rinnovabili, sia chi crede nell’intervento statale nel mercato perché non c’è stato e quando è arrivato, in ritardo, ha dovuto pensare a far crescere la domanda incentivando l’installazione dimenticandosi di incentivare l’offerta. Risultato: abbiamo installato per un primo periodo solo prodotti stranieri sviluppando il mercato meno ghiotto dal punto di vista economico, cioè quello delle consulenze, progettazioni ed installazioni. Potremmo puntare al design delle rinnovabili che da sempre contraddistingue il nostro paese ma forse stiamo tardando anche in quello.

LSDP) Cosa consiglieresti ad un giovane italiano affascinato da questo mondo?

F.S.) Di studiare il settore così come ho fatto io, grazie sempre ad un programma regionale che finanziava la formazione dei pugliesi in Italia ed all’estero. Studiare è la cosa migliore anche perché c’è un sacco di gente in questo settore che si è lanciata perché è un business, ma va avanti vendendo fumo finanziabile con gli incentivi, un gioco da ragazzi, figurarsi se non ci riescono scaltri incompetenti. Se si punta all’efficienza bisogna coltivare la conoscenza e l’eccellenza, bisogna elevare la concorrenza nel nostro paese portandola sulla qualità piuttosto che sulla scaltrezza, è l’unica mossa utile a noi giovani perché di “volpi” nel nostro paese c’è ne sono già tante, ne è saturo il mercato.

LSDP) Il ruolo della ricerca (scuola e università) e dell’informazione: come giudichi l’offerta esistente?

F.S.) A scuola so che se la passano meglio, per svariati programmi nazionali di informazione ormai avviati negli istituti statali, ma quando io ho finito l’università in ambito accademico erano in pochi a parlarne, e parlo del 2007. I miei coetanei ne parlano poco e ne sanno per sentito dire. Io ho studiato economia, qualcuno avrebbe dovuto dirmelo che il mercato si stava orientando verso la green economy, no? Ed invece ho fatto la tesi sull’eolico perché ne avevo parlato con un mio amico ingegnere ed ho seguito un corso sul fotovoltaico a seguito di un incontro con Jacopo Fo. Il master successivo al Politecnico di Milano mi ha fatto definitivamente capire che non ero stato formato adeguatamente nella mia università. (intervista a cura di Matteo Silvestrelli)

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3 Responses to “Tutta l’energia dell’Italia: Francesco Schettini”

Perfino i norvegesi vengono a costruire impianti fotovoltaici in Italia, lamentandosi naturalmente delle lentezze burocratiche:

http://www.statkraft.com/presscentre/press-releases/statkraft-builds-solar-park-in-italy.aspx

Mauro P.
febbraio 15th, 2010

Mauro, ma nel link che hai postato sopra dovè che i norvegesi si lamentano?

Andrea
febbraio 16th, 2010

Pardon, il link era alla notizia, che però io non ho letto (naturalmente).
Questa cosa l’avevo vista su un documentario trasmesso un paio di mesi fa su La7 http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=reality&video=34457

Inizia a parlare dell’impianto di Latina dal minuto 8:50. Più che della lentezza si parla di eccessiva complessità (e di conseguenza di lentezza).

Uno dei documentari sull’ambiente più bello che abbia mai visto, se a qualcuno interessa vagamente l’argomento questo lo deve vedere assolutamente.

Mauro P.
febbraio 17th, 2010