Master Affari Politicin
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04 feb
Le mani su YouTube
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Il decreto Romani fa discutere. In Italia e forse ancor di più in Europa. La proposta di recepimento della Direttiva europea sui Servizi Media Audiovisivi, al momento in Parlamento per ricevere un parere non vincolante da parte delle Camere, presenta infatti (tra gli altri) un controverso articolo che assoggetta ad autorizzazione preventiva i video da caricare online. Perfino Le Monde e Euractiv ne hanno parlato nelle scorse settimane, mentre i media italiani soprattutto negli ultimi giorni.

Tuttavia, rimangono ancora diversi punti su cui fare chiarezza. Uno tra questi riguarda l’articolo 17 e l’introduzione di una autorizzazione preventiva dell’AGCOM per la pubblicazione di contenuti audiovisivi coperti dal diritto d’autore. Ma di quali contenuti si parla e da pubblicare dove? Oggetto della legge sono i “servizi media audiovisivi” definiti all’articolo 4 come servizi che sono “sotto la responsabilità editoriale di un fornitore di servizi media e il cui obiettivo principale è la fornitura di programmi […] attraverso reti di comunicazione elettroniche”. Inoltre, più avanti si chiarisce che a) “non rientrano nella nozione di servizio media audiovisivo i servizi prestati nell’esercizio di attività principalmente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva”; ma b) “rientrano nella predetta definizione i servizi, anche veicolati mediante siti internet, che comportano la fornitura o la messa a disposizione di immagini animate, sonore o non, nei quali il contenuto audiovisivo non abbia carattere meramente incidentale”.

Cerchiamo di capire quindi di cosa stiamo parlando. Da un lato, esistono piattaforme come YouTube che svolgono senz’altro attività economica e forniscono contenuti con costanza. Queste verrebbero dunque assoggettate alla nuova norma. Ma, dall’altro, esistono videoblog che, pur non svolgendo attività economica, mettono a disposizione video anche in maniera non incidentale. Questo vuol dire che tutti i video finora liberamente postati online dovranno essere sottoposti al varo preventivo dell’AGCOM?

La domanda principale, però, rimane: chi dovrebbe tutelare questa norma? I malpensanti puntano il dito contro il conflitto di interessi tra l’impero mediatico di Berlusconi e la necessità di garantire adeguata protezione alle produzioni Mediaset. Ma il pensiero, volendo, non è poi così maligno dato che l’azienda del Cavaliere è in causa con Google per violazione del copyright.

Tuttavia sembrerebbe che il decreto di recepimento presenti anche qualche “difetto” di interpretazione.  La Direttiva europea sull’e-commerce esonera da ogni responsabilità giuridica i fornitori di servizi media sui contenuti trasmessi. A detta del Presidente dell’Istituto per le politiche dell’Innovazione Guido Scorza, insomma, con il decreto Romani l’ “approccio pantelevisivo” dilaga dato che si vorrebbero attribuire simili responsabilità a fornitori di contenuti video in tv così come sul web.

I grandi della rete come Google si sono ovviamente dichiarati contrari all’iniziativa. Ma cosa ne pensano gli autori – sia i professionisti (si sentono più tutelati?) sia tutti quelli che ogni giorno alimentano la rete del cosiddetto user-generated content? Anch’essi infatti verrebbero toccati dal decreto.

La rete vive ogni giorno di video e la creatività, spontaneità e libertà con cui tutto ciò accade rappresenta proprio lo spirito del web. Costringere il mondo online ad autorizzazione preventiva rischia solamente di creare un filtro burocratico poco efficiente in termini di costi/benefici. Secondo la legislazione attuale, tra l’altro, esiste già una forma di tutela per i prodotti audiovisivi in quanto i video caricati illegalmente in rete vengono bloccati. Ma questo avviene dopo e non prima che vengano messi online. Forse varrebbe la pena fare una previsione dei costi potenziali di una tale misura, visto che non esiste niente di simile negli altri Paesi UE. Insomma, chi perde e chi guadagna? E a quale prezzo?

Sembra che la Commissione europea abbia già avviato una procedura di infrazione contro l’Italia sul decreto, anche il ministro Romani sostiene che questa sia dovuta al ritardo con cui l’Italia (ma non solo) sta recependo la Direttiva AVMS (la deadline era stata fissata a fine del 2009). Staremo a vedere, insomma, se l’UE si esprimerà anche sul modello di controllo proposto dal governo italiano, unico nel suo genere in Europa, e se questo verrà alla fine considerato un esempio da seguire o un’altra anomalia italiana.

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