Master Affari Politicin
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01 feb
L’Italia del gossip e la profezia di Fabrizio Corona
di Moris Gasparri       sezione: Italian politics

Quali sono i limiti dell’analisi politica delle vicende italiane? Esistono, parafrasando il nostro motto, elementi della nostra vita pubblica che no, proprio non possono essere presi sul serio? Sul pianeta LSDP in questi mesi abbiamo cercato di prestare attenzione a tutto, finanche Beppe Grillo e Dagospia. Oggi proviamo a fare un passo più in là, forzando questi limiti e mettendo sotto la lente della nostra analisi un personaggio che all’apparenza non c’entra nulla né con la politica ne con la serietà, Fabrizio Corona.

Che Fabrizio Corona sia il figlio per eccellenza dell’Italia peggiore è convinzione di molti opinion-leader di casa nostra. Così Michele Serra su Repubblica, a più riprese. Così Farefuturo, se possibile con ancora più vis polemica. Anche chi ha tentato un passo più in là nella comprensione del personaggio come Corrado Augias – che nella sua rubrica su Repubblica  invitò un lettore indignato a guardare al fotografo catanese come ad una “macchina sociologica vivente” delle dinamiche dell’Italia contemporanea – l’ha fatto per rafforzare la tesi di un Corona specchio fedele del cinismo e della meschineria che stanno corrodendo la nostra etica pubblica.

Ora, il legame di Corona con una sociologia economica dell’Italia contemporanea esiste, ed è pure forte, nella sequela dallo stesso rivendicata del B imprenditore simbolo della “nazione degli imprenditori” per eccellenza. Ma questo è un altro discorso, rivolto solo ed unicamente al presente, mentre la nostra analisi vuole dirigersi anche al futuro. Così come in questa analisi non si tratta di difendere le sue spacconate ricamando un improbabile elogio del trash, né di tentare una sua difesa dalle accuse giudiziarie che lo vedono coinvolto, perché, come vuole la frase di rito, la giustizia farà il suo corso. Si tratta, al contrario, di prestare attenzione ad alcune parole pronunciate da Corona nelle sue recenti apparizioni televisive a Matrix ed Annozero, accantonando per un attimo i pregiudizi. Perché anche i figli dell’Italia peggiore vanno ascoltati. Anzi, a volte questo può essere un esercizio salutare, rivelativo. In particolare, ascoltate con attenzione il ragionamento svolto da Corona venerdì a Matrix (dal min. 5.50) sul legame indissolubile tra gossip e politica, che culmina in una frase a effetto:

“Oggi il gossip può determinare come sarà la politica del futuro”.

Per molti si tratta di parole in libertà pronunciate da un personaggio negativo a cui bisogna dare poco o nessun credito, per non rafforzarne il peso di immagine. Io invece sono convinto del contrario. Che quella di Corona sia una profezia politica da prendere sul serio. Perchè ci consente di vedere meglio alcune cose che ci sono già negli eventi italiani, e che non riusciamo (più) ad inquadrare con i modelli ed i concetti della scienza politica classica.

Qualcuno nel nostro paese ha forse riflettuto a fondo attorno al significato  delle “detronizzazioni democratiche” andate in scena negli ultimi mesi sotto i colpi demolitori del gossip, quelle potenziali, come nel sex-gate estivo di Berlusconi che fece invocare le dimissioni ai suoi detrattori, e quelle reali, come nel caso di Marrazzo? La risposta è no. Continuiamo a sorprenderci e a fare finta di niente, a pensare (e qui faccio autocritica) che l’uscita della nostra discussione politica dalla “camera da letto” possa essere lineare e facile da ottenere. Poi arriva Corona a dirci in maniera brutale che questa tendenza è destinata a crescere, perchè più si accresce il potere di rappresentazione personale di alcune figure politiche – e la tendenza al rafforzamento degli esecutivi a tutti i livelli in Italia vuol dire questo – più cresce il potere ricattatorio nei confronti di questa esposizione pubblica. Perchè tutti hanno i propri altarini da nascondere, e grazie anche all’onnipervasività delle nuove tecnologie sarà sempre più facile portarli all’attenzione pubblica. Piaccia o no, e consapevole o meno che ne sia Fabrizio Corona, nelle sue parole dell’altra sera a Matrix c’è un potente spirito machiavellico in azione, fatto di conoscenza delle astuzie e dei meccanismi di funzionamento di questa dimensione, anche quelli poco leciti, e di lucido pessimismo antropologico. Chi dice che non saranno proprio questi gli elementi di maggior interesse per gli storici di domani alle prese con la ricostruzione dell’era della transizione italiana, ben più delle memorie di questo o quel personaggio della cosiddetta Seconda Repubblica che vedremo spuntare come funghi tra qualche anno nelle nostre librerie?

Tornando alla nostra analisi, davvero non riusciamo ad immaginare il gossip come un elemento strategico della politica, qualcosa che può determinarne in maniera permanente il corso degli eventi, che può sconvolgere il percorso tradizionale della legittimazione elettorale, con i suoi canoni ben definiti dal sapere politologico sopra richiamato. Non riusciamo a pensare all’altra faccia della “personalizzazione democratica”, al suo lato oscuro e non ancora compreso. I moralisti à la Serra che rifiutano in maniera aprioristica di concedere a Corona il rango di persona degna di essere ascoltata dovrebbero transitare dentro questi interrogativi apparentemente apocalittici sollevati dalle sue sparate televisive. Perché il rapporto dei leader con la propria immagine pubblica è un tema maledettamente serio, su cui costruire degli inediti percorsi di formazione e cultura politica. Perchè il gossip non va aggirato come una roba in fondo superficiale e facilmente liquidabile, ma come qualcosa che configura un salto di qualità nella formazione delle nuove classi dirigenti politiche. Come si diventa leader? Attraverso quale lavoro “pedagogico” bisogna passare? Soprattutto, come si rafforza il controllo su sé stessi nell’esercizio delle proprie relazioni pubbliche da parte di chi esercita ruoli di comando e di leadership? Interrogativi impensati e ancora da esplorare nella nostra discussione pubblica. Ma c’è sempre tempo per rimediare. Magari partendo dalle parole di Fabrizio Corona. Oltre i tatuaggi, la brillantina e le camicie sbottonate. Oltre le sfuriate, le spacconate e le risse televisive. E ora largo alla discussione.

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3 Responses to “L’Italia del gossip e la profezia di Fabrizio Corona”

sono le libere scelte dei liberi consumatori che premiano corona. il mercato – della politica, dell’informazione… – è sovrano. è la più autentca – e forse unica – manifestazione di sovranità di cui il citizen contemporaneo ha facoltà.
se corona fa proseliti e denaro, è perché sa cogliere e soddisfare i bisogni del mercato civico assai meglio di quanto non consenta la spocchia sociologico-parassitaria dell’elite sinistrorsa. ai moralizzatori marginali à la serra, piuttosto, andrebbe chiesto come mai non siano in grado di elaborare un prodotto culturale altrettanto popolare e competitivo del corona’s one. sarà che il mass market – qullo che una volta era il mercato della sinistra – è più difficile da conquistare di quella nicchia di amici, ideologicamente-friendly, del repubblica’s reader?
l’argmentare posh sostiene che mr b. abbia paranoiato le menti italiche fagocitandone la parte neuroni-free. senza accorgersi che quelle menti sono il popolo. mr b, corona rispecchiano la realtà, non la determinano. la moralità “alta” è certo un’altra roba. ma è appunto roba da regime etico, non da democrazia. a meno di sostenere che tutti quelli che bivaccano sotto la casa milanese di corona non siano cittadini ma tele-deficienti e che quelli che votano mr b. – ovvero i non-lettori di repubblica – meritino l’interdizione per indegnità culturale.

febbraio 1st, 2010

Sul fatto che la capacità di lettura di alcune tendenze dell’Italia contemporanea da parte del partito di Repubblica sia prossima allo zero sfondi una porta aperta.

Moris Gasparri
febbraio 2nd, 2010

[...] Quest’utilizzo dell’archivio, involontariamente, si affianca alla “profezia politica” di Fabrizio Corona. La “personalizzazione democratica” in salsa italiana si [...]