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23 feb
Tutta l’energia dell’Italia: Lorenzo Nicolosi
Lorenzo Nicolosi

Prosegue il nostro speciale Tutta l’energia dell’Italia, dedicato agli scenari energetici nazionali. La scorsa settimana abbiamo parlato di fotovoltaico, con la testimonianza di Francesco Schettini, giovane imprenditore barese che ci ha presentato il progetto di Photonica. Oggi invece puntiamo l’attenzione sul gas. Nel nostro webmagazine abbiamo parlato spesso delle strategie dell’ENI e del legame energetico del nostro paese con la Russia. Oggi invece diamo spazio alla relazione poco conosciuta con l’Algeria. A spiegarci come e perchè il paese mediterraneo sia oggi un partner strategico dell’Italia per quanto riguarda gli approvvigionamenti di gas è oggi Lorenzo Nicolosi, giovane laureando LUISS specializzato nelle questioni di geopolitica energetica. Buona lettura.

LSDP) Di cosa ti occupi? Come è nato il tuo interesse per le questioni energetiche?

L.N.) Sono uno studente laureando in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli di Roma e sto effettuando una ricerca sul campo sulle relazioni italo-algerine nel settore del gas naturale per la tesi specialistica con la cattedra di Economia Internazionale. Approfitto della domanda anche per ringraziare l’ufficio ICE di Algeri che mi sta ospitando dandomi la possibilità di fare liberamente le mie ricerche. Il mio interesse per il gas è nato durante il periodo della mia precedente tesi leggendo “Il clima dell’Energia”, un numero di Limes interamente dedicato alle questioni energetiche che mi ha aperto gli occhi su questo affascinante mondo. Questo interesse mi ha portato anche ad una pubblicazione sulla rivista dell’ENEA, “Energia Ambiente e Innovazione” sulla politica di sicurezza energetica del gas in Italia e sui rischi geopolitici della dipendenza.

LSDP) Quali sono gli scenari futuri del gas italiano?

L.N.) Gli scenari futuri del gas italiano dipenderanno da diversi fattori: in primo luogo dalla liberalizzazione del mercato; in secondo dalla scelta del ritorno al nucleare e in terzo luogo dalla politica del 20-20-20.
Vedo infatti il rischio di una contraddizione nelle scelte della politica energetica italiana: da una parte abbiamo due fatti: l’obiettivo di liberalizzare il mercato per avere la possibilità di negoziare il gas sul mercato a breve termine e la necessità di  mettere il sistema fuori dallo stato strutturale di crisi. Dall’altro ci lanciamo in un progetto concorrente, quello del nucleare, che, se pur vero non andrà in porto prima dei prossimi 10 anni, potrebbe comunque avere delle notevoli conseguenze per il mercato del gas. In particolare: per aumentare il grado di liberalizzazione del mercato e evitare che si ripresentino crisi come quelle degli scorsi anni, l’unica strada è quella di incrementare l’offerta attraverso nuove infrastrutture di importazione. Per fare ciò occorrono grandi investimenti nel settore. Gli investitori sono disposti ad affrontarne i costi solo nel caso sia effettivamente garantita una domanda sostenuta di gas nel lungo periodo, necessaria per rientrare dei costi affrontati, che non dimentichiamolo, rappresentano per lo più dei costi affondati. Nel momento in cui il governo si lancia nella politica del nucleare influenza al ribasso le previsioni per la domanda di gas rischiando di frenare gli investimenti in questo settore. L’energia nucleare introdotta nel futuro sistema energetico è infatti una risorsa sostituibile con il gas per la produzione di energia elettrica che nel nostro Paese, caso unico in Europa, rappresenta il 60% del consumo di metano. A ciò si aggiungano altri due fattori, uno strutturale e uno congiunturale. Il fattore strutturale è rappresentato dalla direttiva 20-20-20, che spinge i paesi a ridurre le loro emissioni e a introdurre nei loro sistemi energetici una quota di energia rinnovabile pari al 20% del fabbisogno entro il 2020. Dunque incentivi statali per lo sviluppo delle rinnovabili che sono anch’esse sostituibili al gas nella produzione di energia elettrica e ulteriori spinte al ribasso nella previsione della domanda. Il fattore congiunturale è invece rappresentato dagli effetti della crisi economica. Anche questa ha notevolmente ridotto la domanda, allontanando del resto il pericolo di ulteriori crisi almeno nel breve-medio periodo, ma ha frenato gli investimenti programmati. Si capisce quindi, come una vera liberalizzazione del mercato e una reale sicurezza energetica di lungo periodo, in questo momento, se non viene fatta chiarezza sulle politiche e sulle priorità che il nostro governo vuole seguire potrebbero restare delle chimere.
Per quanto riguarda l’Eni, negli ultimi anni è in corso una vero e proprio braccio di ferro con l’Autorithy. Mentre distribuzione e vendita possono dirsi liberalizzate, lo scontro è ora focalizzato sulla cessione delle sue quote sulla rete di trasporto e sulle importazioni: in questo caso molto dipenderà dal grado di reciprocità che la liberalizzazione raggiungerà in Europa. Per ora governo e Parlamento sono reticenti a cedere asset infrastrutturali energetici strategici ad un operatore terzo timorosi di favorire attori dominanti e monopolisti stranieri. Credo che ciò potrà essere fatto solo a condizioni di reciprocità a livello europeo. Occorre infatti bilanciare la necessità di instaurare un libero mercato con la strategicità del settore: finchè non vi sarà un libero accesso sui mercati dell’Unione, scorporo della rete e alti tetti antitrust rischieranno di penalizzare il campione nazionale senza adeguate contropartite. La Libia di Gheddafi invece è da poco entrata nel sistema di approvvigionamento italiano con una quota che rappresenta appena il 10% del nostro gas grazie al Greenstream. Nei prossimi cinque anni è previsto un ampliamento della capacità del gasdotto, ma non credo arriverà a coprire quote superiori al 10-12% del nostro fabbisogno. L’Italia in futuro sarà invece sempre più legata all’Algeria e alla Russia.

LSDP) Qual è il ruolo dell’Algeria come fornitore del gas italiano, di cui quasi nessuno parla nel nostro paese?

L.N.) Il ruolo dell’Algeria come fornitore del gas italiano è a dir poco fondamentale anche se è un paese che viene tenuto lontano dai riflettori. Attualmente mi trovo ad Algeri proprio per effettuare uno studio sul suo sistema metanifero. Basti pensare che da sola copre il 32% delle nostre importazioni e in futuro arriverà a una quota del 40% quando entrerà in funzione il gasdotto GALSI previsto per il 2014. In questo momento la Sonatrach, compagnia petrolifera di Stato, è investita da un grande scandalo che ha portato alle dimissioni la maggior parte dei dirigenti della compagnia accusati di corruzione e che potrebbe paragonarsi a una sorta di tangentopoli locale. Ciò tuttavia non avrà ripercussioni sulle esportazioni. Non dobbiamo dimenticarci infatti che l’Algeria ha sempre onorato i suoi contratti di approvvigionamento verso l’Europa, anche nel decennio nero della guerra civile. Non solo: sono in fase di realizzazione due nuovi importanti progetti per incrementare l’offerta del gas nel Vecchio Continente, il Medgaz verso la Spagna e il Galsi verso l’Italia. Questi gasdotti bypasseranno Marocco e Tunisia, dove invece attualmente passano i principali gasdotti di esportazione, a testimoniare la volontà dell’Algeria ad assicurare le esportazioni senza dover dipendere dal transito in altri Paesi. Un altro progetto interessante è rappresentato dal gasdotto Transahariano dalla Nigeria che trasformerà il Paese magrebino in un hub africano del gas con la possibilità di vendere il gas proveniente dalla Nigeria in Europa. Questo progetto è tuttavia in una fase di stallo in quanto è in corso un braccio di ferro tra il governo nigeriano e la Sonatrach per quanto riguarda i diritti di possesso del gas nigeriano in Algeria. Quello che mi preoccupa sono invece due questioni: la volontà di costituire un OPEC del gas e l’approvvigionamento nel lungo periodo. Per quanto riguarda quest’ultima questione il governo ha infatti inaugurato una politica di sviluppo della rete interna e di aumento delle esportazioni che potrebbe generare notevoli problemi di sostenibilità in futuro. La nuova legge del 2005 sul settore degli idrocarburi rende infatti molto difficile lo sviluppo di nuovi giacimenti da parte delle compagnie straniere, frenando gli investimenti necessari ad assicurare il ritmo dei consumi e delle esportazioni nel lungo periodo.
Per quanto riguarda invece l’Opec del gas, il ministro dell’energia algerino, ha più volte sottolineato la necessità da parte dei paesi esportatori di coordinare le politiche di esportazione all’interno del forum dei paesi esportatori con riferimento in particolare al recente calo dei prezzi del gas. Per fare ciò sta spingendo affinché si sviluppino i contratti a breve termine, condizione necessaria ad un eventuale coordinamento sui prezzi.

LSDP) Puoi spiegarci il ruolo dei rigassificatori? Come vedi l’idea dell’Italia hub europeo dello stoccaggio del gas?

L.N.) I rigassificatori rappresentano l’unica vera possibilità di diversificare le importazioni a livello geografico. Negli ultimi anni le economie di scala nella fabbricazione degli impianti di GNL hanno reso redditizio lo sfruttamento di un gran numero di giacimenti in aree geografiche altrimenti inaccessibili per il commercio come il Quatar o l’Oman. Anche in Italia grazie al rigassificatore di Rovigo cominciano ad arrivare le prime metaniere dal Quatar. Il grande problema per i rigassificatori è rappresentato dagli iter autorizzativi per i quali l’ultima parola spetta alle Regioni. Con la riforma costituzionale del 2001 infatti la materia energetica è diventata di competenza concorrente tra Stato e Regioni determinando di fatto l’impossibilità di attuare una politica organica e coerente nel settore, allungando notevolmente i tempi necessari ad ottenere le autorizzazioni e determinando una forte incertezza nella conclusione degli stessi. In questo ambito un maggiore coinvolgimento dei cittadini nella fase progettuale e di sviluppo degli impianti ed eventualmente una riforma dell’articolo 117 della costituzione credo siano fattori fondamentali. Per quanto riguarda gli stoccaggi, nuovi siti sono in via di autorizzazione da parte del MSE.
Nell’ipotesi che gli stoccaggi vengano tutti realizzati, la capacità totale aumenterebbe da 13,8 miliardi nel 2009 a circa 22 miliardi nell’orizzonte del 2012 – 2014. L’ampliamento della capacità di stoccaggio, intervento ritenuto prioritario anche dalla Commissione Europea, riveste un ruolo strategico in quanto, oltre a garantire la sicurezza potrebbe incrementare anche le opportunità commerciali. Infrastrutture fisiche di stoccaggio adeguate ai volumi di gas naturale in gioco costituiscono un presupposto essenziale affinché l’Italia diventi una base di scambio per i mercati internazionali. Il che non può essere che positivo ma dovremo aspettare la fine della crisi.

LSDP) Riusciremo a pagare meno la nostra bolletta? Se sì come?

L.N.) Non è detto che ci riusciremo. Attualmente il costo del gas è fortemente legato a quello del petrolio. Sarà forse possibile pagare meno la nostra bolletta quando si svilupperà un mercato a breve termine indipendente dal petrolio. Ma questo potrà accadere purtroppo solo in un orizzonte molto lontano dove l’entrata in funzione di nuove infrastrutture stimolerà lo sviluppo del mercato spot. Occorrerà attendere, ammesso che ciò avvenga, i tempi di realizzazione delle stesse e il termine delle esenzioni dall’ingresso ai terzi di cui gode l’80% della loro capacità per almeno 20 anni. Per non contare poi che i prezzi del gas a quel punto potrebbero essere soggetti ad una volatilità simile a quella del petrolio.
Occorre, in conclusione, una politica chiara, che riassicuri gli investitori e miri ad aumentare l’offerta nel medio e lungo periodo. Solo in questo modo sarà possibile trarre dei vantaggi dalla liberalizzazione e dalla posizione strategica dell’Italia come hub dell’Unione Europea. (intervista a cura di Moris Gasparri)

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9 Responses to “Tutta l’energia dell’Italia: Lorenzo Nicolosi”

Intervista e contributo notevole, complimenti a Lorenzo per le sue attività e grazie per le informazioni che hai condiviso con noi.
Sono assolutamente d’accordo sull’analisi del mercato energetico e le perplessità che hai espresso sul futuro degli approvvigionamenti energetici italiani. Reciprocità e strategicità del settore, sono le parole d’ordine per una apertura del mercato europeo, giustissimo.

Sull’opec del gas e l’idea di contratti a breve termine, c’è da un lato la preoccupazione per il cartello, ma dall’altro l’interesse per la riduzione della durata dei contratti: quest’ultima è un elemento di rigidità che non poco influenza la scarsa apertura del mercato. Inoltre, una cosa che spesso manca nei miei articoli e in questo tuo spunto è un riferimento ai prezzi. Ti propongo pubblicamente un pezzo sull’analisi dei prezzi medi del gas russo e algerino. E’ molto interessante. Sugli hub sono in teoria d’accordo, anche se dobbiamo tenere conto dell’effetto “sovra-capacità”, e delle sue conseguenze.

Ancora un ringraziamento, un saluto
Fabio

Fabio Mineo
febbraio 23rd, 2010

Bravo Lorenzo Nicolosi,

laty
febbraio 23rd, 2010

Davvero interessante visto che qui in Italia del gas non ne parla nessuno, schiacciato com’è tra nucleare e energia “pulita”.
Come sempre Lorenzo ha la dote di rendere comprensibili questi argomenti anche ai non addetti ai lavori.
Complimenti,
Caterina Rapisarda

Caterina Rapisarda
febbraio 24th, 2010

Si, mi associo a Caterina, grande contributo davvero da parte di Lorenzo.

Moris Gasparri
febbraio 25th, 2010

Mi intrometto anch’io per dire che, da quello che ho studiato, l’unico modo per rendere più competitivo il mercato del gas, è una quota maggiore di gnl.. D’accordissimo con Lorenzo a proposito di politiche, ed obiettivi, chiari, che senza parlare di “piani energetici”, puntino, soprattutto nel nostro paese, sulla realizzazione dei rigassificatori.
Fino a quando il GNL resterà meno conveniente dei gasdotti, in termini di prezzi/sicurezza, saremo sempre legati alla schiavitù delle pipelines.
Puntare oggi sul nucleare di III generazione, a me pare invece solo un’enorme follia.

dario
febbraio 27th, 2010

Vi ringrazio per i complimenti! Fabio per un articolo sui prezzi dei due Paesi dobbiamo sentirci in privato per vedere come si potrebbe fare: l’idea mi piace molto.

Dario, è vero che il GNL rappresenta un buon modo per diversificare i fornitori ma ahimè la maggior parte dei contratti restano ancora legati al petrolio e alle esenzioni dall’ingresso dei terzi.

Ad ogni modo quello del GNL è un mercato in costante evoluzione che in futuro potrebbe portare numerosi cambiamenti al mercato soprattutto al livello mondiale con un lento processo di deregionalizzazione dei mercati storici. Per ora purtroppo a causa della crisi sembra essere tutto fermo in questo senso.

Colgo l’occasione per ringraziare Lo Spazio di avermi scelto per questa intervista.

A presto,

Lorenzo

Lorenzo
febbraio 28th, 2010

molto interessante, probabilmente l’analisi più incisiva tra quelle del ciclo di interviste sull’energia.
Se non arrivo fuori tempo massimo porrei due o tre domande, a cui può rispondere anche Mineo, naturalmente:

_ la realizzazione di un gasdotto transahariano, dalla Nigeria alle coste mediterranee, non ha implicazioni geopolitiche potenzialmente ben superiori alla prospettiva di un’Algeria hub del gas? non potrebbe costituire la prima arteria di una rete energetica destinata a innervare l’africa e innescarne finalmente uno sviluppo durevole?

_ il progetto South Stream come si inquadra nelle strategie Eni? la portata del nuovo gasdotto sarebbe imponente, e la disponibilità di gas per l’italia eccederebbe ampiamente la domanda prevedible nei prossimi anni, anche senza considerare i vari progetti nel gnl. South Stream rientra nella strategia volta a fare dell’Italia l’hub europeo del gas?

_ e d’altra parte non sarebbe comunque per Eni una scelta quasi obbligata, quella di puntare al mercato europeo del gas, nella prospettiva di una reale liberalizzazione del medesimo(cioè di una separazione dalla rete e di una perdita di quote importanti del mercato nazionale)?

grazie

febbraio 28th, 2010

Cres. La risposta in questa sede alle tue domande non sarà esaustiva. Rimando ad articoli futuri. Però intanto:
1. E’ difficile al momento fare pronostici su un gasdotto transhariano di quelle dimensioni e considerati i territori che dovrebbe attraversare.
2. Si. South stream(blue stream) e specularmente North Stream sono innanzitutto progettati per bypassare l’Ukraina e rendere Germania e Italia gli snodi del gas russo in Europa.
3. No. Di mercato Europeo per ora non si parla. La crisi ha ulteriormente frenato, la già rallentata politica di integrazione dei mercati energetici europei. Dunque, fino alla ripresa di questi processi (chissà quando?), Eni porterà avanti strategie nel suo interesse esclusivo, senza considerare logiche di altra natura.

Discuteremo questi elementi in futuro. Si discuterà inoltre di mercato energetico europeo nel prossimo paper de LSDP sullo stato dell’arte dell’europa post Lisbona.
Grazie per i contributi di tutti.
Fabio

Fabio Mineo
marzo 2nd, 2010

Grazie per la risposta, Mineo. Sì il primo quesito era in effetti un auspicio, e un invito a considerare in prospettiva il senso di un gasdotto transafricano.. vedremo. Quanto al fabbisogno europeo molti analisti convergono sullo scenario di un imminente eccesso di offerta nel gas, una condizione che secondo alcuni non sarebbe neanche transitoria, ma strutturale nel medio periodo.
La mia impressione è che, tra tanti timori di peak oil, si stia comunque assistendo a una notevole “vitalità dei fossili”.
Aspetto con molto interesse sia il paper che l’intervento sulla questione del nucleare italiano. grazie ancora.

Andrea

marzo 6th, 2010