E’ cominciata la terza edizione, e la serie televisiva Boris genera dipendenza. Altro che dittatura, fine della libertà di espressione, golpe e compagnia bella. E’ tutto un complotto ordito da Murdoch. Guarda caso, siamo in campagna elettorale, Boris va in onda su Sky, RED ha intervistato René Ferretti, e la terza edizione è piena zeppa di riferimenti politici sospetti, dalla lottizzazione televisiva alla P2 a “Caprera”, benzina sul fuoco sul tema G8 a La Maddalena. L’ingresso di Boris nell’agone politico divide i fan della serie, che potrebbero recarsi in piazza per protestare. Per citare il Poeta: ed agli appelli alla calma in TV adesso chi ci crede più?
Nel mentre, su Global Times, voce inglese del cinese People’s Daily, Ask Alessandro ha terminato la sua corsa. “Ask Alessandro” era una rubrica umoristica attribuita a un giovane italiano a Pechino, che rispondeva alle domande assurde del pubblico tra il cazzeggio e l’esaltazione della sua expertise sessuale. La rubrica di Global Times era diventata una delle più seguite del quodiano, e, prima di essere chiusa, ha suscitato la reazione sdegnata del Wall Street Journal per la svolta satirica del potere cinese o lo sdegno parimenti intenso di chi vi scorgeva lo stereotipo di un popolo destinato alle pagliacciate. Sul sito Pecking Duck, qualcuno ha colto l’occasione per rilanciare la satira di stato con l’idea del Premio Mao per la Pace.
A tutto questo Boris aveva dato una risposta in tempi non sospetti, col tormentone del “troppo italiano” di Stanis La Rochelle, che è un perfetto complemento per la nostra continua sete di stereotipi, per l’autolesionismo, per l’esterofilia.
Senza Corrado Guzzanti tutto è più triste e viene voglia di dire un poesie, ma Boris 3 ha già offerto uno dei più intelligenti riferimenti politici della televisione degli ultimi anni. Mi riferisco al finale del secondo episodio, in cui lo stagista Alessandro (è tutto un complotto, il nome è lo stesso di chi scrive e di “Ask Alessandro”) raggiunge a sorpresa in albergo l’aiuto regista Arianna, con cui aveva avuto un flirt alla fine della seconda serie. Durante i preliminari, lui si chiede se anche l’hotel che li ospita sia proprietà di Lui, chiarisce che per Lui intende Berlusconi, Arianna dice che veramente non c’è niente da ridere perché lei Berlusconi l’ha votato, e cala il gelo tra i due. E’ una scena di straordinaria comicità, e il fatto che Arianna sia interpretata da una Caterina Guzzanti intenta a spiegare il suo contributo alla campagna del 1994 aumenta l’effetto comico a dismisura. La querelle continua negli episodi successivi, con Alessandro che discute di separazione delle carriere e che saluta Arianna con un eloquente “Mister Obamaaa!“.
All’indomani dell’attentato a Berlusconi, pensando al futuro dell’Italia, Moris Gasparri ha steso il manifesto della democrazia del riconoscimento:
Pensare che comunque per berlusconiani e antiberlusconiani, soprattutto quelli più giovani, ci sarà un futuro di convivenza comune in un’Italia tutta da immaginare e reinventare, e che questa, davvero, è la sfida più grande che attende la nostra generazione.
Alessandro e Arianna dimostrano che siamo lontani dalla democrazia del riconoscimento, e non siamo nemmeno arrivati all’ABC del futuro. Questa consapevolezza è essenziale anche per ogni riflessione sull’amore e sui suoi partiti, di cui peraltro Elio e le Storie Tese, autori della sigla di Boris, hanno già scritto l’inno in tempi non sospetti. Questo inno all’amore è noto anche come “Ti amo Ciarrapico” e uno degli sceneggiatori di Boris si chiama Giacomo Ciarrapico. A parte l’ennesimo tassello del complotto globale, proviamo a ragionare tra demografia e politica: tra gli italiani di domani, sarà possibile l’accoppiamento interpartitico? Un ammiratore delle vignette di Vauro potrà mai amare perdutamente una ragazza dei Circoli della Libertà? L’amore/odio per Berlusconi segnerà una linea di demarcazione nella logica della coppia? Qualcuno premerà per ricontare i microgranuli di un dentifricio consumato anzitempo?
Queste e molte altre domande si agitano nel Pianeta Boris Italia. Si potrebbe tentare una campagna pubblicitaria/elettorale incentrata sull’incontro tra un uomo berlusconiano e una ragazza del popolo viola, o viceversa. Sarebbe la vera alternativa. Diventerà un reality, in un’Italia riconciliata nel nome – troppo italiano – dell’amore.



































Alessandro Aresu
Nato a Cagliari nel 1983, è cofondatore e responsabile relazioni esterne de Lo Spazio della Politica, collaboratore di Limes e della Nuova Sardegna. Per LSDP si occupa di analisi di scenario sulla politica italiana, di geopolitica e di satira.