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L’attentato alla metro di Mosca Miseria del moderatismo
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Elezioni regionali: chi vince e chi perde

di Moris Gasparri · 3 Comments · in Politica italiana · 30 marzo 2010

Come promesso, diamo il là alle analisi del nostro speciale elezioni. Raccolgo alcune osservazioni sparse su vincitori e vinti della competizione elettorale, che meritano di essere sistematizzate. Ma c’è un tempo per la sintesi, ed un tempo per il frammento. Ed “a caldo” questa seconda opzione è probabilmente la migliore per cominciare a riflettere con realismo sul significato del voto e sugli scenari che si aprono. 

Il metro della vittoria – Chi ha vinto? Chi ha perso? Su un punto possiamo intenderci. La vittoria si misurava sull’affermazione nelle grandi regioni, come proposto anche da Eugenio Scalfari. Sulla base di questo metro, l’affermazione del centrodestra è netta, fatta salva la discussione sull’ascesa inarrestabile della Lega ed il calo relativo del PDL, e la sconfitta del PD altrettanto evidente.

La legge di B – “La politica italiana ha una sola legge indiscutibile: i risultati elettorali sono sempre più favorevoli a B delle previsioni“. Così Alessandro Aresu su Facebook. Niente da aggiungere.

L’egemonia del centrodestra – Sui motivi per cui da quindici anni a questa parte la maggioranza degli italiani conferma il suo voto al centrodestra ho scritto qui (sul berlusconismo) e qui (sulla Lega). Analisi che non cambierei di una virgola, sennonchè lo scenario Italy after B più probabile è quello che vede una continuità nell’egemonia elettorale e culturale del centrodestra anche oltre il carisma del suo leader indiscusso.

Il linguaggio è politica/1 – Come parla il linguaggio della vittoria? Con la chiarezza delle parole di Bossi. Abbiamo vinto, la gente è con noi. Stop. Come parla il linguaggio della sconfitta? Con le parole di Rutelli. La Lega ha stravinto ed ha sorpassato il PDL nelle regioni del Nord, quindi ora la sua hybris determinerà sicuramente degli sconvolgimenti all’interno della maggioranza di governo, creerà instabilità, produrrà ingovernabilità, blablabla. Come se Bossi non fosse quel campione assoluto del tatticismo che è.

Il linguaggio è politica/2 – Come parla il linguaggio della vittoria? Con la chiarezza delle parole di Di Pietro (vincitore perchè il suo partito rafforza il proprio radicamento) nella sua breve comparsa a Porta a Porta. Abbiamo perso, il centrodestra ha vinto, basta con il teatrino dei setteasei, ottoacinque,noveaquattro. Pensiamo a costruire un’alternativa credibile. Come parla il linguaggio della sconfitta? Registriamo un’affermazione del centrosinistra che getta le basi per l’affermazione dell’alternativa blablabla. Lo ha fatto Enrico Letta nel pomeriggio su Rai 2, lo ha fatto Rosy Bindi a Porta a Porta, lo ha fatto Nicola Latorre a La7, lo ha fatto infine Andrea Orlando, sempre a La7 che ha parlato addirittura del PD come del principale partito nazionale. Per concludere con Anna Finocchiaro su Rai 3 a parlare di riforme condivise.

Il falso mito di Vendola – Fare di Vendola la nuova risorsa della sinistra italiana è un’ingenuità non sorretta dai fatti. Vendola ha vinto meritatamente in Puglia perchè la sua narrazione regionalistica era forte, sorretta dagli indubbi risultati dell’azione di governo e da una comunicazione aggressiva ed efficace, e perchè il centrodestra non ha puntato sulla Poli Bortone. Ma le ragioni di questa vittoria non sono immediatamente trasferibili su scala nazionale. L’Italia non è la Puglia, e pensare che il blocco sociale dei piccoli imprenditori e del ceto operaio del Nord possa innamorarsi dell’eloquio poetico del governatore della Puglia è un’operazione difficile,se non improbabile.

Il mito della nuova classe dirigente – Su Facebook già impazza il ritornello del “Tutti a casa” rivolto alla classe dirigente del principale partito di opposizione. E’ mero volontarismo. Mettere in piedi una leadership collettiva non è lavoro di un giorno. E quelli che ci sono non se ne vanno tanto facilmente. Morale della favola? La cosa innescherà probabilmente nuovi conflitti e nuove tensioni.

Egemonia culturale – Chi crea opinione nel PD? Chi cura la comunicazione televisiva dei propri dirigenti? Chi produce le idee? La blogosfera è dispersa. Le millemila fondazioni mute. Il linguaggio che domina la retorica dei dirigenti è quello che insiste sulla nobiltà della Costituzione, sulla nobiltà delle proprie radici storiche (il refrain di Bersani), sulla promozione dei diritti. Un linguaggio che non dice nulla del presente, che non cattura la realtà, che non arriva ai ceti popolari.

L’unità nazionale – Chi parla del successo del Carroccio come pericolo potenziale per la convivenza nazionale sottovaluta il realismo “democristiano” della Lega, il ruolo “nazionale” di figure come quelle di Bossi e Maroni.

La conferma del bipolarismo – Il sistema politico italiano conferma la stabilità degli assi strutturali PDL/Lega – PD/IdV, con la variante del rafforzamento delle due forze minori. Con buona pace delle terze vie finiane, casiniane, montezemoliane, su cui vale il “rasoio” di Bossi. Dove sono i vostri voti? Dove?

Il Centro – Il PD partito appenninico, secondo la definizione tremontiana, è da oggi una realtà piena. Che a livello nazionale conta però poco o nulla. Le regioni del Centro non appaiono nel dibattito nazionale, non hanno dei leader conosciuti fuori dai propri confini, a parte l’eccezione di Matteo Renzi. Al loro interno si vive bene, c’è una tradizione di buongoverno che gli elettori continuano a premiare, ma le grandi scelte della politica si fanno altrove.

Tagged with: Berlusconi • Bossi • Di Pietro • elezioni • Lega • linguaggio • PD • PDL • Politica 
Moris Gasparri
Autore

Moris Gasparri

Nato a Jesi nel 1984, è cofondatore e direttore editoriale de Lo Spazio della Politica. Per LSDP si occupa di analisi di scenario sulla politica italiana, delle dinamiche politiche ed economiche dell’India contemporanea e di geopolitica dello sport.

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  • Matteo Minchio

    Moris, affidare il futuro della sinistra al falso mito di Vendola potrebbe essere un errore. Concordo. Tuttavia Vendola ha vinto non solo per le sue doti carismatiche ma anche per l’apertura di un dibattito interno alla sinistra su chi fosse il candidato più credibile. (Con Boccia probabilmente la sinistra avrebbe perso). Cosa pensi delle primarie? non sono certo una soluzione, ma in alcuni contesti (es. al Nord) potrebbero disinnescare la critica populista e creare consenso e discussione sui programmi.

  • Matteo Minchio

    Un’annotazione sulla Lega. Il partito di Bossi ha intercettato il bacino di voti democristiano usando un approccio da partito leninista (ieri Renzo Bossi ha commentato la sua elezione come la vittoria degli operati). é questa efficace combinazione la sua forza: buona amministrazione da un lato e partito della riforma dall’altro. Bossi dice “sx poco sveglia, potevano cavalcare il federalismo”. Malgrado questo saggio consiglio, il PD resta ancora sordo e legge il Nord del paese come un paradigma incomprensibile.

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