Qualche giorno fa abbiamo avuto la fortuna di poter intervistare Giorgia Meloni. L’intervista non doveva essere pubblicata oggi, perchè non parla in via esclusiva del ruolo e delle prospettive della condizione femminile nella società italiana. Poi abbiamo pensato che pubblicarla l’8 marzo avrebbe avuto un significato simbolico diverso. Perchè Giorgia Meloni è una giovane donna e, a prescindere dalle posizioni politiche, sarà senza dubbio una leader di quell’Italia al futuro che abbiamo messo al centro del nostro progetto (senza peraltro dimenticare il suo già ricco cursus honorum di ministro più giovane della nostra storia repubblicana). Una discussione in cui abbiamo affrontato molti dei nostri “cavalli di battaglia”, dal ruolo della rete alla meritocrazia, dai nuovi italiani a BRIC’s Italy, per finire con qualche domanda diretta e frontale sul senso della carriera politica nell’era del velinismo. Un’intervista da non perdere. Buona lettura.
LSDP) Blog, social media, citizen journalism sono fenomeni che esprimono chiaramente il desiderio dei giovani di partecipare alla discussione pubblica. Negli USA con Obama la politica ha compreso l’importanza della comunicazione via web. A suo avviso in Italia i politici riescono davvero a parlare con i giovani, considerando che spesso molti utilizzano il proprio blog o Facebook come agenzie stampa e si sottraggono a commenti e discussioni?
G.M.) Le innovazioni tecnologiche in fatto di comunicazione di massa stanno attraversando in questo periodo una vera e propria fase “esplosiva”. Penso dunque che sia fisiologico, specie per chi non è più giovanissimo, incontrare qualche difficoltà iniziale nel comprendere la portata dei nuovi media e dei social network. Detto questo, sono convinta che la comunicazione politica non debba sottovalutare la portata e l’importanza dei nuovi mezzi di diffusione che la tecnologia offre, e che, anzi, debba cercare di farli suoi il più possibile. Ma la comunicazione non deve avvenire a senso unico: occorre prestare la massima attenzione alle risposte e alle reazioni dei destinatari. In particolar modo quando questi sono i giovani. Per questo motivo ho cercato di differenziare e ampliare il più possibile attraverso il web ma non solo i livelli di comunicazione con ragazze e ragazzi italiani: il ministero della Gioventù ha dato vita ad un sito web, che oltre ad essere una vetrina per le attività del ministero riporta i riferimenti attraverso i quali chi è interessato può contattarci, fare domande, proporre suggerimenti, chiedere chiarimenti. Abbiamo anche noi una pagina su Facebook, con tanti commenti, ai quali cerchiamo di dare sempre risposta. Poi c’è Radio Gioventù, la rubrica radiofonica del Ministero della Gioventù, diffusa di settimana in settimana online sul sito e da decine di radio locali in tutta Italia. Credo si possa definire il nostro fiore all’occhiello in fatto di comunicazione. Qui, con uno stile tutt’altro che “impaludato”, non passano solo comunicazioni istituzionali, ma si affrontano temi di attualità, si ascolta buona musica e si raccontano le storie più significative della “meglio gioventù” italiana.
LSDP) Il nostro è stato definito il Paese dei “bamboccioni” e dei “precari”. Secondo le rappresentazioni correnti siamo una generazione che vive nell’incertezza, che rispetto ai coetanei europei è un passo indietro, che confida nella raccomandazione e non nella meritocrazia. Quali iniziative concrete si possono intraprendere per cambiare rotta?
G.M.) Sono fermamente contraria alla definizione di “bamboccioni”, appioppata con troppa leggerezza all’attuale generazione di giovani. Non credo che i giovani italiani di oggi siano così come li si descrive, ovverosia fannulloni, indolenti, privi di progetti, principi e ideali. Sono convinta invece che nella gioventù italiana si nascondano potenzialità enormi, un vero e proprio patrimonio per l’intera nazione, che, però, non trova o trova con estrema difficoltà occasione di emergere. In più, per la prima volta nella storia della repubblica, questa generazione di giovani si trova ad ereditare un mondo peggiore di quello che aveva ereditato a sua volta la generazione che l’ha preceduta. Ciononostante la stragrande maggioranza dei giovani italiani studia, lavora, coltiva sogni grandiosi e visionari e allo stesso tempo fortemente concreti, vive il suo tempo, partecipa, vuole essere protagonista e si impegna quotidianamente in ciò che fa, nello sport, nella politica, nel volontariato. Se si vuole invertire la tendenza e dare un’occasione ai giovani è imprescindibile un ritorno serio e convinto al sistema del merito. La vera uguaglianza, infatti, sta nel dare a tutti le stesse opportunità, non nel garantire a tutti lo stesso risultato. Bisogna far sì che a tutti sia data un’occasione, a prescindere dal nome, dalle raccomandazioni, dal censo, dal sesso, dall’età: chi merita, chi si impegna, chi lavora e lotta per un obiettivo, anche attraverso mille sacrifici, deve avere la possibilità di veder realizzato il suo sogno.
LSDP) Le nuove generazioni sono abituate a vivere in un melting pot di nazionalità, cultura e religione. In merito ai temi della migrazione e della cittadinanza qual è la sua posizione politica?
G.M.) Come cittadina italiana credo nel principio per cui l’Italia è di chi la ama e si batte con passione per lei. Vale nello sport, dove sono felice ad esempio che Stefano Okaka, Mario Balotelli e Angelo Ogbonna giochino per la mia nazionale di calcio. Vale nell’esercito, che accoglie tanti giovani il cui colore della pelle o il cui nome raccontano di origini lontane, ma che si trovano accomunati dall’uniforme e dal Tricolore nell’amore per la stessa patria, e nel desiderio di difenderla ad ogni costo assieme ai valori che essa rappresenta. Vale nella vita di tutti i giorni, dove chi crede nell’Italia, nella sua storia, nelle sue leggi e nei suoi valori e lavora con impegno e sacrificio per costruire il futuro della nazione ha diritto a sentirsi e ad essere italiano.
LSDP) Ministro, Lo Spazio della Politica ha lanciato di recente una provocazione: incentiviamo e valorizziamo il “network power” rappresentato dalle storie e dai percorsi dei giovani italiani che studiano o lavorano nei paesi BRIC. In Italia è un tema di cui ancora non parla nessuno, nonostante il legame del nostro sistema produttivo con le economie cosiddette emergenti sia da tutti ritenuto strategico per la nostra “sopravvivenza”. Per noi è giunto il momento di costruire “BRIC’s Italy”, ed in questo progetto il ruolo dei giovani può essere determinante. Cosa ne pensa?
G.M.) Sono convinta che qualunque progetto possa offrire ai nostri giovani la possibilità di aprirsi al mondo, correre incontro a nuove esperienze e conquistare nuove opportunità ovunque esse si configurino sia non solo da condividere, ma da supportare. Tanto nei confronti delle economie emergenti quanto nei confronti delle nazioni che già occupano un posto di rilievo nell’economia mondiale il nostro atteggiamento deve essere quello di saper cogliere le occasioni propizie a garantire a ragazze e ragazzi italiani la possibilità di una realizzazione professionale, economica, personale. Oggi come ieri i giovani italiani dimostrano di portare con sé un patrimonio di idee e creatività che non conosce confini, meno che mai territoriali. Alla luce di questa potenzialità, e alla luce di un mercato internazionale che impone di guardare lontano per crescere, saper guardare lontano, allargare i propri orizzonti ben al di là del proverbiale “orticello” di casa non è solo un’opzione, ma una missione.
LSDP) Il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha recentemente affermato che i politici che dicono “largo ai giovani” sono i primi a non volerli. Lei è d’accordo con quest’affermazione? In che modo è possibile porre la questione del ricambio generazionale nella politica italiana, al di là degli stereotipi?
G.M.) In passato è accaduto quasi sistematicamente: chi a parole manifestava lodi sperticate e generose aperture verso la componente giovanile, finiva per rivelare poi nei fatti una scarsa propensione a fare effettivamente largo ai giovani, ma penso che la tendenza stia finalmente cambiando. L’unico modo per superare il sistema fortemente gerontocratico che caratterizza la politica italiana è quello di offrire concretamente ai giovani spazi e opportunità per emergere: non sto parlando delle cosiddette “quote arancio” che qualcuno vorrebbe garantite per legge, e alle quali, al pari delle “quote rosa”, sono fortemente contraria. Queste, infatti, si limiterebbero a creare una sorta di “area protetta” nella quale i giovani finirebbero per fare la vita dei reclusi, senza reali possibilità di affermazione. Credo che i giovani, tanto nella politica come altrove, abbiano solo bisogno di un’occasione: il merito, l’impegno e la voglia di fare saranno poi le vere discriminanti del successo.
LSDP) Lei, dopo anni di militanza, ha raggiunto il traguardo di essere il più giovane Ministro che l’Italia abbia mai avuto. Qual è la sua posizione rispetto a chi arriva alla politica ai livelli più alti in tempi molto brevi e provenendo da percorsi professionali apparentemente scollegati rispetto alla carriera politica, come ad esempio quello dello spettacolo?
G.M.) La politica non è un fatto di curriculum, non è un mestiere, né tantomeno un ordine professionale al quale si accede dopo un determinato corso di studi, una specializzazione e quindi un tirocinio. La politica è innanzitutto un fatto di impegno civile, una missione. Non è importante la strada che si percorre, ma il bagaglio che si porta con sé: sia che si tratti di correre per il ruolo di consigliere comunale in una piccola cittadina di provincia sia che ci si candidi al Senato della Repubblica quello che conta è saper rispondere ai bisogni della gente. Compito di chi fa politica è meritarsi la fiducia di chi lo eleggerà alla carica e, una volta conseguito il risultato, lavorare con serietà e dedizione per ottemperare agli impegni assunti con i cittadini. Sono convinta che chiunque abbia le capacità e i meriti per rispettare questi requisiti abbia la facoltà di contribuire alla vita politica. (Intervista a cura di Floriana Bulfon)










2 Responses to “LSDP incontra Giorgia Meloni”
Secondo me le due risposte finali sono le più interessanti, sicuramente perchè lì traspare il vero valore politico e simbolico di un personaggio come la Meloni, ovvero quello di essere arrivata ad una carica importante attraverso un percorso di militanza politica tradizionale. questo le da una solidità che credo le sia riconosciuta in maniera trasversale. Sulle altre, il troppo entusiasmo rischia di essere un limite, perchè “giovani” nell’Italia di oggi vuol dire tante cose, non solo impegno, volontariato, imprenditorialità, ma anche precarietà e sfiducia.
Bellissima intervista, non si può che condividerne i contenuti (specialmente l’ultima risposta).
La dimostrazione che la stragrande maggioranza dei nostri politici, indipendentemente dal partito di appartenenza, ha una testa. Peccato che poi troppo spesso devono rientrare nei ranghi e non possono confermare con i fatti quello che dicono.