C’era una volta il Berlusconi che non aveva mai preso in mano un computer. C’era una volta lo sdoppiamento tra governo.it e governoberlusconi.it. Ora tutto è cambiato: Berlusconi è sceso in campo. Sul web. E questa volta non lo fa da proprietario di emittenti tv o con un approccio proprietario, ma si impegna a confrontarsi con le regole della rete: accessibilità e libertà per tutti. Nessuna asimmetria: vince chi sa usare meglio gli strumenti di tutti e chi riesce a creare il miglior network.
Certo, i siti-propaganda rimangono in piedi, facendo ipotizzare una possibile sinergia tra i gangli del Berlusconi 2.0. Ma il punto essenziale è che Berlusconi s’ispira “all’amico Barack”, prova a costruire un network issue-oriented, proprio come ha fatto (con diverse modalità) il Presidente americano per lanciare la sua candidatura tre anni fa prima delle primarie, come racconta David Plouffe nel suo “The Audacity to Win”.
Il centro della strategia berlusconiana è quindi ForzaSilvio.it: grafica essenziale (un omaggio ai favolosi anni ’80) e richiesta immediata di registrazione. Le celle di registrazione sono abbastanza semplici: nome, cognome, data di nascita, luogo di residenza, professione, temi di interesse, che tipo di attività di “militanza” si desidera svolgere. Tra i temi su cui intervenire welfare, scuola, sanità, e le immancabili riforme. Manca “università e ricerca”. La scelta del tipo di attività di supporto da svolgere è scarna: si forniscono solo tre opzioni tra cui controllori del voto, ma è comunque un punto di partenza.
La gestione di ForzaSilvio.it è affidata ad Antonio Palmieri (qui intervistato da Gilioli), responsabile della comunicazione Internet e del fu ForzaItalia.it, che ora rimanda al sito del PDL. Palmieri, che ha un profilo da marketing tradizionale e non fa parte dell’Intergruppo Parlamentare 2.0, pecca un po’ nel vedere nella rete uno strumento di comunicazione invece che un diverso modo di concepire le idee.
Il punto essenziale di questa mobilitazione è il primato del “collect data”, che non capì il PD quando sciupò l’enorme potenziale dei 3 milioni di persone che parteciparono alle Primarie. Perciò è un errore, oggi, ridurre a una barzelletta lo sbarco nella Normandia telematica del premier. Berlusconi è un leader, e ha capito che la leadership oggi ha bisogno della mobilitazione delle persone e della condivisione di idee resa possibile dal web. La leadership val bene uno sforzo digitale, e l’esperienza in questo campo non farà male al core business del premier.
Qual è il futuro del Berlusconi 2.0? Due punti sono meritevoli d’attenzione:
1) Il compito di Palmieri & co. è trasformare un network on line in un laboratorio di consenso e di condivisione. Ciò avviene ovviamente a partire da una forte personalizzazione (ForzaSilvio), ma in uno scenario in cui il PDL deve gestire il patrimonio di consenso personale e incanalarlo sulle proposte del governo, più che sulla viralità delle divisioni interne.
2) La diffusione di una cultura digitale nel maggiore partito del nostro Paese è un interesse strategico, perché la politica è terribilmente indietro, ancora caratterizzata da luoghi comuni, pressapochismo, attenzione episodica. I “nativi digitali” non sono di destra o di sinistra, ma hanno a cuore alcuni temi centrali di innovazione politica. Bisogna parlare di questi temi, al più presto. Tra una “legislatura costituente” e l’altra, i partiti e i parlamentari devono darsi da fare. Serve un “grande balzo in avanti”. La rete premierà chi si saprà muovere meglio e più in fretta.
(Alessandro Aresu & Maura Satta Flores).










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