‘Non immischiatevi nelle questioni straniere!’, raccomandava frate Nicola da Flue, nel lontano 1441, ai compatrioti confederati. La neutralità svizzera ha radici lontane, ben più lontane rispetto ai non belligeranti europei, Austria, Irlanda, Finlandia e Svezia. Ufficialmente dal Congresso di Vienna, nel 1815, il Paese scelse i consigli di frate Nicola – protettore della confederazione. Molto si è narrato e molto si è fatto, tra le montagne che uniscono o, a seconda dei punti di vista, dividono le antiche identità italiana, francese e tedesca. Le cd. convenzioni di Ginevra, per esempio, aprirono la strada e la storia al diritto internazionale in bellum, per difendere in primis le vittime civili nei conflitti armati. Oggi stesso Ginevra ospita la sede centrale della Croce Rossa Internazionale, come l’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani.
Eppure, la prima pagina del quotidiano Le Courrier questo fine settimana, con riferimento all’affaire Gheddafi, si domandava: Berne a-t-il envisagé de récuperer les ostage militairement? (Berna aveva pianificato la possibilità di recuperare gli ostaggi con un’azione militare?) ‘Così è, se vi pare!’ – a pagina nove, ci rispondeva: La Libye n’était pas paranoïaque (la Libia non era paranoica). Secondo la Radio Televisione Svizzera, infatti, il recupero degli ostaggi attraverso un’azione militare era stato preso seriamente in considerazione dai vertici federali. Una prima volta nel dicembre 2008 e, successivamente, nel settembre 2009. La medesima fonte ritiene che un appoggio internazionale ai vicini libici, Egitto e Algeria, fosse stato richiesto. Sarà vero?
Il Governo si preoccupa di gestire il più possibile la fuga di informazioni e il polverone intorno a queste. In merito, sono state inserite in agenda settimanale la riunione della commissione affari esteri e della commissione di gestione del Consiglio federale. D’altro canto, dal rilascio del cittadino svizzero Max Göldi la settimana scorsa, dopo circa due anni di detenzione in suolo libico, riprende forza l’opzione pacifica di ricorso alla giustizia internazionale – attraverso un’istanza dinnanzi a un tribunale arbitrale. Sembrerebbe, dunque, allontanarsi l’ipotesi militare addebitata alla Confederazione per eccellenza neutrale. Sembrerebbe.
Finalmente una domenica tranquilla, quella del 20 giugno scorso. Un giorno di pace. E la stella polare della non belligeranza salva. Peccato che acquistando Le Temps, soltanto il giorno seguente lunedì, 21 giugno, i cittadini confederali apprendevano nuove possibilità di destinazione di fondi all’aeronautica militare. A dire il vero, in piena crisi economica, sono in molti a sostenere che i trenta lussuosi aerei caccia F/A – 18 Hornet, siano per il momento più che sufficienti. Anzi, sarebbe decisamente più saggio prendere in considerazione un appoggio al sistema di allarme preventivo dalla NATO. Se il mondo non sta davvero per dare i numeri, sembrerebbe il momento di tornare a puntare sulla forza delle endorfine e a giocare a fare i grandi.





































Caterina Pikiz G.
Caterina Pikiz G. è nata a Trieste nel 1985. Vive e studia a Roma presso l’Università LUISS Guido Carli, dove è iscritta al terzo anno di Giurisprudenza. Attualmente, collabora con la Fondazione Italianieuropei ad un progetto coordinato dall’On. Marcella Lucidi riguardante i fenomeni dell’immigrazione e dell’integrazione nel Paese e a livello europeo, e con Radio LUISS, nel campo dell’informazione. Ha condotto esperienze di studio presso le Università di Parigi (Sciences-Po), Madrid, Damasco e Georgetown.