C’è una regola non scritta alla base del nostro progetto. I nostri collaboratori che entrano in contatto con realtà internazionali di prestigio sono “obbligati” a raccontare ai nostri lettori la propria esperienza, in ossequio al ruolo di connettore tra il nostro Paese e i vari network globali che abbiamo scelto come una delle ragioni costitutive del nostro progetto. Da qui parte il racconto che Maura Satta Flores - vicepresidente di veDrò, il think tank nato da un’idea di Enrico Letta che si riunisce annualmente a Dro in Trentino – ci ha inviato della sua due giorni ginevrina al World Economic Forum. Buona lettura.
Questo è il racconto di un incontro tra due organizzazioni che, sebbene di dimensioni e di struttura un po’ diverse, sono guidate da una mission simile. Da una parte, il World Economic Forum. Dall’altra, veDrò. Da una parte, Davos. Dall’altra, Dro.
Michele Petochi, Associate director, head of University Community, (o per semplicità: colui che cura i rapporti tra le università e il Forum) dopo il nostro ultimo VersoveDrò di Genova si è appassionato agli sviluppi di veDrò che, dopo il quinto compleanno, sta crescendo rapidamente, e così ci ha coinvolto in un progetto straordinario, guidato dall’idea che verso il fine di un mondo migliore, su scala globale come locale, il dialogo e la condivisione della conoscenza e delle competenze siano fondamentali e le migliori idee nascano dall’incontro tra le persone.
Per questa ragione Michele mi ha invitato, in rappresentanza di veDrò, per due intensi giorni di incontri nel quartier generale di Ginevra del gigante dei forum mondiali. Due giorni di confronti e di studio. Due giorni per conoscere i professionisti che lavorano al Wef. Due giorni per ricevere spunti, stimoli, idee da importare ed adattare a veDrò. In più di dodici incontri focalizzati sulle attività del Wef, sull’incontro di Davos e sui programmi attivi, siamo stati “bombardati” di idee.
Prima di tutto l’elemento chiave è che il World Economic Forum, come veDrò, è una piattaforma neutrale che ospita opinioni trasversali e spesso tesi divergenti in un luogo di confronto e produzione di domande, idee, contenuti. Attraverso sessioni, workshops, videoconferenze, l’esperienza di Davos aiuta a rappresentare, dove possibile, un pensiero collettivo e una volontà collettiva di collaborazione sui temi piu’ importanti dell’agenda internazionale. Dove un consenso non sia possibile, la dimensione del dialogo rimane essenziale a mettere in evidenza I punti di tensione fondamentali e le posizioni piu’ importanti in gioco, a volte generando, se non un consenso sulle soluzioni, una condivisione di interesse per nuovi modi e nuovi angoli dai quali guardare a un problema ancora irrisolto.
I partecipanti a Davos e alle altre attività del Forum sono: CEO e membri del consiglio di amministrazione delle aziende che fanno parte del Forum per membership; public figures ovvero i rappresentanti istituzionali, must be, ad esempio esperti, coloro che hann ocollaborato alla costruzione dei contenuti nel corso dell’anno; capi di grandi fondazioni e altre NGO; e una varietà di personalità provenienti dal mondo della scienza, della cultura, dei media.
I contenuti e la struttura del programma di Davos vengono definiti dal Programme Team durante tutto l’arco dell’anno, con la collaborazione di esperti e altri partecipanti del mondo dell’industria, della politica, del non governativo, in incontri strategici in conference call ed un incontro dal vivo prima di Davos. Invece trenta “vedroidi” coordinati dalla Presidente Benedetta Rizzo e richiamati all’ordine da Emanuela Lantieri, Responsabile Organizzativo, si incontrano dal vivo ogni due settimane a Roma ed una volta (a Verso veDrò appunto) in un incontro esteso a circa un centinaio di persone.
Recentemente nel corso della settimana di Davos le sessioni più classiche sono state contaminate con nuovi formati come l’IdeasLab, che sfruttano la comunicazione legata alle immagini, ispirandosi al pensiero intuitivo e alle modalità di relazione dei caucus. Nota di merito per l’uso dell’innovativo pecha-kucha, ovvero una serie di slides di power point quasi solo visuali e con il timing fisso e non controllabile da chi presenta; o il format Studio, dove a scienziati o altri speakers su contenuti ad altissimo intrattenimento visuale il Forum offre la possibilità di una session ‘solo’. Anche la modalità della resa grafica simultanea, ad opera di un disegnatore, del dibatto in corso, è ampiamente utilizzata a Davos e in altri summit del Forum. Nel suo piccolo veDrò qualche anno fa aveva pensato di farlo con alcuni fumettisti ma i buoni propositi valgono solo se messi in atto, per cui bisogna attrezzarsi.
Non dimentichiamo anche che il Wef è noto per il suo prestigioso Rapporto sulla Competitività, sia in relazione ai vari Paesi che per tematiche specifiche. Le idee più suggestive sono però giunte dalle descrizioni dei programmi su cui in genere si sa meno perchè sono piu’ nuovi e ancora in una fase di studio dove un debriefing/feedback costante sia interno al Forum che esterno attraverso chi vi contribuisce è parte del progetto stesso. Penso per esempio ai Global Agenda Council, un progetto che mira a porre i contenuti al centro del lavoro del Forum (from conference organization to issue-centered approach) in modo autonomo e al di fuori delle strutture e incentivi legati alla membership tradizionale della fondazione: ogni membro dei Councils è selezionato puramente sulla base dell’expertise o dell’interesse concreto e informato negli argomenti trattati. Un Council si riunisce 4 volte l’anno in videoconferenza e una volta l’anno, insieme a tutti gli altri Councils, in un grande brainstorming di circa 800 esperti. I primi due incontri, nel 2008 e 2009, sono stati ospitati dal governo di Dubai (che è anche partner economico).
Il Global Leadership Fellows Programme è fantastico: prevede la formazione di circa trenta ragazzi l’anno (scelti tra più di 2000 application) che per tre anni faranno parte del team del Forum e parteciperanno a lezioni di formazione multidisciplinare grazie ad accordi con INSEAD, Columbia, Wharton, London Business School e altre prestigiose Università. Il programma è modulare ed è, al di là di alcuni corsi obbligatori, essenzialmente prodotto dai Fellow stessi in base alle loro esigenze. La mia invidia è stata assoluta quando ho saputo di una settimana di corso di recitazione alla Columbia University. Nel nostro piccolo, il veDrò Lab prenderà spunto nella selezione dei ragazzi da questo programma, e speriamo di stringere presto accordi con alcune Università italiane affinché i “vedroidi” under 30 diventino i leader del futuro.
E tanti ancora gli spunti relativi alla selezione dei temi, al recruitment, alla logistica, alla struttura di relazioni con i media e alle relazioni on line, tra cui va citato Welcom, piattaforma di social networking destinata ai membri del Wef. Una piccola nota d’orgoglio: veDrò ha proposto il primo working group sui temi della rete nel lontano 2005, e sui temi dell’innovazione siamo intenzionati ad insistere. Insomma, veDrò continua a crescere, e grazie alla disponibilità, alla gentilezza e alla professionalità degli amici di Davos, continua a correre con nuovi stimoli e con la passione e l’entusiasmo di sempre.










One Response to “Metti un giorno al World Economic Forum..”
[...] la possibilità di raccontare l’importante esperienza dei due giorni al World economic forum, qui trovate l’articolo, che è felicemente coincisa con la nomina a Vice Presidente di veDrò, [...]