Non sono i 150 000 euro che sarebbero stati percepiti da Sarkozy per la campagna elettorale del 2007; non il fatto che sta alla ribalta delle cronache italiane e cioè che il Presidente della Repubblica francese sia accusato di corruzione. Non sono neanche le dimissioni a cascata dei ministri Alain Joyandet et Christian Blanc a suscitare il nostro interesse. In termini politico-strategici, e come ricordato nel nostro precedente articolo qui, queste dimissioni hanno un sapore amaro certo, per un governo fantasma e semovente che doveva prevedere il prossimo “remaniement” al mese di ottobre, ma si giustificano con il salvataggio di Eric Woerth, emerito sconosciuto politico e ora aspirante – secondo i rumori- alla carica di primo ministro.
Quello su cui bisogna riflettere sono i seguenti due punti: 1) la massa critica, la patata bollente, la più ricca donna di Francia: Liliane Bettencourt. 2) la massa politica, l’esuberanza “bling-bling” e il più primo-ministro-in-carica Presidente di Francia. Andiamo a fondo di queste due questioni.
1) La polemica vira verso la politica ma dovrebbe rimanere economica e fiscale. Liliane Bettencourt, come snocciolato dal sito EcoRue89, è una miniera d’oro, meglio, di diamanti molto preziosi. Guadagna, secondo il sito Mediapart, 34 milioni di euro al mese. Ne spende 4,4 e ne consegna, le braccina corte, 40 all’anno al fisco francese. Con un assegno di ritorno di 30 milioni nel 2008 grazie al bouclier fiscal, lo scudo fiscale introdotto dal governo Sarkozy (pardon Fillon), che limita a 50% l’imposizione globale possibile per i contribuenti. Liliane Bettencourt rimprovera di essere la più grande contributrice francese all’ISF (l’imposta sulle grandi fortune): conseguenza prevedibile in quanto, come azionaria di L’Oréal detiene 185 milioni di azioni, uno stipendio da amministratice del gruppo e 110 milioni di azioni Nestlé. Poi pare che si sia scordata di un’ottantina di milioni di euro piazzati su due conti svizzeri, ma che prontamente ha annunciato di voler rimpatriare. La grandeur (des chiffres in questo caso) rimarrà sempre una pietra miliare per la nazione francese. Aldilà di queste cifre faraoniche, sappiamo che Liliane sostiene i “ricercatori e gli artisti” per un totale di 13,5 milioni di euro l’anno; ma anche che paga gli amici profumatamente (che alternativa poteva avere la padrona di L’Oréal?): 678 milioni di euro – dal 1997 – per il fotografo che lancio’ lo scandalo, le proposte di “barche dei loro sogni” ai gestori della sua fortuna, uno stipendio di circa 17 000 euro al mese per Florence Woerth, impiegata da Clymène e moglie del Ministro Eric Woerth. In tutto questo mare magnum di argent, la politica appare quasi in ultima istanza, un po’ dimenticata, ai margini delle elargizioni della generosa vedova l’Oréal (perché Lei vale!). Il suo maggiordomo, che peraltro guadagna(va) più di 8000 euro al mese, l’ha tradita, registrando le conversazioni segrete dei coniugi Bettencourt in trattative sicuramente poco lodevoli. Per la politica solo 22 500 euro.
2) Solo 22 500 euro ci chiediamo? Si’, perché la legge è la legge. E la legge in Francia proibisce le donazioni ai partiti politici al di sopra dei 7500 euro. Questo per quanto riguarda la legge, ma alla Corte di Francia le vedute sono più ampie. 150 000 euro sarebbero stati passati come pot-de-vin (nel quadro di una cena informale con Eric Woerth – lo stesso ministro di cui sopra) e/o come dessous-de-table (essendo i commensali seduti a tavola). Ridere: le due espressioni figurate significano, tradotte dal francese, “mazzette”. Mazzette illegali per il finanziamento della campagna presidenziale di Nicolas Sarkozy, attravrso Eric Woerth, tesoriere dell’UMP.
Aldilà dello scandalo mediatico incentrato sulla vedova Bettencourt che mischia politica, riduzioni fiscali discriminatorie, evasioni fiscali enormi e giro di “proches” molto numerosi, rimane comunque il fatto politico: Brice Hortefeux, oramai ministro dell’Interno e delle collettività, Eric Besson, ora ministro dell’immigrazione, Luc Chatel Ministro dell’Educazione e portavoce del governo, Valérie Pecresse, ministra dell’università e della ricerca, etc etc : una corte ristretta di personaggi fedeli con prospettive di carriera brillanti. Alain Juppé, ex primo ministro e ora sindaco di Bordeaux, precisa sul suo blog di essere favorevole a un profondo rimpasto per togliere il governo dagli impicci. 21 ministri, 17 sottosegretari più due sedie vuote : i giochi si riaprono alla corte di Francia.





































Chiara Mazzone
Nata a Novara nel 1984, è funzionaria della Regione Provence-Alpes-Côte d'Azur a Bruxelles e professoressa a Sciences Po Paris, dove insegna management delle collettività locali in Europa. Per LSDP si occupa di urbanistica e delle trasformazioni politiche della Francia.