Il Parlamento Europeo ha approvato nel corso dell’ultima plenaria di luglio una risoluzione sui giovani e il mondo del lavoro. Gli under 30 stanno pagando la crisi più degli altri, pagando il blocco delle assunzioni e spesso essendo licenziati sulla base del “last in, first out”, come già avevamo avuto modo di dire in Europa: SOS lavoro. La risoluzione, approvata da tutti i gruppi politici, affronta diversi punti chiave, ma a noi preme sottolineare in particolare due aspetti che ci hanno reso particolarmente contenti.
Il primo è la relatrice della risoluzione: Emilie Turunen, 26 anni, danese del Socialistisk Folkeparti e vicepresidente del gruppo dei Verdi in Europa. La Turunen è la più giovane eurodeputata ed è un fatto molto significativo che il rapporto sia stato affidato a lei. Si tratta, infatti, di un ruolo delicato, alla ricerca del consenso e della mediazione tra gruppi politici, lobby e altre istituzioni. La Turunen, ex presidente dei giovani del suo partito e alla prima esperienza parlamentare, ha dimostrato competenza e dedizione, conquistando la quasi unanimità del Parlamento di Strasburgo. In mesi di lavoro, Emilie Turunen ha ascoltato decine di esperti e gruppi, ha limato il rapporto in commissione lavoro a Bruxelles e l’ha portato ad approvazione il 6 luglio. Una vittoria politica della nostra generazione, vista l’età della relatrice e il tema affrontato.
Il secondo aspetto è il contenuto della risoluzione: il parlamento ha chiesto un impegno all’Europa e agli stati nazionali per regolamentare gli stage. In Francia e Germania, nonostante la crisi gli stage sono aumentati. Questo significa che gli stage stanno sostituendo i veri posti di lavoro. E’ un fenomeno dovuto solo alla crisi o strutturale? Presto per dirlo. In Italia siamo in attesa del rapporto Excelsior Unioncamere in uscita il 29 luglio per conoscere i numeri precisi, ma ci si aspetta una tendenza simile. La Turunen, poi, ha insistito perché si preveda una “Carta europea per la qualità degli stage”. È importante che lo stage sia fatto durante gli studi, attraverso una convenzione con l’università o l’istituto formativo, e non come sostituto a un vero lavoro. Secondo la risoluzione lo stage non dovrebbe durare più di sei mesi, e non potrebbe essere prolungato. La risoluzione chiede anche che gli Stati prevedano una retribuzione per gli stage: sembra una rivoluzione, ma non lo è. Nel 2009 in Francia, Sarkozy ha diminuito da tre a due mesi la durata massima di uno stage non retribuito: tutti gli stage in aziende private oltre i due mesi devono essere pagati almeno 400 euro al mese.
In Italia è un’altra giovane, Eleonora Voltolina, che sta portando avanti questa battaglia: il blog che ha fondato e dirige è ormai un riferimento per stagisti e aziende nel proporre stage certificati. Inoltre, Eleonora ha appena pubblicato un libro da Laterza, La Repubblica degli stagisti, che raccoglie esperienze, suggerisce i trucchi per non farsi sfruttare e lancia proposte di buone pratiche. Una lettura illuminante per tutti i giovani, ma anche per i nostri imprenditori e politici. Dal punto di vista legislativo qualcosa si muove: in Senato Pietro Ichino ha inserito alcune proposte di regolamentazione nel disegno di legge sulla flexicurity, alla Camera la trentenne Marianna Madia ci sta lavorando. Sarebbe bello vedere i nostri giovani deputati di tutti i poli lavorare sul tema e ottenere la stessa convergenza avuta al Parlamento europeo.



































Andrea Garnero
Nato a Cuneo nel 1986, è economista, attualmente in dottorato presso la Paris School of Economics e l’Université Libre di Bruxelles. Per LSDP si occupa di economia, in particolare di mondo del lavoro, pensioni e politiche sociali, curando la rubrica “Non lavorare stanca”.