Lo Spazio della Politica
  • Politica globale
  • Politica italiana
  • Economia ed innovazione
  • Sport
  • Energia
Lo Spazio della Politica
RSSTwitterFacebookLinkedInYoutube
  • Politica globale
  • Politica italiana
  • Economia ed innovazione
  • Sport
  • Energia
Riformare l’art. 41 è inutile Ma vuoi mettere Azeem Ibrahim con la cena tra Berlusconi e Casini?
Ti odio su Facebook

Ti odio su Facebook

di Fabio Chiusi · Leave a Comment · in Politica italiana · 10 luglio 2010

Guardiamo all’ultima settimana. Il 3 luglio Il Giornale riporta una frase scritta dal vicepresidente del Consiglio Comunale di Bolzano Matteo Degli Agostini sulla sua bacheca Facebook: “Berlusconi? Destituite questo figlio di puttana”. Delle parole del ventinovenne esponente (“senza bavaglio”, precisa il quotidiano di Feltri) dell’IDV si accorge immediatamente Michela Biancofiore, deputata e coordinatrice per l’Alto Adige del PDL. Che va su tutte le furie (“è l’ennesima conferma che in Italia tutto è permesso”), ricollegando addirittura il commento di Degli Agostini all’assoluzione di Massimo Tartaglia – che il 12 dicembre 2009 scagliò una statuetta del Duomo sul volto del Presidente del Consiglio. “Ci sono gli estremi per un esposto in Procura per ingiuria e diffamazione”, conclude Biancofiore, e inoltre “deve dimettersi”. La frase scompare dalla bacheca del consigliere, che parzialmente ritratta: “ho fatto una cavolata a usare quella espressione”. Ma di scuse non se ne parla: Berlusconi è un “criminale” e non le merita.

Quattro luglio. Sulla homepage di La Stampa.it appare un titolo allarmante: Proposta Pdl: “Dodici anni di carcere a chi istiga alla violenza su Internet”. C’è addirittura un sondaggio che chiede ai lettori del quotidiano torinese se siano d’accordo o meno con una misura più adatta alla concezione della libertà della Rete di Cina e Birmania che di una democrazia avanzata (voteranno circa mille persone, di cui solo due su dieci si diranno favorevoli). Dopo qualche breve ricerca scopro, tramite il sito del Senato, che si tratta del famigerato disegno di legge avanzato da Raffaele Lauro a dicembre dello scorso anno, il cui esame avrebbe dovuto iniziare il 26 gennaio ma che risulta mai cominciato. Il ddl prevedeva l’introduzione del reato di “istigazione ed apologia dei delitti contro la vita e l’incolumità della persona, con l’aggravante per coloro che utilizzano telefono, internet e social network”. Tradotto: Facebook sarebbe un’aggravante di reato. La solita boutade scandalistica, questa volta legittimata (almeno nella testa dei firmatari) dall’aggressione di Tartaglia di pochi giorni prima. Una proposta che molto probabilmente non verrà mai discussa, e su cui di certo la maggioranza non è “al lavoro” in questi giorni, come vorrebbe Adnkronos, responsabile dell’agenzia copia/incollata dalla redazione online de La Stampa e da svariate altre. Ed ecco che, d’un tratto, il morto cammina.

Perché questa lunga premessa? Perché ritengo i due esempi appena citati costituiscano il cuore dei problemi affrontati nel mio libro, Ti odio su Facebook: una concezione banalizzante e allarmistica dell’odio politico che si salda alla scarsa dimestichezza – quando non alla pura e semplice incompetenza – di parte del giornalismo italiano per quanto riguarda le dinamiche della Rete. Due problemi, dunque, che diventano uno solo: evitare che la moltiplicazione di questi fattori restituisca un risultato devastante per la libertà di espressione sul Web. Nel corso del volume racconto come i casi di carriere politiche distrutte da una frase di troppo sulla bacheca del social network più popoloso del mondo (solo in Italia gli iscritti sono più di 16 milioni) siano moltissimi. A volte basta iscriversi a un gruppo che poi cambia immagine del profilo inserendo insulti di stampo razzista. Altre basta un tag apposto da un amico a una foto che magari non era neppure stata pubblicata dall’accusato. Ma il risultato è sempre lo stesso: prime pagine sui quotidiani nazionali, polemiche infinite, ricorso alla giustizia, richieste di dimissioni.

Dare tutto ciò in pasto a un giornalismo incapace di distinguere un reato da pura e semplice provocazione (per quanto di cattivo gusto) alimenta l’idea che ci sia una “emergenza Facebook”, che il social network sia un covo di pericolosi sovversivi, di gente al cui confronto i brigatisti sono agnellini, di pazzi, di “cattivissimi” (parola del Corriere, che si spingerà fino a individuare in Facebook una “causa” – virgolettata – della sifilide). E che dunque sia legittimo fare ricorso a misure straordinarie e d’urgenza per porvi rimedio. Ed ecco apparire nelle Commissioni parlamentari testi di legge che vorrebbero applicare filtri, censure, obblighi di rettifica, divieti per l’anonimato, estensioni della legge sulla stampa a ogni tipo di “sito informatico”.

Questa saldatura di disinformazione e scandalismo va smontata, prima che produca i suoi nefasti effetti. Il mio libro è un tentativo di documentare quali siano le reali dinamiche dell’odio che corre su Facebook e di cui si è tanto sentito parlare. Ad esempio nei casi dei gruppi inneggianti a Totò Riina o che chiedono l’assassinio del Premier. Di quelli che negano l’olocausto o celebrano le virtù della violenza brigatista. Di chi chiede di “giocare al tiro al bersaglio coi bambini down” o a “rimbalza il clandestino” (e in quest’ultimo caso è la Lega Nord a metterci la firma). Molti di questi incredibili propositi senza la sovraesposizione mediatica di cui sono stati protagonisti non sarebbero mai usciti dalla periferia dell’impero Facebook. Che, di norma, è mosso da ben altre attività: scambiarsi foto, video, notizie, commenti che sono ben lontani dal ricordare l’apologia di reato o l’istigazione a delinquere.

I problemi sollevati dall’esistenza e dal dominio di Facebook nel mondo dei social media sono semmai altri: che ne è del confine tra pubblico e privato? Come coniugare l’essenza fallibile dell’umano con la memoria infallibile della Rete? In che modo essere sempre più connessi sta mutando i rapporti sociali, le nostre capacità di apprendimento e di concentrazione? E che fine fanno i nostri dati una volta ci venga chiuso – e per quale motivo – l’account? Senza contare che il social networking non è solo fonte di minacce, ma anche di opportunità. Per organizzare il dissenso. Per raccogliere firme,fare informazione, creare movimenti di opinione che poi, come nel caso di Valigia Blu o del Popolo Viola, escono dalla Rete e si fanno carne. E, perché no, anche come valvola di sfogo di un disagio che altrimenti rischierebbe di degenerare in violenza.

Ti odio su Facebook è una galleria ragionata degli orrori. Per imparare a riconoscerli, e a dare loro il giusto peso.
Così da spendere le proprie energie su ciò che davvero conta, e che anche i social network possono contribuire a realizzare.

Tagged with: Facebook • giornalismo • odio politico • rete 
Autore

Fabio Chiusi

Blog Article
  • Cerca

  • Gli articoli più popolari

    • La rivoluzione africana della scienza
    • Africa dell’Est a tutto gas: rischi e opportunità
    • L’ultima previsione del Signor BRICs
    • Manifesto per lo sport nelle scuole
    • Il vero malato d’Europa? L’Europa
  • Gli ultimi articoli

    La rivoluzione africana della scienza

    di Calestous Juma - 16 maggio 2013

    Africa, Highlights, Politica globale

    Dopo Ducati, Alitalia: la sfida di Del Torchio

    di Riccardo Vurchio - 15 maggio 2013

    Economia ed innovazione, Highlights

    Il vero malato d’Europa? L’Europa

    di Lo Spazio della Politica - 14 maggio 2013

    Rassegna Stampa

    Tecnocrazia contro politica?

    di Lo Spazio della Politica - 14 maggio 2013

    Rassegna Stampa

    Africa dell’Est a tutto gas: rischi e opportunità

    di Enrico Regiroli - 13 maggio 2013

    Africa, Energia, Energie tradizionali, Highlights, Politica globale

  • La rivoluzione africana della scienza
  • Dopo Ducati, Alitalia: la sfida di Del Torchio
  • Il vero malato d'Europa? L'Europa
  • Tecnocrazia contro politica?
  • Africa dell'Est a tutto gas: rischi e opportunità
  • La classe media cinese e la sfida della sostenibilità
  • A Bankitalia per sincronizzare un paese controtempo
  • Manifesto per lo sport nelle scuole
  • L'ultima previsione del Signor BRICs
  • Corsa all'oro liquido: a che punto siamo
  • Un'altra banca è possibile?
  • Sulla depressione di Allen Iverson
  • Essere classe media in Cina
  • Manifesto della Garanzia per i Giovani
  • Sul bilancio di Finmeccanica
  • La diseguaglianza di reddito: quale ruolo per lo Stato?
  • FAQ su open innovation, brevetti e business
  • Dati, maledetti dati
  • L'excelgate che mette in crisi i fondamenti dell'austerità
  • Il ritorno della piazza e il tempo della crisi
  • La finanza asiatica è femminista?
  • Finmeccanica, una storia italiana nell'ebook LSDP
  • Dilemma UE: pagare o rinominare il duo Barroso/Ashton?
  • Facciamo come il Belgio?
  • La Corea del Nord dichiara guerra per sopravvivere?
  • La minaccia della Corea del Nord è credibile?
  • La guerriglia digitale del Generale De Collibus
  • Pensare Pietro Mennea
  • Ce lo meritiamo, Giulio Terzi di Sant'Agata
  • I cattolici con caratteristiche cinesi
The sick man of Europe, il vero malato d'Europa: l'Europa stessa. I risultati di tre anni di crisi del debito http://t.co/DAbjO4tVnv  — SpazioPolitica
Lo Spazio della Politica

Pages

  • Cos’è Lo Spazio della Politica?
  • Faq
  • The LSDP Top 100 Global Thinkers of 2011 (English Version)
  • Who’s who
  • Chi siamo

The Latest

  • La rivoluzione africana della scienza
    Lo Spazio della Politica continua la sua collaborazione esclusiva con Calestous Juma […]

More

© 2012 Lo Spazio della Politica
    PageLines by PageLines