Parrebbe una bisticciata tra bambini delle elementari. Tu mi hai tirato i capelli, io ti faccio lo sgambetto. Letta in chiave europea suona più o meno come un gioco di alleanze sotterranee: ho fatto una dichiarazione scortese, insultando mediocremente la tua nazione, tu tieni il broncio al nostro prossimo incontro, io ti scrivo una lettera per chiedere chiarimenti sulla tua politica interna, un terzo incomodo ti fa lo sgambetto a tua insaputa. Ovviamente stiamo parlando della “questione Rom” che divampa in Francia da qualche mese e infiamma l’Europa da qualche giorno.
Persino l’Italia si è risvegliata e appoggia caldamente il Presidente Sarkozy nella sua politica di rimpatri – senza grande novità. Di fatto la geopolitica del Consiglio europeo di ieri che doveva principalmente occuparsi del Patto di Stabilità, dell’accordo UE-Corea e della politica estera dell’UE, si è risolto in una grande azzuffata dalle tinte etniche. L’interesse della Commissione nella vicenda è legittimo: Viviane Reding, vigorosa Commissaria (lussemburghese) alla Giustizia, è impegnata in una lotta corpo a corpo per la difesa dei diritti umani in Europa. Rimandare i Rom a casa – in quanto cittadini europei, contravviene alle direttive europee sulla libera circolazione delle persone e sulla non discriminazione in base all’etnia.
Che la Francia, paese fondatore dei diritti dell’uomo non rispetti la legge europea, ha dell’indecente. Che Brice Hortefeux, ministro dell’Interno (ed ex-ministro dell’Immigrazione) editi una circolare ordinando ai Prefetti lo sgombero dei campi nomadi, soprattutto di quelli Rom, contravviene al valore dell’égalité scritto sul frontone di tutte le scuole e i municipi francesi. Scacco matto alla Repubblica, una e indivisibile, nella quale la discriminazione su base etnica è impossibile. Esempio pratico: la Francia non tollera “statistiche etniche”, frequenti ad esempio in Gran Bretagna, perché l’appartenenza etnica non è un criterio ragionevole di discriminazione. Come condannare un’intera comunità per il gesto di qualche membro? Sgomberare i campi, soprattutto nomadi, designa un capro espiatorio in un’intera categoria etnica.
Sebbene in Francia Sarkozy sembri determinato al compimento della stretta sécuritaire, egli è isolato in Europa, ad eccezione di coloro che nell’arena del Consiglio contano sempre di meno – l’Italia. Sostegni anche da Spagna e Repubblica Ceca. La simbiosi con la Germania da sempre cercata con cura maniacale questa volta non funziona: l’asse franco-tedesco slitta. Sarkozy tenta un “Angela sostiene la mia politica e farà la stessa cosa in Germania”, freddamente smentito, pochi minuti più tardi, dalla stessa Cancelliera. A boicottare Sarkozy anche Boyko Borissov, il premier bulgaro, che riporta alla stampa i diverbi tra il leader francese e il Presidente della Commissione. José Manuel Durão Barroso appunto, il grande assente. Il Presidente assente. Si lascia sorpassare da una Commissaria in un dibattito di natura politica e prettamente europeo e svincola le proposte di soluzione (peraltro l’Europa si occupa da qualche anno dell’integrazione dei Rom e ha aperto la strada a dei finanziamenti europei attraverso i fondi strutturali).
Una volta di più Barroso non si smentisce: con scarso tempismo e sbiadito senso del dovere il non-Presidente non fa avanzare la causa europea. Scialbo come durante il suo primo discorso sullo Stato dell’Unione davanti al Parlamento europeo, in contrasto con il nervoso Presidente francese che cerca supporto europeo e non lo trova. Anzi, piovono pesanti critiche un po’ da tutti, in particolare dal posato Juncker – lussemburghese come la Commissaria Reding, che non apprezza il vilipendio dei parlamentari francesi contro “un piccolo paese di, credo, 350 000 persone”.
Sarkozy non è esente da critiche nemmeno in Francia. La politica interna sulla sicurezza piazza il Presidente in pole-position: Sarkozy é concretamente entrato in campagna pre-presidenziale. Il virage à droite degli ultimi mesi ha risollevato gli animi anti-sarkozisti, ricordando alla nazione che un centro destra è ancora possibile (yes, they can?). Sarkozy spara le sue cartucce, raccogliendo a destra, scindendo al centro, indignando a sinistra. Un sondaggio Opinion Way di oggi dimostra però che i cittadini francesi, forse più per spirito nazionalista che per convinzione, criticano la proposta dell’UE di portare la Francia davanti alla Corte di Giustizia europea. La sicurezza è un problema sentito da tutte le democrazie europee. A questo punto, la prossima tappa della politica francese sarà segnata dal rimpasto governativo che avrà presto luogo – stay tuned, ne riparleremo su Lo Spazio della Politica- e che rifletterà l’orientamento presidenziale in questa fine di mandato. Un dato interessante prima di formulare una pragmatica riflessione conclusiva: secondo le cifre del Ministero francese dell’Interno, nel 2010 il numero di Rom espulsi si attesta a 8030 (dati al 25 agosto). Nel 2009 ammontavano a circa 10 000. Siamo lontani dalle cifre ad effetto che una politica di rimpatri ferrea giustificherebbe. Attenzione quindi alla mediatizzazione eccessiva delle politiche di sicurezza. La riflessione conclusiva ispirata da un commento sul sito ww.leseuros.eu è questa: attenzione prima di giudicare, “i Rom sono come il TGV, ti piacciono fino a quando non entrano nel tuo giardino”.





































Chiara Mazzone
Nata a Novara nel 1984, è funzionaria della Regione Provence-Alpes-Côte d'Azur a Bruxelles e professoressa a Sciences Po Paris, dove insegna management delle collettività locali in Europa. Per LSDP si occupa di urbanistica e delle trasformazioni politiche della Francia.