Anche gli studi più avveduti sulla politica pop soffrono di una paura che colpisce il lavoro intellettuale: la paura di “svaccare”, di umiliare la propria analisi in virtù dell’oggetto che si analizza (perché, sotto sotto, lo si disprezza). In realtà si tratta di una paura impropria. La politica si occupa dei molti mondi in cui vanno in scena le idee e il consenso, e tra questi mondi c’è la dimensione televisiva e gossippara, che non è una riserva indiana in cui l’intellettuale autorivestitosi di autorevolezza avanza con l’alterigia di chi guarda non altri uomini, ma bestie.

D’altra parte nel pop il rigore e la scientificità si diradano, ed è giusto così, perché non sempre idee e consenso rispondono a ferree leggi di scientificità. Nel pop ciò che decide, deridendo la serietà, è la leggerezza. E la leggerezza, anche in politica, non è necessariamente una deriva apocalittica o un piano inclinato verso il nulla, come spesso si crede. In una stagione dominata dal dibattito sui “barbari” e dalla querelle Mondadori, è lecito chiedersi se  gli intellettuali abbiano ancora diritto di parola nella riflessione politica. E per rispondere a questa domanda è necessario considerare nell’analisi la dimensione politica di alcuni personaggi. Tra di essi, da quando riassume in sé alcuni ruoli chiave della comunicazione italiana, come la doppia direzione di “Chi” e di “TV Sorrisi e Canzoni” e la spalla saggia e scafata della Marcuzzi al Grande Fratello nonché di Silvia Toffanin a Verissimo, Alfonso Signorini merita una particolare attenzione.

Partiamo da due notizie circolate in questi giorni, che non sono sfuggite all’attenzione del nostro “pensiero laterale” sulle vicende italiane. La prima è questo scenario politico ipotizzato da uno degli strateghi di Proforma, l’arcinota società di comunicazione politica barese, in cui si prospetta la comparsa di una misteriosa dama cinquantenne, “colta, forse di sinistra”, accanto a Berlusconi, per piazzare il colpo comunicativo decisivo in caso di possibili elezioni anticipate. L’altra è la voce che vorrebbe Marina Berlusconi erede designata dell’impero di B. non solo in termini aziendali, ma anche e soprattutto in quelli politici. Bene, per un approccio unicamente serioso nel senso prima ricordato, questi due episodi sarebbero immediatamente liquidabili come stronzate di poco conto. In poche parole, gossip buono per la spazzatura. Ma questo è un approccio che non tiene conto del pensiero e della funzione “pedagogica” di Alfonso Signorini, un personaggio che, non dimentichiamolo, può vantare una solida e raffinata formazione intellettuale. In quel formidabile e spassosissimo archivio rappresentato dalle interviste di Claudio Sabelli Fioretti, altro luogo irrinunciabile per comprendere le traiettorie della classe dirigente (o digerente?) italica, compare infatti questo suo pensiero fulminante:

Esiste il gossip ed esiste il pettegolezzo”, dice Signorini. E la differenza? “Il pettegolezzo distrugge. Il gossip costruisce”.

La rivista diretta da Alfonso Signorini non è assimilabile alle altre riviste di gossip, Novella 2000, Diva e Donna etc. che continuano ad invadere le edicole in barba agli Ipad, al web 2.0. ed al tramonto dell’editoria classica. C’è un “di più” qualitativo nel suo pensiero editoriale, e la citazione sul gossip “che edifica” è una bussola essenziale per comprendere questa superiorità politico-intellettuale, che degrada le altre riviste al rango di mero pettegolezzo. Perchè “Chi” non è solo e soltanto una semplice raccolta settimanale di foto dei vip corredate da qualche didascalia o da qualche amorazzo costruito o inventato, come si sarebbe portati a pensare ingenuamente o snobisticamente. Certo, il vippame televisivo è presente in larga quantità all’interno delle sue pagine, ma occupa ruoli di contorno.  Il potere dei personaggi televisivi è effimero, è spesso immagine senza sostanza, tanto che il “vate” Corona ha più volte parlato dello scarso valore di mercato delle foto degli amori, veri o fittizi, tra divi della tivvù.

La vera nota distintiva della rivista diretta da Signorini è invece la comparsa frequente di alcuni influenti personaggi della classe dirigente (su tutti troneggiano Tronchetti, Montezemolo, Passera, Mieli), che nelle altre riviste compaiono molto meno, o mai. Dentro all’universo “classe dirigente” il posto d’onore spetta poi ovviamente a B. ed alla sua famiglia, protagonisti indiscussi dei reportages settimanali. Ma non siamo arrivati ancora al vero punto distintivo che fa di “Chi” un potente strumento di egemonia culturale. “Chi” è infatti costruito attorno ad una ben congegnata narrazione evocativa, nel modo dettagliatissimo in cui racconta le vacanze dei potenti – di nuovo B. e famiglia in testa – i luoghi da sogno del loro divertimento, hobby e passioni del loro tempo libero. Nel fare questo assume una funzione specularmente opposta a quella di Dagospia: nelle sue pagine i personaggi della classe dirigente diventano tutti eroi luminosi e, letteralmente, favolosi. Ancora e di nuovo, la favola più favola di tutte è quella della famiglia Berlusconi, in cui regna eterna l’armonia più totale, in cui Veronica Lario compare come nonna premurosa e non come leader morale dell’opposizione, in cui non esistono liti o conflitti tra l’imperatore ed i suoi eredi, e tra gli eredi stessi.

E’ un’Italia che fa sognare, e in cui le ristrettezze della crisi economica non riescono a far breccia. “Chi” vuole appunto questo, far sognare il proprio lettore, trasportarlo dentro un’altra realtà. E ci riesce, visto il suo successo editoriale e il suo carattere popolare. “Chi” coinvolge infatti altri mondi rispetto alle passerelle dei quotidiani, con uno stile che è diverso dall’esposizione televisiva. Basti pensare alla lettera di un’operaia umbra orfana di genitori recentemente pubblicata in un editoriale di apertura, in cui la lettrice parlava del suo sforzo per mantenere gli studi della sorella. Una lettera significativamente indirizzata non ad un Augias o ad una Annunziata, due icone dell’élite aristocratica della sinistra “sconosciute” alla maggioranza degli italiani, quella che non legge libri e giornali, ma appunto a Signorini. Un Signorini che ha prontamente risposto elogiando la nobiltà d’animo della gente normale, contrapponendola alle miserie del mondo vip. Paraculismo? Ideologia diabolica? O un esempio rivelatore delle tendenze e degli umori popolari che stanno al fondo del successo egemonico del berlusconismo?

Per le cose fin qui dette, “Chi” rappresenta l’ultimo avamposto culturale del berlusconismo, ed Alfonso Signorini ricopre per certi versi il ruolo di intellettuale-stratega che alle origini della discesa in campo berlusconiana fu ricoperto da Giuliano Ferrara. Con la costruzione accurata del proprio racconto biografico B. ha fatto sognare gran parte degli italiani normali degli stessi sogni sapientemente suscitati ogni settimana dalla sua rivista. Questo sogno è al tramonto? Probabile, ma non certo. Ma il tramonto di B. potrebbe non essere il tramonto di “Chi”. Se mai la notizia della successione di Marina Berlusconi (sempre più presente nelle copertine)  si trasformasse un giorno in realtà, un ruolo di costruzione simbolica e comunicativa non indifferente di questa nuova leadership passerà dalle pagine e dalle immagini di “Chi”. E dalla testa di Alfonso Signorini, lui si personaggio destinato a durare, data la sua “giovane” età per i canoni della nostra classe dirigente, anche nella Terza Repubblica.

  • Marco Dessì

    eccellente. quasi inconfutabili le vostre intuizioni. mi chiedo perchè “Chi” non venga distribuito in abbonamento simil/gratuito (simil perchè poi verrebbe pagato con le tasse dei contribuenti: niente è gratis) a ogni famiglia persona italiana. sono particolarmente d’accordo con l’intuizione di un avvicendamento a tutto tondo (in chiave di presenza pubblica prima, e politica, eventualmente) dall’onnipresente SilB a MarB. continuate così

  • Marco Dessì

    infatti ora Barbara vuole entrare nel Milan

  • Andrea Garnero

    LSDP è avanti almeno 4 mesi sul resto del paese http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002110.html

  • Pingback: Bafana Bafana #30 - Il mito di Federica Pellegrini, e altre considerazioni | Lo Spazio della Politica()