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Bafana Bafana (10): Arpad Weisz Meno male che l’ISTAT c’è
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Lavoratori del web alla riscossa

di Lo Spazio della Politica · 1 Comment · in Economia ed innovazione · 27 gennaio 2011

Il rapporto tra web, innovazione e società è da sempre uno degli orizzonti di riferimento del nostro lavoro di analisi. Oggi vi presentiamo un’esperienza interessante, quella di ACTA, associazione che da qualche anno prova a dare rappresentanza al mondo dei cosiddetti lavoratori autonomi di seconda generazione (consulenti nei servizi alle imprese o alle pubbliche amministrazioni, che solitamente basano il proprio lavoro sul web) e che ha recentemente promosso un manifesto per chiedere una riforma meno iniqua del fisco e del welfare nei propri confronti. Abbiamo dunque voluto intervistare la presidente, Anna Soru, per conoscere più da vicino la storia e gli obiettivi di ACTA. Buona lettura.

LSDP)  Cos’è Acta, come nasce e come è strutturata?

AS) Nel luglio 2004 abbiamo costituito ACTA. Eravamo 20 professionisti autonomi, senza precedenti esperienze associative. ACTA è quindi un reale outsider, nasce dal basso, senza alcun sostegno da parte delle organizzazioni o delle istituzioni esistenti, totalmente indipendente dai partiti politici. Nasce per coprire un vuoto nel sistema di rappresentanza e si rivolge al mondo professionale abbandonando la tradizionale suddivisione legata al contenuto della singola professione (associazione di informatici, di traduttori, di designer…), consapevole che il principale elemento discriminante è la modalità con cui si svolge la professione, più che la specificità della professione stessa. Un ulteriore elemento di novità di ACTA è la sua modalità di azione: cerca di portare avanti le sue istanze totalmente alla luce del sole, senza cercare scorciatoie con accordi di sottogoverno. ACTA è interamente basata sul lavoro volontario dei soci. Non ha una vera e propria struttura, esiste un comitato direttivo con un presidente e un vicepresidente ed esistono altri incarichi per la gestione di specifiche funzioni e per il presidio di alcuni territori. Al di là delle cariche, i soci che decidono di essere propositivi e attivi hanno la possibilità di concretizzare quanto si propongono. Mi capita di ripeterlo spesso: l’associazione va dove vanno i suoi soci. Quando qualcuno segnala l’opportunità di una certa azione, la risposta più frequente è “ottima idea, perché non la porti avanti?”

LSDP)  Quali sono secondo voi i principali problemi del “popolo delle partite Iva” in Italia, e le possibili soluzioni? E cosa si intende per “lavoratori autonomi di seconda generazione”?

AS) Popolo delle partite IVA è una definizione generica che include tutti coloro che lavorano in autonomia. Noi ci riconosciamo nella definizione coniata da Sergio Bologna (nostro maitre à penser) di lavoro autonomo di seconda generazione, che individua il lavoro professionale a elevato contenuto cognitivo e creativo nato dall’esternalizzazione delle imprese, che ha nelle imprese e nella pubblica amministrazione i principali clienti (a differenza del lavoro autonomo tradizionale che si rivolge direttamente alle persone fisiche). Possiamo individuare in estrema sintesi due grandi tipologie di problemi:

a. l’onerosità dell’imposizione fiscale e contributiva,  a cui corrisponde un’ingiustificata esclusione dal sistema di tutele: nessuna copertura in caso di non lavoro per malattia, infortunio e disoccupazione, sostegno ridotto in gravidanza, nessuna certezza dei tempi di pagamento e pensione certamente inadeguata;

b. la scarsa valorizzazione del lavoro conoscitivo in Italia. Una struttura economica dominata da imprese prevalentemente di piccole dimensioni e specializzate in attività prevalentemente tradizionali non favorisce lo sviluppo di una domanda di servizi avanzati. Alla crescente competizione internazionale le nostre imprese hanno reagito principalmente con una compressione dei costi del lavoro, tendenza che si è acuita con la recente crisi. Ancora più difficile è il rapporto con la committenza pubblica, dove alla pressione derivante dai vincoli di finanza pubblica si aggiunge la endemica  mancanza di trasparenza e di valutazione oggettiva: le modalità di recruiting sono totalmente discrezionali e rendono sempre ricattabile la posizione del consulente

Le soluzioni? Acquistare potere negoziale. La costruzione di una rappresentanza e la coalizione tra di noi sono passaggi necessari per partecipare ai tavoli di confronto con le istituzioni e per contrastare la corsa al ribasso dei compensi che sta distruggendo le nostre professionalità.

LSDP)  Cosa rappresenta il web per il mondo delle nuove professioni che volete rappresentare?

AS) Molte delle nostre professioni sono nate col web o si sono trasformate con esso. Tutti noi usiamo il web per lavorare a distanza, per relazionarci coi committenti e con le nostre reti professionali, per informarci e aggiornarci. Il web è stato ed è fondamentale anche per ACTA, perché ha permesso di superare le barriere, di far sentire la nostra voce anche quando i media tradizionali non ci davano ascolto.

LSDP)  Qual è, se c’è, il rapporto di ACTA con le sigle sindacali tradizionali?

AS) Abbiamo da tanto tempo un dialogo con i sindacati, che abbiamo sensibilizzato sui nostri temi. Nell’ultimo anno i principali sindacati hanno deciso di creare specifiche sezioni rivolte al lavoro autonomo. Con un approccio diametralmente opposto al nostro, ovvero con decisioni prese a livello centrale, hanno sfruttato la loro articolata organizzazione (sedi capillari e capacità di offrire servizi, soprattutto fiscali) per cercare di raggiungere i professionisti autonomi.  In questo percorso hanno cercato il raccordo con il mondo associativo, ma nella convinzione di dover essere loro a guidarci, forti di una presenza consolidata sui tavoli istituzionali . Rivendichiamo la nostra autonomia, ma siamo disponibili a coalizioni per raggiungere i nostri obiettivi. Su due importanti questioni le nostre posizioni sono tuttavia in forte disaccordo con quanto chiedono i sindacati:

a. siamo contrari a ulteriori aumenti dei contributi previdenziali: non ci stanchiamo di ripeterlo nei nostri numerosi confronti con i rappresentanti politici e siamo disposti a tornare a manifestare per questo;

b. siamo anche contrari al riconoscimento alle associazioni professionali di ruoli di selezione e di garanzia della qualità e della professionalità, come invece sembrano chiedere i sindacati che su questo hanno firmato un protocollo d’intesa con il Colap.

LSDP)  Ci sono esperienze internazionali simili alla vostra?

AS) Ci sono all’estero molte organizzazioni che si rivolgono come noi ai professionisti autonomi, come ad esempio i Freelancers Union  negli Stati Uniti e la PCG (Professional Contractor Group ) nel Regno Unito. Anche queste organizzazioni sono nate con istanze nei confronti dello Stato (soprattutto fiscali). Un po’ ovunque esistono associazioni simili e in Europa è nato un forum europeo (Independents Forum of Europe – IFE) che le riunisce. ACTA fa parte del suo Steering Group.

(Intervista a cura di Moris Gasparri)

Tagged with: ACTA • Anna Soru • fisco • interviste LSDP • lavoro • partite IVA • web • welfare 
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